E' durata poche settimane la separazione tra Hugo Silva e Hiba Abrouk (se mai c'è stata). I due attori, separati per motivi professionali, lui a Barcellona per girare El cuerpo e lei a Madrid per la serie tv Con el culo al aire, si sono ritrovati al Festival del Cinema di Málaga, dove è stato di nuovo amore. Li hanno fotografati sulle spiagge gaditane, dove quasi un anno fa è stata scoperta la loro relazione, nata in Colombia, durante le riprese della miniserie di Antena 3 El corazón del océano (non ancora andata in onda). E adesso diezminutos.es li mostra abbracciati e sorridenti a passeggio per Madrid; in alcune fotografie pubblicate dal sito della rivista c'è con loro anche Asier Etxeandia, uno dei migliori attori spagnoli intorno ai 40 e uno dei migliori amici di Hugo Silva. Da diezminutos.es
Che l'Islanda sia uno dei modelli di riferimento del 15-M è chiaro sin dai primi giorni della nascita del movimento. A Palma di Maiorca, durante l'acampada, hanno addirittura cambiato il nome di plaza de España in plaza de Islandia. Per uscire dalla crisi economica scatenata dalla bancarotta del suo sistema finanziario, il Paese scandinavo ha trovato una soluzione che nessun altro Paese ha avuto il coraggio di adottare: ha rifiutato di socializzare le perdite delle banche e ha mandato a processo i banchieri, che hanno compiuto gli eccessi, e i politici, che li hanno permessi. Inaudito nelle altre parti d'Europa, ostaggio dell'austerità e delle ossessioni di Angela Merkel e dei banchieri tedeschi. Il 15-M si è affermato con uno degli slogan più potenti che si siano sentiti negli ultimi anni, ripetuto poi nelle piazze di Atene, di Londra e di New York: Non siamo mercanzia nelle mani di politici e banchieri (sì, lo hanno detto gli indignados, no Occupy Wall Street e affini). E' ovvio che, con questo concetto di base, abbia guardato sempre con molta attenzione all'esperienza islandese. E adesso intende compiere un passo ulteriore: mandare a processo Rodrigo Rato, ex Ministro dell'Economia di José Maria Aznar, ex direttore del Fondo Monetario Internazionale ed ex presidente di Bankia, la quarta banca spagnola, nata dalla fusione di sette banche e Casse di Risparmio con grave esposizione all'eredità della speculazione immobiliare e recentemente nazionalizzata, con iniezioni di 11 miliardi di euro pubblici (per iniziare, ma si calcola che il buco di Bankia richiederà vari miliardi in più). La Spagna è uno dei Paesi più esposti alla speculazione sul suo debito proprio a causa della fragilità del suo sistema bancario, troppo esposto ai debiti lasciati dallo scoppio della bolla immobiliare e troppo poco credibile anche a causa della mancata trasparenza circa le cifre necessarie al suo risanamento. In Spagna, probabilmente più che in altri Paesi europei, si possono vedere le storture di un sistema bancario rapace e le connivenze con una classe politica supina, sia socialista o conservatrice. L'ultimo esempio è di oggi e riguarda l'archiviazione della denuncia per frode fiscale contro il banchiere Emilio Botin, patron del Banco Santander (sì, la banca che sponsorizza la Ferrari in Formula 1); lui, "suo fratello Jaime e tutti i suoi figli si sono salvati dal carcere e da forti multe grazie alla benevolenza dell'Agencia Tributaria, che a giugno 2010 ha concesso loro tempo prezioso per regolarizzare la loro situazione, con il pagamento di 200 milioni di euro, senza essere multati, invece di mandare loro un'ispezione" scrive oggi elconfidencial.com. Botin e famiglia erano nella lista di ricchissimi e non necessariamente famosi che erano stati scoperti con conti occulti in Svizzera, su cui deviavano forti somme di denaro, in modo da non pagare le tasse in Spagna. E oltre a questo "favore" ai Botin, ci sono l'indulto concesso da José Luis Rodriguez Zapatero a Alfredo Sáenz, braccio destro di Botin al Banco Santander e condannato a tre mesi di carcere e all'inabilitazione, pochi giorni prima di lasciare la Moncloa, o il recente condono fiscale del Governo del PP, che permette di portare alla luce il denaro occulto, proveniente persino da affari illeciti, pagando semplicemente il 10% di multa e con la sicurezza che non ci saranno altre sanzioni. Insomma, la Spagna della crisi economica e finanziaria è ben lontana dall'Islanda. Per questo il 15-M ha preso in mano la situazione e ha lanciato la campagna 15MpaRato, un'espressione che ha un doppio significato, 15 M para rato significa ci sarà 15M ancora per un bel po' di tempo, e, allo stesso tempo, 15 M para Rato, vuol dire, il 15-M contro Rato. La campagna invita gli spagnoli a inviare qualunque dato che serva a iniziare un'azione legale contro l'ex politico e banchiere e a mandarlo a processo. Niente di personale contro Rodrigo Rato, in un certo senso, è solo "il paradigma del politico che salta da un posto milionario all'altro, senza che si faccia un bilancio della sua attività" spiegano ai media dalla pagina web che organizza la campagna. E il curriculum di Rato non è di quelli invidiabili: è stato il Ministro dell'Economia che ha dato il via alla bolla immobiliare spagnola, approvando una legge del suolo che ha facilitato la costruzione (l'errore dei socialisti è stato non fermarla in tempo, non dimentichiamo che nella feroce speculazione edilizia, che ha messo in ginocchio l'economia spagnola tutti hanno responsabilità, compresi quelli che hanno acceso i mutui senza poterli pagare e le banche che glieli hanno concessi, sapendo dell'impossibilità dei pagamenti); è stato il direttore del FMI che pochi mesi prima dello scoppio della crisi, nel 2008, si faceva i complimenti perché tutto andava bene; è stato il presidente di Bankia, che, come prima cosa, ha assicurato stipendi milionari ai suoi tre massimi dirigenti, nonostante la grande esposizione di partenza al settore immobiliare. Insomma, se il suo curriculum fosse studiato con un minimo di obiettività, sarebbe piuttosto fallimentare. "Se riusciamo a farlo processare otterremo almeno che la sua valutazione di politico scenda e non possa più aspirare a posti di potere, dopo tutto quello che ha fatto" spiegano ancora da 15MpaRato. Come funziona la campagna? Ci sono quattro fasi principali: attraverso il blog 15MpaRato raccoglierà tutta l'informazione inviata dai cittadini, quindi un gruppo di avvocati e giornalisti la controllerà, contrastando le fonti e la loro credibilità, poi verrà data diffusione pubblica alle informazioni debitamente contrastate dall'account @15MpaRato su Twitter e infine si consegneranno alla giustizia. Per Rato, dunque, nessuna campagna di linciamento: "L'informazione pubblicata e inviata sarà scrupolosamente controllata e rispetteremo tutto quanto prevede la legge per il diritto all'intimità di Rato e delle persone a lui vicine. Inoltre il portale Minileaks, che raccoglierà l'informazione, permetterà in qualunque momento a Rato di dare la sua versione dei fatti, anch'essa dovutamente controllata e quindi pubblicata. Nnon pubblicheremo tutto quello che ci arriverà. Però sì, faremo domande e utilizzeremo tutto quello che è legittimo utilizzare per poterlo denunciare". L'Islanda è finalmente vicina a chi l'ha avuta per modello e continua a ispirarsi alle sue soluzioni, per dimostrare che c'è un altro modo di uscire dalla crisi, al di là dei tagli dissennati alla spesa pubblica? Che sia più vicina, no, però che stia servendo da modello a una Spagna indignata e stanca di vedere che i banchieri e i politici non paghino il prezzo delle decisioni prese e degli abusi, non ci sono dubbi. "La gente vive nella paura per questa crisi e i responsabili no. La paura deve cambiare bando" dicono ancora da 15MpaRato.
