Niki Lauda è il mio primo mito della Formula 1, il pilota a cui devo la passione più lunga. Forse una delle personalità più intelligenti che abbia mai visto animare il Circus (con l'ottica di una tifosa che non ha mai visto da vicino nessuno dei suoi idoli, ovviamente). Niki Lauda.
I grandi titoli sui quotidiani di quei primi giorni di agosto del 1976. E le foto di Marlene e Florian nascosti dagli occhiali da sole all'uscita dell'ospedale di Mannheim. E il misto di incredulità, attesa e dolore dei mass-media. Il mio primo contatto con la Formula 1 risale a quei giorni. All'incidente del Nürburgring del 1° agosto 1976, che stava per portarsi via Niki Lauda e che invece restituì un uomo trasformato nel volto e nella personalità. Prima di quel drammatico incidente non sapevo neanche cosa fossero la Ferrari e la Formula 1, in fondo ero una bambina.
Non ho memoria della Formula 1 degli anni precedenti, né del grande entusiasmo che nel 1975 dovette accogliere il titolo mondiale conquistato da Niki Lauda, una quindicina d'anni dopo l'ultima vittoria del Cavallino Rampante. Sono state le letture degli anni successivi a raccontarmi dell'affetto speciale, misto di amicizia e odio, stima e diffidenza, che aveva legato Enzo Ferrari a Niki Lauda, la sua ennesima scommessa vinta. E sempre gli anni successivi mi hanno raccontato della rivalità interna tra Niki e Clay Regazzoni, in cui l'amicizia che legava il campione austriaco all'allora direttore sportivo Luca di Montezemolo giocò un ruolo non secondario. E mi hanno parlato di tutti i soprannomi che aveva Lauda negli anni che avevano preceduto il Nürburgring: il computer, il ragioniere, il pilota di ghiaccio. Il pilota che ho conosciuto io era molto diverso: il suo volto di ventisettenne era stato duramente colpito dalle fiamme, il suo gusto per la velocità non si era spento, ma il suo spirito di combattente aveva scoperto che esistevano valori da non dimenticare. La sicurezza, per esempio: per anni Niki è stato uno dei paladini della sicurezza dei circuiti e dei piloti, diventando il più carismatico e più ascoltato rappresentante dei suoi colleghi. E non dimenticava neanche la paura, precedendo in questo il più grande dei suoi "allievi", quell'Alain Prost tanto simile a lui per stile di guida e carisma che, come lui, sotto la pioggia, preferì ritirarsi piuttosto che rischiare la vita. Niki Lauda lo fece durante il Gran Premio del Giappone del 1976. Era l'ultima gara della stagione, quella che avrebbe deciso la vittoria mondiale tra lui e James Hunt. La pioggia iniziò a battere il circuito del Fuji e Niki preferì ritirarsi dicendo "Ho paura". Il titolo mondiale andò a James Hunt per un punto, ma Lauda, il ragioniere del volante, aveva evidentemente scoperto qualcosa di più importante. Nel 1977, il 6 marzo, in SudAfrica, Niki raccolse la prima vittoria del dopo Nürburgring e, un paio di Gran Premi prima della fine del Campionato, il secondo titolo mondiale. Aveva dimostrato che, nonostante l'incidente, la paura e la scoperta di un altro se stesso, era ancora il miglior pilota del Circus. Quello che la Ferrari e Ferrari avrebbero rimpianto, pur ammettendolo parecchi anni dopo. Poco prima del Gran Premio di Monza Niki Lauda ufficializzò il divorzio da Maranello e il passaggio alla Brabham. Fu un addio carico di polemiche e di rancori. I titoli sui giornali riportavano gli sfoghi di Niki Lauda, che accusava l'entourage dell'Ingegnere, di freddezza e cinismo, capace di cercare il suo sostituto definitivo mentre lui si stava faticosamente riprendendo dalle conseguenze dell'incidente e di fargli mancare appoggio e fiducia. E riportavano il freddo silenzio di Maranello, che probabilmente non si aspettava un addio così brusco e denso di odio. Qualche anno dopo, quando Niki aveva deciso che poteva tornare a Maranello per andare a visitare Enzo Ferrari e quando gli odii e i rancori avevano lasciato il posto alla malinconia dei ricordi, Ferrari disse: "Se fosse rimasto con noi Niki Lauda avrebbe battuto il record di Fangio" Chissà. Rimane il fatto che Niki, sentendosi tradito, preferì cercare nuove sfide al volante della Brabham di Bernie Ecclestone e che Ferrari, indispettito e ferito, lo sostituì con un oscuro canadese che lasciò interdetti i tifosi e rese ancora più carico di incognite il futuro senza Niki. Si sa poi chi è diventato il canadese e cosa hanno rappresentato i cinque anni successivi per il tifo ferrarista grazie al ragazzo del Quebec: verrebbe quasi da dire "Grazie Niki per aver cercato altre sfide e per averci dato Gilles Villeneuve" Ma questo è un altro discorso.
