Non fossero sufficienti il programma Aló Presidente e gli interminabili discorsi televisivi, Hugo Chávez ha deciso di raggiungere i venezuelani anche attraverso la carta stampata. 28 quotidiani di tiratura locale pubblicheranno le sue riflessioni nella rubrica Las lineas de Chávez (Le righe di Chávez). Questo è il primo testo, pubblicato anche dall'agenzia di stampa venezuelana Agencia Bolivariana de Noticias, da cui è stato preso per la traduzione in italiano.
Le linee più forti che ho dato nella mia vita di giocatore di baseball, sono state sempre verso il lato destro.
Adesso, sul terreno di gioco della politica e della revolución, queste righe che iniziano oggi, andranno su tutti i lati con la stessa forza.
Sono, essenzialmente, un soldato. E come tale sono stato formato nella scuola del compromesso e dell'obbedienza al legittimo potere che orienta lo sforzo collettivo, in cerca degli obiettivi tattici e dei fini strategici.
Le circostanze e le condizioni che hanno marcato la mia vita mi hanno trasformato presto in un soldato rivoluzionario. Da lì, da allora, sono andato assumendo come legittimo e superiore, il potere sovrano del popolo venezuelano, al quale sono assolutamente subordinato. E lo sarò per il resto dei miei giorni.
Dico questo oggi, nel pieno degli eventi che marcano l'inizio di questo 2009, quando riinizia la battaglia politica scatenatasi nella nostra patria due secoli fa: alcuni, la maggioranza di noi, vogliamo l'Indipendenza Nazionale; altri, la minoranza, vogliono trasformare di nuovo il Venezuela in una colonia, un paese sottomesso all'impero, una sottorepubblica.
Non c'è altro cammino per ottenere l'Indipendenza venezuelana che la Revolución Nacional.
Non c'è altro cammino per la grandezza della Patria che questo, già intrapreso, del socialismo; il nostro socialismo bolivariano: la Democrazia Socialista!
L'altro cammino, al quale ci vogliono portare i colonialisti pitiyanquis (controrivoluzionari, oligarchi NdRSO), condannerebbe il nostro Paese all'handicap, alla piccolezza e alla tomba storica: è il cammino del capitalismo e della sua espressione politica: la "democrazia borghese".
Noi, gli indipendentisti, andiamo avanti con un giuramento; quello fatto dal nostro leader, Simón Bolívar, sul Monte Sacro il 15 agosto 1805. Noi, i Patrioti, abbiamo un progetto, portiamo una bandiera...
Loro, i colonialisti, non hanno giuramento, non hanno progetto, non hanno bandiera. O meglio detto, come abbiamo visto in diverse attività dei pitiyanquis, la loro bandiera al rovescio, voltata, di sette stelle e non di otto, come è stato il mandato del nostro Bolívar ad Angostura, dice tutto: rappresentano il contrario della patria, sono la controbandiera, il controvenezuela, il controbolivar. Sono la negazione. Sono la no-patria.
E voglio esprimere questo nelle mie righe, soprattutto adesso che siamo in piena campagna per il referendum del 15 febbraio.
Febbraio, di nuovo febbraio!! Sento da anni che la mia vita è potentemente legata a questo mese, dei grandi fuochi della savana e dei venti dell'estate: 27 febbraio, 4 febbraio, 2 febbraio!!
E adesso, 15 febbraio.
Venti anni dopo il Caracazo (il 27 febbraio 1989, giorno della durissima e violenta risposta del governo di Carlos Andrés Pérez alle proteste popolari NdRSO) che mi ha generato, 17 anni dopo la Ribellione Militare Bolivariana che mi ha partorito e dieci anni dopo l'insediamento che mi ha portato qui, metto di nuovo la mia vita e tutto il mio futuro nelle mani del popolo e della sua decisione sovrana. Questo soldato rivoluzionario farà quello che il popolo comanderà.
Se la maggioranza dirà No, allora me ne andrò in un altro febbraio, quello del 2013.
Invece, se la maggioranza di voi, venezuelani e venezuelane, appoggia l'emendamento con il Sì, allora sarà possibile che io possa continuare al timone oltre il 2013.
Però questa non è davvero la cosa più importante.
Qui e adesso la cosa essenziale è che se vincesse il No, si imporrebbe la colonia, la contropatria.
E al vincere il sì, si imporrà la Patria, l'Indipendenza.
Per questo vi ripeto, uomini e donne, gioventù venezuelana:
Quelli che vogliono la patria vengano con me!
Quelli che verranno con me, avranno patria!
Questi despoti da strapazzo sono tutti uguali: immensamente ignoranti, rozzi, furbastri e bugiardi. E approfittatori del loro immeritato potere.
luigi
Scritto da: gobettiano | 25 gennaio 2009 a 07:49
il massimo è se i venezuelani al referendum scelgono lui! allora sì, veramente non mi faranno pena per niente, e avrò per loro la stessa stima che ho per la metà degli italiani che ha votato per la terza volta uno che ha dimostrato di saper risolvere solo i propri interessi!
Scritto da: rottasudovest | 25 gennaio 2009 a 22:28