Il disastro e l'ipocrisia dei liberisti al Governo. In Spagna mandano il matrimonio omosessuale al Tribunal Constitucional, poi, resisi conto dell'impopolarità di un'eventuale bocciatura, dicono di non essere contro l'unione di due persone dello stesso sesso, "purché non si chiami matrimonio". In Germania pare stiano iniziando a usare il cervello e a rendersi conto che la leadership economica e politica di un continente implica anche rischi e responsabilità e dunque bisogna iniziare a parlare di eurobond (l'avessimo fatto con i tempi di un buonsenso diverso da quello di Angela Merkel forse non avremmo fatto vivere ai Greci l'inferno che stanno vivendo e non avremmo impoverito milioni di europei, ma in fondo se ci sono poveri non è colpa del sistema imperfetto, ma è proprio colpa loro, che non vogliono arricchirsi e peggio per loro, questa è la spietata e vergognosa logica dei liberisti). Però pare che per far digerire a Merkel gli eurobonds bisognerà fare come pretende di fare Rajoy in Spagna con i matrimoni omosessuali: chiamarli in un altro modo. Insomma, con la destra pare che il problema di fondo sia sempre l'ipocrisia: certe cose vanno bene, purché con un altro nome. I nomi prima dei contenuti. Leggete cosa scrive Zona Critica, il blog collettivo di eldiario.es, che in meno di un mese di vita è già diventato punto di riferimento della blogosfera progressista in lingua spagnola. PS Più passa il tempo, più sento che l'Italia è molto più fortunata della Spagna, all'avere con sé la competenza e la visione di futuro di Mario Monti (si condivida o meno e io, da sinistra, condivido molte cose) e non la protervia e l'arroganza di Mariano Rajoy e dei suoi uomini.
Rajoy è tornato da Chicago convinto che non ci sarà salvezza per la Spagna fuori dalla Merkel. A differenza di altri leaders europei, il presidente del Governo non si è allontanato di un centimetro dalla linea marcata da Berlino e dalla BCE, con la speranza che in ultima istanza sia la Banca Centrale quella che arriverà in aiuto della Spagna, con l'acquisto di debito sovrano. Il fatto che non sia successo nelle ultime due settimane non sembra motivo di preoccupazione In pubblico,m chiaramente. Altri Paesi hanno più volontà o margine di manovra per provare nuove idee, che sono proprio quelle di cui Merkel non vuole sentir parlare. L'effetto Hollande non finisce nel presidente francese. Vari leaders hanno messo sul tavolo posizioni simili, che non passano dall'acquisto di bonds da parte della BCE, ma per cambi strutturali nel finanziamento dell'eurozona. In Germania il fronte comune Governo-Opposizione-Stampa mostra crepe. I socialdemocratici pongono condizioni alla firma del Patto Fiscale (i loro voti sono necessari per raggiungere la maggioranza necessaria di due terzi) e alcuni quotidiani si smarcano dalla Merkel, come questo editoriale del Financial Times Deutschland. Forse bisognerà chiamarli in altro modo. Forse se gli eurobonds non si chiamassero eurobonds, ma, diciamo "patto di consolidamento della UE" o "progetto di circolazione monetaria di unità europea", allora la cancelliera Angela Merkel potrebbe abbandonare la sua opposizione. Dopo tutto rimangono appena ragioni obiettive per la sua opposizione, basata principalmente sui dubbi sui suoi elettori. Al vertice del G8 non è stato solo il socialista francese François Hollande, chi ha parlato a favore degli eurobonds, ma anche il tecnocrate premier italiano Mario Monti e il primo ministro britannico David Cameron, un conservatore che sostiene l'austerità. Con indipendenza dalle legittime preoccupazioni, sono arrivati alla conclusione che un'unione monetaria è fattibile a lungo termine solo sei gli Stati membri si appoggiano tra di loro. Secondo il quotidiano, confidare nel fatto che la Grecia rimanga nell'Eurozona o che se ci sarà la sua uscita, questo non toccherà gli altri Paesi, è una speranza vana. E' arrivato il momento di fare qualcosa, e non di aspettare che passi la tormenta. Per esempio, "inviare un forte messaggio agli investitori, che non devono temere circa la sopravvivenza dell'unione monetaria". L'appello all'azione che fa il FT non consiste nei lunghi discorsi e comunicati di costume, né nel continuare ad attendere che l'austerità faccia guarire, o ammazzi il paziente. Questo sì, però, che non li chiamino eurobonds.