La scelta di Niki Lauda non si rivelò felice: i due anni trascorsi alla Brabham ebbero come bilancio due sole vittorie, nel 1978, in Italia e in Svezia, quest'ultima ottenuta con una vettura sempre sospettata di irregolarità a causa di un enorme ventilatore posteriore. Se c'è stato qualcosa di buono in quegli anni per Niki Lauda è l'amicizia con Nelson Piquet, giovanotto brasiliano e velocissimo che avrebbe messo a frutto negli anni successivi i segreti imparati grazie al maestro austriaco.
Annoiato e demotivato, Lauda annunciò il ritiro nel '79. E fu un colpo per la Formula 1 perché il suo carisma, la sua forza e la sua lucidità non avevano eredi. Ma fu un ritiro di breve durata. Un paio di anni dopo Niki Lauda tornò alle gare, si disse soprattutto per motivi economici (la compagnia aerea che aveva fondato, la Lauda Air, era in difficoltà finanziarie). Doveva però esserci dell'altro. Nel 1984 Niki fu infatti protagonista di una delle più belle ed entusiasmanti sfide tra compagni di squadra che la storia ricordi, quella con Alain Prost. Per tutta l'estate Niki e Alain si sfidarono sui circuiti di mezzo mondo, avendo come co-protagonisti stelle del calibro di Nelson Piquet e Ayrton Senna Da Silva. L'epilogo avvenne all'Estoril, in Portogallo, dove Alain per aggiudicarsi il titolo doveva assolutamente vincere il Gran Premio, nella speranza che Niki non arrivasse secondo. E invece andò proprio così: Alain vinse la gara, ma Niki, autore di una rimonta straordinaria, arrivò secondo e si aggiudicò il Campionato per mezzo punto. Uno schiaffo, quel mezzo punto, per il futuro Professore, che sul podio dell'Estoril aveva un espressione incredula e sconfitta. Ma anche sorridente. Che strano quell'Alain Prost portoghese. E che bello il volto di Marlene sul podio dell'Estoril: lei che odiava i circuiti e la Formula 1 aveva voluto essere presente il giorno in cui suo marito tornava grande senza la Ferrari. L'anno successivo, ormai demotivato, Niki abbandonò le gare. Questa volta definitivamente. Ma non si può dire che si sia veramente ritirato: ogni volta che c'è un argomento che divide gli animi, il giudizio di Niki Lauda è ancora uno dei più ascoltati. Il suo ruolo alla Ferrari, negli anni della ricostruzione, gli ha permesso di ritrovare vecchie amicizie e l'antico e mai sopito affetto dei tifosi. Il suo carisma è ancora intatto e non c'è nessuno, neanche tra i campioni del mondo che si sono succeduti che abbia saputo sostituire il suo fascino, il suo carisma, la sua lucidità. Da qualche parte è stato scritto che "Altri sono stati più grandi di lui, ma nessuno è stato come lui". Non esiste forse definizione migliore.
(per autosportnews.com, 1998)
è stato il mio mito, e ho goduto il suo articolo. complimenti
Scritto da: GL | 20 marzo 2007 a 22:58