Uno legge una volta del vino boliviano d'altura e rimane piacevolmente sorpreso; poi
legge una seconda e una terza volta in pochi giorni e a quel punto, è evidente che
bisogna approfondire, perché l'argomento è decisamente curioso e interessante. Anche
perché si hanno ancora chiare nella mente le immagini del presidente Evo Morales che gioca infinite partitelle
di calcio oltre i 2500 metri per dimostrare alla FIFA che si può giocare al pallone in
altura e che pertanto non sarebbe giusto escludere (e discriminare) gli stadi posti oltre
i 2000 metri. Così l'idea che i boliviani vogliano fare dei loro altipiani andini ad
altezze che il resto del mondo guarda con sospetto un marchio di qualità, merita tutta
l'attenzione.
Le cinque principali bodegas boliviane, Kohlberg, Casa Grande, La Concepción, Campos de
Solana e Aranjuez, tutte situate nell'area di Tarija, ai confini con l'Argentina, hanno
creato un'alleanza per lanciare il loro vino nel mondo e consolidarlo nel mercato interno.
Lo slogan scelto è Vinos de Bolivia. Experiencia de altura. Sono vini prodotti
da vigneti situati tra i 1800 e i 2300 metri e per questo hanno caratteristiche peculiari,
dovute alla maggiore radiazione solare e alla maggior differenza termica assicurata dal
clima d'altura. A questo bisogna aggiungere il fatto che hanno un grado alcolico moderato
e possono pertanto essere consumati sia durante i pasti che nei momenti di relax, "in
modo controllato e consapevole".
I vini boliviani hanno anche una pagina web, www.vinosdealtura.com, che promuove sia i prodotti che la regione
vinicola di Tarija. Qui si legge che "l'uva è arrivata in Bolivia nel 1500,
attraverso il Perù. I primi vigneti furono piantati a Mizque, nella regione di
Cochabamba (Bolivia centro-occidentale) e poi si estesero fino a Chuquisaca (Bolivia
meridionale). Nel 1606 i religiosi gesuiti e agustiniani piantarono i primi vigneti nel
dipartimento di Tarija. La prima industrializzazione della vite nel Paese ebbe luogo a
Camargo, nel dipartimento di Chuquisaca, con la fabbricazione del singani (l'acquavite
locale NdRSO), che, a differenza del vino è sottomessa a un processo di
distillazione. I primi vini furono elaborati a Mizque, sede arcivescovile durante la
colonizzazione, e usati per le celebrazioni cattoliche. Negli anni 70 del XX secolo è
iniziata l'industrializzazione del vino, con l'industria installata nel dipartimento di
Tarija, inizialmente con vino comune rosso e bianco. Nell'ultimo decennio sono stati fatti
importanti investimenti per portare nel Paese le migliori qualità di uva, cosa che
permette oggi di produrre varietà di vino rosso come Cabernet Sauvignon, Malbec, Barbera
e Merlot e di vino bianco come Riesling, Franc Colombard e Chardonnay"
La pagina web nota come Tarija fosse fuori da ogni possibile previsione per la produzione
del vino: le varietà di viti che coltiva si trovano in genere alle latitudini comprese
tra i 30 e 50° dell'emisfero nord, mentre la regione boliviana è tra i 21 e 23°
dell'emisfero sud e in più i suoi vigneti si trovano tra i 1600 e i 2400 metri sul
livello del mare. Eppure queste caratteristiche, che avrebbero potuto impedire la
produzione, sono diventati i punti di forza che il progetto di lancio dei vini boliviani
d'altura vuole esaltare. Attualmente il settore vinicolo è la seconda voce più
importante nell'economia di Tarija, immediatamente dopo il gas, essendo in grado di creare
nuovi posti di lavoro e di qualità: nella regione ci sono 2000 produttori vinicoli, che
danno lavoro in modo diretto a oltre 20mila persone.
Ma Tarija punta anche sul turismo che la produzione del vino può generare e offre anche
veri e propri itinerari nelle bodegas, dalle vigne fino alle cantine, con
proposte enogastronomiche che generano ulteriori posti di lavoro e fanno conoscere da
vicino la ricchezza del Paese andino. Tra le proposte che la pagina web dei vini di altura
presenta, ci sono la ruta del vino nella Valle de Santa Ana, con una guida
turistica e la visita a tre diverse bodegas, per conoscere il processo di
elaborazione e degustare i vini prodotti; Gaviota Travel offre un percorso tra vigneti e bodegas
per vedere da vicino la produzione dei vini e del singani e per degustare anche
formaggi e salumi locali. Ci sono poi anche itinerari turistici che prevedono visite a
Tarija, per scoprire il suo passato coloniale e da cui ammirare la sua valle.
Insomma, un itinerario enogastronomico per il Cono Sur, non ci possono essere più solo
Argentina e Cile, adesso c'è anche la Bolivia.
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