Tra la fine di aprile e l'inizio di maggio Luis Miguel ha fatto un minitour spagnolo di nove date. Era da cinque anni che mancava dalla Spagna e, sebbene non abbia avuto l'attenzione dei media, il cantante messicano ha potuto contare sull'affetto dei suoi incondicionales, che in Spagna sono tantissimi (non dimenticherò mai quel pomeriggio al Corte Inglés, con México en la piel, il disco dedicato alla musica mariachi del suo Messico, appena uscito, messo come sottofondo, le commesse che sapevano le canzoni a memoria e le canticchiavano e poi, appena finito, una fa "Lo rimettiamo?", un collega prova a protestare: "Ma ancora?!" e lei perentoria: "Sì, perché?! Qualche problema?!" Con Luis Miguel non si scherza, chicos!). Le date spagnole sono le uniche che il messicano regala al pubblico non americano, per cui si capisce che siano attese come pioggia di aprile (siamo luismigueliani fino in fondo!) dai suoi fans europei, che non sono solo i latinoamericani emigrati, ma anche i nativi, che lo hanno scoperto e apprezzato e che potrebbero essere molti di più se lui si decidesse a tentare la strada del successo internazionale. Dall'Italia hanno raggiunto Madrid anche una ventina di fans raggruppati intorno al sito www.perluismiguel.com, attivo da una decina d'anni e punto di riferimento nel web per chi vuole notizie aggiornate e in italiano sul bel messicano (ha anche una pagina su Facebook, la trovate cliccando qui). Sono molto affezionata al sito e alle persone che vi gravitano intorno, per cui, quando mi hanno raccontato che grazie alla presenza al concerto di Madrid, perluismiguel.com è diventato Fans Club Ufficiale per l'Italia di Luis Miguel, non ho potuto resistere. Antonella Raccuglia, da anni punto di riferimento di perluismiguel.com e adesso presidente del Fans Club, racconta come è andata a Madrid, al concerto e con le novità per i fans italiani. "Il concerto è stato perfetto, la scenografia era molto semplice, ma la presenza scenica e la sua voce hanno fatto la differenza. Questa volta poi c'erano solo posti a sedere numerati per cui ci siamo gustati il concerto comodamente seduti, si fa per dire, visto che siamo stati tutto il tempo in piedi a cantare e ballare. Alcuni di noi hanno avuto la possibilità di stare tutto il week-end, assistere al concerto del 12 maggio, fare un giro in città e gustare paella e sangria. Tengo a precisare che ci sono stati fans italiani anche ai concerti di Barcellona e Málaga. - Ci sono stati momenti che vi hanno particolarmente emozionato, a Madrid? Ce ne sono stati diversi: l'entrata in scena di Luis Miguel, che per chi come noi, aspetta 5 anni per vederlo, è sempre una grande emozione. L'incontro avvenuto nel pomeriggio con i fans italiani (alcuni si conoscevano solo virtualmente) insieme a quelli spagnoli e tedeschi in un bar vicino al Palacio de los Deportes. Ma soprattutto quando durante il concerto ci siamo accorte che Luis Miguel aveva letto il nostro striscione e poi quando ci ha indicate. - Quasi tutte seguite Luis Miguel dai tempi di Noi ragazzi di oggi. Perché continua a piacere alle sue fans italiane di allora, non avendo più alcun contatto con il pubblico italiano ed essendo complicato seguirlo? Qual è il suo segreto, se esiste, secondo te? Per chi è fans come me da quasi 30 anni è molto difficile da spiegare, forse perché le passioni sono inspiegabili. Dopo il 1985 per alcuni anni l'ho perso di vista e solo nel 1994, a Londra, trovai per caso un suo album, El concierto, e da lì è ripartito tutto. Pensavo di essere rimasta la sola fino a quando non ho trovato su internet il sito e la mailing-list di perluismiguel, e mi sono accorta che c'erano altre persone che come me non l'avevano dimenticato. Qual è il suo segreto? E' molto bello ed ha una voce unica. - In Italia, dopo la dissoluzione del Fans Club, perluismiguel.com è diventato un vero e proprio punto di riferimento e torna da Madrid con una bella sorpresa, no? Direi proprio di si. Qualche giorno dopo il mio ritorno da Madrid ho ricevuto una mail della responsabile dei fans club ufficiali, Michell, che mi scriveva che il manager di Luis Miguel ci aveva viste ad un concerto in Spagna, ci aveva fotografate e le aveva girato la foto, chiedendole di contattarci per ringraziarci della nostra partecipazione e per chiederci di diventare Fans Club Ufficiale. Ti puoi immaginare l'emozione! - Cosa significa diventare Fans Club Ufficiale per voi? Per noi significa tutto e niente. Nel senso che è un riconoscimento che ci onora e che ci permetterà di avere un filo diretto con lo staff di Luis Miguel. Niente perché anche senza l'ufficialità in questi quasi dieci anni abbiamo messo sempre una grande passione e impegno; oltre al duro lavoro, iniziato dalla creatrice del sito e proseguito da me, di tradurre tutto il materiale in italiano. Il nostro slogan è "qui Luis Miguel parla italiano", perché il nostro obiettivo principale è rivolgerci agli estimatori italiani di Luis Miguel, nella nostra lingua. Senza questa caratteristica saremmo uno dei tanti siti e/o gruppi in giro per il web. - Cosa bisogna fare per iscriversi? Requisito imprescindibile è essere italiani e/o residenti in Italia. A parte questo si può mandare una mail a perluismiguel@perluismiguel.com e sarete aggiunti alla nostra newsletter. Ci tengo a dire per almeno per il momento l'iscrizione non ha un costo. - Quali progetti ci sono, se ci sono già, per promuovere Luis Miguel in Italia? Progetti a breve scadenza: restyling del sito, una newsletter riservata i soci, un logo e un merchandising perluismiguel (riservato ai soli soci) da utilizzare ai concerti e/o incontri del Fans Club, incontri annuali. La prima cosa che ho detto al mio gruppo quando siamo diventati Fans Club ufficiale è stato non vi prometto di riportarvi Luis Miguel in Italia, ma se lui dovesse decidere di aprire un minimo spiraglio a questa possibilità, potrà contare su tutto l'appoggio del suo Fans Club italiano. Non credo che sia una cosa che possa accadere a breve, perché necessiterebbe un progetto molto complesso e un rimettersi in gioco da capo. Questa consapevolezza però non mi fa sentire tradita in quanto fan italiana. Capisco che a questo punto della sua carriera riiniziare tutto non è facile, neanche per un paese che comunque, per ovvie ragioni gli è rimasto nel cuore. - Ma pensi che la musica di Luis potrebbe funzionare oggi, in Italia? Negli anni 80 Julio Iglesias fece innamorare tutta Italia con un genere molto simile.Tu mi dirai erano gli anni 80 i gusti musicali degli italiani sono un po' cambiati!!! Io credo che le possibilità ci siano, certo non tutto il repertorio di Luis Miguel si presterebbe a questo progetto, però credo di si, un progetto ben studiato potrebbe incontrare il gusto degli italiani,anche perché in fondo continuiamo a essere un popolo di romanticoni. - Da presidente del Fans Club, un paio di canzoni e di album che chi è a digiuno di Luis Miguel e lo lega ancora al ragazzino di Sanremo deve ascoltare per avere un'idea di lui. Io amo molto il Luis Miguel degli album Nada es igual e Amarte es un placer, ma mi piacciono anche i bolero, che secondo me interpreta come nessuno al mondo, e l'album di musica rancheraMéxico en la piel, a tal proposito invito a vedere un'esibizione di Luis Miguel con i mariachi (su youtube c'è l'imbarazzo della scelta e mi unisco all'invito NdRSO), ne rimarrete entusiasti. Per quanto riguarda i singoli e difficile dirne solo un paio. Diciamo che consiglierei di ascoltare Devuélveme el amor che è una delle mie preferite, Hasta que me olvides e No sé tú, ma ripeto ce ne sono tante altre bellissime,soprattutto quelle scritte da Juan Carlos Calderón. Le foto delle fans italiane al concerto di Madrid sono state inviate da Antonella (muchas gracias!); dopo le foto, il video ufficiale di No sétú, dal canale ufficiale di Luis Miguel, su youtube
Il momento migliore che ha vissuto a Roma è stata ovviamente la vittoria alla finale del Torneo, che gli ha permesso di riprendersi anche il numero 2 nelle classifiche mondiali di tennis, ma Rafael Nadal si rivela anche esperta guida di Roma e in un blog spagnolo specializzato in viaggi dà alcune dritte a chi vuole passare qualche giorno nella Città Eterna. Per dormire consiglia il suo albergo prediletto, il Parco dei Principi, in via Gerolamo Frescobaldi 5, "c'è una palestra nuova spettacolare, che mi serve per lavorare tutti i giorni. Ci hanno dato una stanza incredibile per quanto era spettacolare!" commenta. Però, tranquilli, se volete qualcosa con encanto e vicino alla zona turistica, il nostro Rafa ha la soluzione: il B&B Trevi, che "ha solo pochissime stanze ed è nel centro di Roma, accanto alal Fontana di Roma e pertanto a pochi minuti dal centro storico romano" (a ver, Rafa, Fontana di Trevi è il centro storico romano!). Allenamenti, partite e impegni gli impediscono ovviamente di godersi Roma quanto vorrebbe, ma ci sono due posti imprescindibili per lui. Il Colosseo, "il posto in cui devo tornare tutti gli anni!", perché, tra le altre ragioni, Il gladiatore "è uno dei miei film preferiti", e San Pietro, che quest'anno, a causa di allenamenti e attività varie, ha potuto vedere solo nelle prime ore del mattino, godendosi una piazza "praticamente vuota. Credo non ci sia un miglior modo di godere di questo posto che, per me, è uno degli indispensabili. Qualcosa di spettacolari con dimensioni armoniche impressionanti". Per mangiare Nadal consiglia il Ristorante Le Tamerici, "piccolo e meraviglioso", in cui può godersi sempre il suo "piatto preferito al mondo": il pesce. "La qualità è altissima e il servizio è molto buono. Non ho mai pensato che in un posto così vicino alla folla turistica di Roma, in particolare a Fontana di Trevi, fosse frequentato solo da italiani, il che indica che si mangia molto bene". E devono anche averlo trattato molto bene perché Rafa insiste: "Anche a me, che non bevo molto vino, danno sempre da provare qualcosa di speciale. Una cosa che non potete perdervi, se andate, è al degustazione di olio d'oliva. Spettacolare!" Un altro ristorante romano che Nadal consiglia è la Taverna Trilussa di via Politeama, "un posto tipicamente romano. La cucina è incredibile, ma la pasta credo sia insuperabile"; Rafa non è l'unico tennista che apprezza il posto perché "il ristorante durante il torneo sembra la sala dei giocatori. In nessun altro posto si vedono mangiare nella stessa notte i migliori giocatori del mondo, i loro teams e le loro famiglie". Tra gli altri posti romani raccomandabili, il sarto Ilario, in via Fabio Massimo 69, la gelateria Giolitti, la piazza di Spagna, la pizzeria San Callisto, a Trastevere, e una visita notturna alla Fontana di Trevi. Stavolta Rafa non ha potuto passarci, ma sono gli imprescindibili per chiunque voglia conoscere Roma. Saranno d'accordo i romani? Dal blog anche due foto romane di Nadal, davanti al Colosseo e in piazza San Pietro
Oltre a quello di Charlotte Casiraghi, uno dei più mediatici passaggi sul tappeto rosso del Festival di Cannes è stato quello di Paz Vega. Con uno spettacolare vestito in bianco e nero di Stéphane Rolland Couture, dotato di scollatura inaspettata e sensuale e un tocco flamenco, grazie alla gonna con coda di piume, l'attrice sivigliana si è presentata alla prima di Madagascar 3 e non è passata inosservata. Non passa inosservata in questi giorni perché in Spagna sta per andare in onda Las dos Marias, la miniserie già vista a Pasqua in Italia, in cui interpreta la Maddalena, e perché debutta come produttrice, per "una commedia romantica, sofisticata, con happy end, bella e curata". "Produrre è una cosa che mi è sempre interessato" spiega al settimanale Hoy Mujer, per cui ha realizzato anche una bella sessione di foto "a volte le storie non ti arrivano ed è nelle tue mani creare quello che vuoi raccontare. Per me è molto emozionante formare una squadra e metterla in azione. E' difficile, devi stare attenta al denaro e in questo momento ancora di più. Spero che possiamo realizzarlo". Le incertezze della professione le vive senza angoscia perché, dice, "non rimango a casa ad aspettare che suoni il telefono, sono sempre attiva; adesso un po' meno perché ho tre bambini piccoli, che richiedono molta energia e voglio stare con loro". Con i suoi tre bambini, Orson jr di 5 anni, Ava di 3 e Lennon di 1, e il marito Orson Salazar, vive a Los Angeles, anche se considera gli anni americani solo temporanei, perché "non mi vedo lì da vecchia". Quando paragona la sua infanzia sivigliana a quella losangelina dei suoi figli, dice: "Io non ho viaggiato in aereo fino ai 18-20 anni; ai miei figli sto dando la possibilità di vivere in un'altra cultura, di averne due in casa, la spagnola e la venezuelana di mio marito, di imparare lingue… sono già bilingue. Sto dando loro conoscenze che non ho avuto. Ma essenzialmente mi piace che sappiano valutare, comprendere e assimilare modi diversi di vedere la vita. Che crescano nella pluralità, credo che in questo senso la mia famiglia sia un esempio". Vive a Los Angeles da vari anni, ma non ha ancora avuto dal cinema americano le opportunità che hanno avuto altre attrici ispaniche, a cominciare dalla più famosa di tutte, Penélope Cruz, ma Paz non vive male gli inevitabili paragoni: "Il fatto che siamo nello stesso posto non significa che siamo uguali. Io mi considero un'attrice internazionale che lavora negli USA, in Italia, Francia… Hollywood è uno dei posti in cui mi offro come attrice e la mia carriera è diversa da quella che può avere Penélope, per esempio". A lei piacerebbe lavorare di più in Spagna e nella sua lista di registi ci sono "Rodrigo Cortés o Jaume Collel Serra, che rappresentano un tipo di cinema che mi interessa tantissimo. Mi piacerebbe moltissimo anche lavorare con Amenábar, che è un genio…" Le chiedono dei suoi 36 anni e dell'eventuale paura di invecchiare, ma l'attrice taglia corto. Prima manifesta la sua ammirazione per "le carriere di attori già anziani, che hanno alle spalle 250 film; mi affascina perché non c'è data di pensionamento, tu metti l'età e puoi morire a metà di una scena". Chiaro che con questa premessa invecchiare non la spaventa, né nella vita personale che professionale. "Non mi vedo diversa dai miei inizi, forse sono un po' più tranquilla, più sicura, do maggiore valore alla qualità che alla quantità in tutto, godo delle piccole cose, delle delicatessen della via, prima non lo facevo per voler prendere il più possibile. Non tornerei ai 25, non mi cambio. Magari quando avrò 40 anni ti dirò che mi piacerebbe tornare indietro di 10 anni, ma adesso ho 6 anni e sono felice, sto bene con me stessa, mi capisco meglio che mai, realizzata come madre e con tanto da vivere. Magari fossi stata così a 18 anni! Ma a quell'età pensi ad altre cose, tutto ti infastidisce, non stai bene nella tua pelle. E, all'improvviso, compi 30 o 32 e la tua pelle ti sta come un guanto". E come attrice sembra accettare il passaggio del tempo e voler rifiutare la chirurgia come soluzione per l'eterna gioventù: "Penso che succeda in tutte le professioni, non solo nel cinema; se la donna è insicura, non accetta i suoi anni, lavori dove lavori, si opererà, perché pensa che se sembra avere 20 anni in meno, otterrà il posto che vuole. A me fa un po' tristezza vedere queste donne, e questi uomini, perché ci sono anche loro, così ritoccati. Quando ti ritocchi il viso, stai ritoccando il tuo strumento di lavoro. In questa professione dipendi chiaramente dall'aspetto fisico, ma non necessariamente, perché puoi avere 80 anni, avere un viso pieno di rughe e continuare ad emozionare la gente. Per questo credo che bisogna saper fare è maturare e scegliere personaggi e copioni coerenti con la tua età. Io non sono una modella, sono un'attrice. Per esempio, l'altro giorno ho visto Amparo Baró, una donna che ammiro moltissimo, e mi sono emozionata tanto al vederla in un lavoro meraviglioso, mentre raccontava qualcosa di forte e difficile, salendo e scendendo con forza una scala… Per me lei ha smesso di compiere anni, non le vedo rughe o vecchiaia. Al contrario, penso che quando avrò rughe mi si aprirà una porta e avrò un ventaglio di personaggi a cui adesso non posso accedere. Ci sono personaggi anziani meravigliosi, bisogna solo saperlo accettare e goderseli".
Sarà che quando vogliono obbligarmi ad avere paura, tendo sempre a insospettirmi, soprattutto in questi anni di crisi che si vogliono risolvere smantellando i diritti individuali e lo Stato del benessere, ma, leggendo Miguel Mora da Parigi, che racconta a El Pais la visita di Alexis Tsipras, il leader di Syriza in tour in Europa, prima delle elezioni greche del 17 giugno, non mi sembra che sia questo politico pericoloso e rischioso. Sarà che la Grecia le ha già provate tutte, senza successo che, come rimproverarla se si è stufata e vuole altre condizioni? Sarà che sono d'accordo con Timothy Garton Ash, che qualche giorno fa diceva che non se la sente di dare consigli ai greci, viste le pressioni e le minacce dell'Unione Europea; sarà che stare in Spagna in questi anni indignados e vedere nelle manifestazioni le bandiere greche che ondeggiano numerose quanto quelle spagnole e repubblicane, dà un'altra prospettiva alle cose e fa pensare che l'Europa dei popoli e della solidarietà esista già, soprattutto tra chi soffre (notato che la fratellanza è sempre tra chi soffre e mai tra i ricchi e potenti, i quali intendono la vicinanza come compassione ed elemosina?) e nonostante le classe dirigenti mediocri e diffidenti. Però. Da elpais.com
Il terrore di Berlino e Bruxelles, Alexis Tsipras, è atterrato a Parigi. Il leader del partito greco di sinistra Syriza, favorito secondo gli ultimi sondaggi a diventare il prossimo primo ministro, ha iniziato un minitour europeo in una sala dell'Assemblea Nazionale. Accompagnato da Jean-Luc Mélenchon, il candidato presidenziale del Fronte della Sinistra francese, Tsipras ha spiegato con la sua retorica combattiva la sua visione della crisi e ha affermato che è necessario "rifondare l'Europa" e "sconfiggere i poteri finanziari, il grande nemico dei popoli, che non governano ma decidono tutto". Tra arringhe contro la cancelliera Merkel e la sua politica di austerità ("sta portando l'Europa a una specie di suicidio collettivo" ha detto), Tsipras ha annunciato di essere pronto a governare la Grecia "in alleanza con le forze di sinistra" che condividono il suo programma e ha annunciato che chiederà la deroga del piano di aiuti: "Il memorandum non si negozia; l'inferno non è negoziabile" ha detto. Il giovane leader populista, 37enne, ha chiaro che la Grecia deve continuare a stare nell'euro, ma la sua retorica feroce rende difficile immaginare come ci riuscirà, se vince. Secondo quanto ha detto, quelli che pensano che l'Europa possa seguire senza Atene e "sbarazzarsi del problema" sono semplicemente "idioti". "Se continuiamo come adesso, tra sei mesi sarà necessario approvare un terzo piano di aiuti e una seconda ristrutturazione del debito. I Governi europei devono smetterla di chiedere ai contribuenti di continuare a mettere il proprio denaro in un pozzo senza fondo. Se non cresciamo, non potremo mai pagare il denaro che ci danno" ha detto, ricordando che il salvataggio di 130 miliardi è stato approvato a marzo. Secondo Tsipras, quello che si gioca in Grecia nella ripetizione delle elezioni del 17 giugno, non è uscire o meno dalla moneta unica, "ma continuare o meno con le disastrose misure di austerità". La sua proposta non consiste nel negoziare un nuovo piano di aiuti con la Troika (UE, BCE, FMI), ma meglio annullarlo, fare tabula rasa, si suppone perdonandogli prima i debiti: "E' la politica del memorandum che ci ha portati al disastro. Oltre che barbara e inumana, è inefficace perché sta impedendo che lo Stato paghi funzionari e pensionati. Se questo esperimento ultraliberista di choc continua in Grecia, sarà esportato nel resto dei Paesi europei". Tsipras nega che il suo atteggiamento sia un ricatto alla UE. "non siamo qui per ricattare nessuno, ma per mobilitare i popoli europei. Merkel deve capire che è in un club di uguali, e deve smetterla di trattare gli altri Paesi europei come un protettorato. Se l'Unione Europea non è sociale e democraticamente giusta, non esisterà". "E' assurdo continuare a distruggere la Grecia e voler mantenere l'Eurozona" ha avvertito "Quello che è necessario è assicurare la coesione sociale e la democrazia in Europa. Ma i dirigenti europei non possono avanzare nella democrazia senza rispettare il popolo. Con il suo voto e il suo atteggiamento, il popolo greco ristabilirà il senso della democrazia". Con gli ultimi sondaggi che gli danno fino al 28% dei voti, Tsipras nega anche ogni paragone tra un possibile default greco e la bancarotta dell'Argentina: "E' necessario immaginare l'Eurozona come una catena di 17 anelli, in cui se si rompe uno si distrugge la catena. Quelli che fanno paragoni non considerano che l'Argentina aveva la sua moneta e che la Grecia ha la st4essa moneta della Francia". Il leader di Syriza si è mostrato aperto ad allearsi con François Hollande, il nuovo presidente francese, che si è rifiutato di riceverlo il giorno in cui ha vinto le elezioni e che oggi era a Chicago, al vertice della NATO. Ma Tsipras aspira anche a porre le sue condizioni. "Se il popolo francese ha mandato Sarkozy in vacanza in Marocco non è per continuare la stessa politica" ha detto "Grazie all'esistenza di questo nuovo grande Fronte Europeo della Sinistra, Hollande non potrà rinnegare le sue promesse. Al contrario di quello che ha fatto Papandreu, dovrà tenere in conto la sinistra e se non lo farà sarà Hollandreu". Le ultime parole di Tsipras sono state sugli emigrati senza documenti: "Finché i Governi europei continueranno a inviare forze armate in Paesi in guerra, l'Europa avrà rifugiati" ha detto. Alla fine Mélenchon e lui hanno guidato una concentrazione davanti all'Assemblea Nazionale, chiedendo la sospensione del debito greco Domani si riunirà a Berlino con il leader di Linke, Gregor Gysi.
Una decina di giorni fa il Senato argentino ha approvato un'altra legge che ha messo il Paese sudamericano all'avanguardia nel riconoscimento dei diritti individuali. La Legge della Morte Dignitosa riconosce ai pazienti e ai loro familiari un maggiore potere sulle scelte di fine vita e garantisce a medici e infermieri tutte le tutele legali necessarie. Non riconosce l'eutanasia, però sì il diritto dei pazienti che "soffrono malattie irreversibili e incurabili" a esprimere la loro "volontà sul rifiuto di procedimenti chirurgici, di rianimazione artificiale o sul rifiuto di misure di supporto vitale". Riconosce, insomma, il diritto di pazienti e familiari di dire no all'accanimento terapeutico quando le conseguenze della malattia sono ormai irreversibili e anche, in ultima istanza, il diritto dei malati terminali di cambiare idea, di voler cioè ricorrere di nuovo alle cure rifiutate o di rinunciare alle cure che si erano scelte. La fine della vita, in Argentina, rimane dunque nelle mani del malato, che decide, o lascia detto, se vuole insistere con le cure o se preferisce rinunciare. E' una legge importante perché offre ai familiari diretti la possibilità di scegliere, in base alle indicazioni lasciate dal proprio caro, nel caso in cui il malato non sia più in grado di far valere la propria volontà. E, allo stesso tempo, garantisce che "nessun professionista che ha operato secondo le disposizioni di legge è soggetto a responsabilità civile, penale o amministrativa". In questo modo cade l'ultimo bastione che impediva a molti medici di rispettare la volontà di pazienti e familiari, temendo le responsabilità legali in cui sarebbero potuti incorrere. Durante la discussione in Senato si è ripetuto varie volte che la legge "non contempla l'eutanasia né il suicidio assistito", ma che offre semplicemente gli strumenti "per una morte dignitosa, intesa come la difesa della dignità nel processo di morte". Si vuole insomma offrire uno strumento "per evitare l'accanimento terapeutico, che provoca solo dolore e sofferenza nei pazienti e nei loro familiari". Così l'Argentina, che si è già dotata di una legge che riconosce il diritto al matrimonio e all'adozione per le coppie dello stesso sesso e che è uno dei pochi Paesi sudamericani a riconoscere il diritto all'aborto in caso di violenza carnale, si propone nuovamente come un modello da seguire per la difesa dei diritti individuali. Questa legge, approvata dai 55 senatori presenti all'unanimità (erano comunque assenti 17 senatori), è arrivata su istanza della società argentina. I quotidiani argentini si sono affrettati a cercare una dichiarazione di Selva Herbón, la 37enne mamma della piccola Camila, una bimba di due anni in coma irreversibile e ancora attaccata alle macchine, nonostante vari comitati di bioetica abbiano dato parere positivo al distacco, perché i medici temono le conseguenze legali. E' lei, Selva Herbón, la testimonial più conosciuta di questa legge. Lo scorso agosto ha chiesto ai senatori di fare presto, di riunire le varie proposte di legge sull'argomento in un solo progetto e di riempire il vuoto legale che impediva di "porre fine al martirio" di sua figlia. Poche settimane dopo ha inviato una lettera alla presidente Cristina Fernandez, appellando anche alla sua condizione di madre, per chiedere una legge per tutte le persone in condizioni irreversibili, che vengono mantenute nel limbo e a cui impedito di morire con l'accanimento terapeutico. Camila in realtà, non è mai nata: ha 3 anni, ma un arresto cardio-respiratorio durante il parto ha causato danni irreversibili al suo cervello. "Non ha mai potuto parlare, camminare, piangere o ridere" hanno spiegato in questi mesi di lotta Carlos e Selva, i suoi genitori. E dopo l'approvazione della nuova legge, Selva Herbón ha dichiarato: "Quello che cerchiamo con questa legge è pace per Camila e per tutta la nostra famiglia, che vive uno stato di morte permanente. E' molto doloroso". E i quotidiani argentini in questi giorni hanno riportato tante storie simili a quelle di Camila e le perplessità sulla legge tra i professionisti cattolici: "Si tratta di non uccidere, di rispettare l'inviolabilità della vita umana, che proibisce ogni azione diretta a togliere deliberatamente la vita a un'altra persona, sia per azione che per omissione" ha spiegato il dottore cattolico Nicolás Lafferriere ai media. E' lecito, ha ammesso "rinunciare a certi trattamenti sproporzionati sulle prospettive di cura, nel caso in cui la morte sia imminente e irreversibile", ma è un obbligo, ha sostenuto "fornire sempre e non sospendere mai alimentazione e idratazione". E' una posizione rispettabile, come quella di chi preferisce rinunciare alle cure, davanti all'irreversibilità della malattia. Qualche giorno fa Clarin, il principale quotidiano di Buenos Aires, raccontava due casi di sofferenza a causa dell'inesistenza della legge. Quattordici anni fa il marito di Dinha Magnante è stato vittima di un incidente automobilistico ed è caduto in stato vegetativo irreversibile; da allora sono iniziate le lotte contro il vuoto legale, che impediva di staccare il marito dalle macchine che lo mantenevano in vita. "La cosa peggiore è stata l'accanimento giudiziario" racconta Dinha a Clarin. Era stato infatti nominato dallo Stato un rappresentante legale del marito che accettava cure che lei rifiutava. "Pablo lo hanno ucciso, ma non lo lasciavano morire" ha detto Noemí Geymonant al quotidiano, sintetizzando la situazione di suo figlio Pablo, in coma a causa di uno sparo alla testa. Il disaccordo tra i genitori, lei voleva staccarlo, il padre sperava in un miracolo, e il vuoto legale hanno mantenuto Pablo in vita e hanno impedito la donazione dei suoi organi, desiderio che il giovane aveva espresso, a causa del deterioramento del suo corpo. La nuova legge non risolverà i problemi etici che gli ultimi istanti di vita presentano a ognuno di noi, ma fornirà agli argentini uno strumento per essere più liberi di scegliere il loro finale, con tutte le assistenze e tutele del caso. Per il Paese sudamericano, un invidiabile passo avanti.
Senza dimenticare i guai della riva settentrionale del Mediterraneo (avete letto, su repubblica.it, Il destino è ad Atene, il bell'articolo di Timothy Garton Ash, sulle scelte della Grecia e sulla democrazia europea messa alla prova nella sua stessa culla?), un bel reportage di El Pais dalla riva meridionale del Mare Nostrum, che si prepara al suo primo voto sostanzialmente democratico, dalle campagne egiziane, che danno speranza a chi crede nella separazione tra politica e religione. Serbatoio di voti per i partiti islamici durante le elezioni parlamentari, adesso le campagne egiziane sembrano diffidare dei partiti islamici e sembrano orientate a sostenere, alle elezioni presidenziali i candidati più laici. E' solo una sensazione o l'Egitto si avvia ad avere un Parlamento islamico-moderato e un Presidente laico? Una prima risposta la avremo al primo turno delle elezioni, tra un paio di giorni. Da elpais.com
L'islamismo politico egiziano ha stravinto le elezioni parlamentari dello scorso inverno. Tra la sua versione più centrista, i Fratelli Musulmani, e quella ultraconservatrice, la colazione salafista Noor, hanno ottenuto il 70% dei voti. Questa percentuale è stata ancora più elevata in molte zone rurali. Ma una buona parte di questi elettori adesso diffida dell'islamismo e sembra disposta a fidarsi di una figura laica per le elezioni presidenziali, il cui primo turno si terrà i prossimi mercoledì e giovedì. "Non mi fido degli islamici. Mi hanno deluso in Parlamento; stavolta voterò per Amr Musa" confessa Abdel Rahman, un contadino di mezza età con la pelle bruciata dal sole e che porta una galabiya grigio scuro, la tradizionale tunica islamica. Rahman, insieme ad altre centinaia di persone, si è riunito sotto un colorato tendone a metà strada tra vari paesi del delta del Nilo per assistere a un comizio di Amr Musa, ex Segretario Generale della Lega Araba. Curiosamente questa regione è stata considerata un feudo dei Fratelli Musulmani, perché è stato a pochi km da qui, nella città di Ismailiya, dove Hasan al Banna ha fondato, nel 1928, questo movimento conservatore, padre dell'islamismo moderno. Anche Hisham, un giovane con i capelli tenuti dal gel, vestito con i jeans e una camicia rossa, e si mostra critico con gli islamici: "Non è bene mescolare religione e politica" Anche se aveva curiosità di ascoltare Musa dal vivo, il suo voto è deciso e sarà per Ahmed Shafik, l'ultimo Primo Ministro di Mubarak e aspirante favorito dei nostalgici dell'antico regime. "L'Egitto può essere governato solo da un militare come il comandante Shafik. Abbiamo bisogno di un uomo forte, capace di restaurare ordine e sicurezza" sostiene Hisham, un'opinione condivisa da molti degli assistenti al comizio, la maggior parte falahin, gli agricoltori che coltivano da tempi immemorabili le fertili terre della valle del Nilo. Nonostante l'ampia presenza di alcuni strumenti moderni, come il cellulare e la parabolica, l'ordinata vita di questi umili paesini non è cambiata nei secoli, marcata sempre da un calendario inesorabile: i cicli di madre natura. Abituati a una realtà statica, non è strano che a milioni di egiziani le notizie provenienti da Il Cairo sui cambi accelerati, accompagnate spesso da confuse immagini di violenza, abbiano provocato una certa angoscia e il desiderio di stabilità. "Le nostre inchieste registrano un fenomeno curioso: è nelle zone rurali, considerate le più conservatrici e devote, in cui la caduta del voto islamico è più pronunciata" spiega a El Pais il ricercatore Ahmed Nagy, responsabile dei sondaggi per il think tank di Al Ahram. "Sembra che tanto Musa quanto Shafik, due figure che la gente lega all'antico regime, capitalizzino il desiderio di tornare a un periodo di maggiore sicurezza". La valle del Nilo ha una lunga tradizione di Stato centralista e altamente centralizzato. Da secoli l'Egitto è stato diretto esclusivamente da Il Cairo, una megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti che concentra un quarto della popolazione del Paese. Per questo, il futuro di questo vasto Paese si è deciso a febbraio dello scorso anno nelle poche centinaia di metri di piazza Tahrir, il cuore della capitale. Adesso bene, mentre Il Cairo costituisce il suo cervello, la spina dorsale dell'Egitto sono i suoi falahin, i contadini che forniscono il pane, le reclute dell'esercito e che, con le loro tasse, hanno sostenuto la più antica struttura statale della storia dell'umanità. Con l'instaurazione di un sistema democratico, la loro voce non solo sarà ascoltata per la prima volta con attenzione nella capitale, ma potrà anche decidere l'identità del prossimo presidente. Non invano le zone rurali rappresentano il 57% della popolazione. Musa, un diplomatico veterano di 75 anni, ha capito molto bene questa nuova realtà, e ha dedicato gli ultimi mesi a percorrere il Paese da nord a sud, intessendo complicità. Ha visitato la provincia di Assuan, la più remota, alla frontiera con il Sudan, per ben tre volte. Mentre i suoi rivali islamici, Moamed Morsi e Abdel Moneim Abulfutu hanno effettuato appena un tour in quel territorio. Questo paziente corteggiamento delle one rurali ha portato a Musa l'appoggio di numerosi capi tribali. Dopo il comizio alla periferia di Ismailiya, alcuni di loro si sono accalcati per baciare la mano di quello che sperano sia il nuovo rais. Alcuni minuti prima Musa aveva regalato loro la desiderata promessa: "Cancellerò il debito dei falahin con le banche di sviluppo e creerò un nuovo tipo di banca agricola che risponda alle loro necessità, alla realtà specifiche di questo settore". Rahman e molti altri contadini si sono messi in piedi, applaudendo con forza. In quel momento, qualunque considerazione sull'applicazione della sharia è sembrata un argomento lontano.
I rumors che da qualche settimana legano Gerard Piqué a Bar Refaeli sono stati presi molto sul serio da Shakira. A questa conclusione si arriva, almeno, vedendo l'invasione di foto del blaugrana e della colombiana "sorpresi", innamorati e sorridenti, in giro tra Barcellona e dintorni. Non appena le indiscrezioni circa un flirt tra il fidanzato e la modella israeliana hanno lasciato Barcellona, dove girano da settimane, e sono saltate alla stampa nazionale, arrivando così anche sui media internazionali, colombiani compresi, Shakira ha mollato gli impegni statunitensi, che, iniziati a New York, dovevano culminare con i Billboard Awards, a Las Vegas, ed è volata a Barcellona. Non appena arrivata in città ha raggiunto Piqué al Parque Güell, dove stava girando uno spot, e si è fatta fotografare con lui, per chiarire le idee ai media. Poi ci sono state la cena del Barça all'Hotel W, a cui Piqué e fidanzata sono arrivati in auto e tenendosi per mano, a uso fotografi. E, infine, in questi giorni, si sono fatti vedere tra Sitges e dintorni, negli stessi posti in cui, un paio di anni fa, tutti li vedevano e nessuno riusciva a fotografarli, suscitando quel wakarumor che li ha perseguitati per mesi. E ovviamente si sono fatti fotografare, sempre carini e sorridenti, da tutti i fans che li riconoscevano, in modo che le immagini tracimassero nelle reti sociali. Con tanto dispendio mediatico, non viene da pensare che qualcosa, Bar e Piqué lo abbiano combinato?
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