E' il giorno dei 200 anni d'Argentina e i quotidiani locali lo festeggiano con
speciali, inchieste, interviste. Questa è un'intervista curiosa e interessante
a Fernando Vidal Buzzi, "una delle figure più rispettabili, e rispettate,
del giornalismo gastronomico argentino"; l'ha realizzata La Nación per
ripercorrere 200 anni di vino argentino. In spagnolo potete leggerla qui.
- Quando arriva il vino in Argentina?
L'uva non esisteva in America, è arrivata dall'Europa. Prima dalla Spagna, poi,
con l'immigrazione, dall'Italia, la Francia e la Germania. Ma c'è una
documentazione molto precisa che nel 1548 l'uva è arrivata in Cile e da lì in
Argentina.
- Perché è arrivata prima in Cile?
Perché veniva via mare, dalla Spagna attraverso il Messico e poi scendendo il
Pacifico, dopo il passaggio in Perù. Il trasporto via mare era il modo più
economico di trasferire mercanzie.
- Dove sono state piantate le prime viti?
Nel 1556 sono arrivati i primi germogli a Santiago del Estero perché il prete
Juan Cidrón li portò per dire Messa. E da lì la vigna arrivò rapidamente a
Cuyo. Il vino della colonia era in gran parte importato dalla Spagna, che aveva
il monopolio della commercializzazione. Generalmente arrivata in barilotti ed
era poi diviso qui. Non dimenticare che in Argentina si è venduto per molti
anni vino sciolto. Le viti hanno poi preso caratteristiche particolari. E' il
caso dell'uva Torrontés, che non si ha idea chiara di dove sia e si crede che
sia una trasformazione genetica di qualche varietà europea. La Torrontés, che
è l'uva archetipo dell'Argentina è un adattamento al clima e al suolo del
nostro Paese. La stessa cosa è successa con l'uva Malbec, che si è trasformata
all'arrivare qui, sebbene ci sia Malbec piantata in altre parti del mondo.
- Come si è evoluto il vino nel nostro Paese?
Il consumo è cresciuto poco a poco, perché gli spagnoli consumavano vino. Poi
si sono aggiunti gli altri immigrati, che hanno portato i propri vini.
Nell'epoca di Roca, nel 1883, Tiburcio Benegas, membro dell'alta borghesia di
Mendoza, fondò la prima cantina argentina, dopo aver comprato un vigneto nella
zona di El Trapiche. Più avanti, nel 1885, la produzione ebbe una grande spinta
grazie all'arrivo della ferrovia, che permise il trasporto rapido del vino a
Buenos Aires, e con essa arrivarono gli immigrati, che costituirono la
manodopera qualificata. Il vino stabilì immediatamente la segmentazione
sociale. Il vino francese, che era molto caro, era importato per le classi alte.
Dopo c'erano le colonie italiane che si univano e portavano un barile di vino
che poi dividevano tra i propri membri. Inoltre esistevano già i vini
argentini, che finirono con il sostituire quelli spagnoli. Fu così che tutta la
generazione dell'80 iniziò a preoccuparsi di migliorare la qualità dei vini,
iniziando a viaggiare e a conoscere i vini europei, migliori di quelli locali.
- A cosa assomigliavano i primi vini di Benegas, rispetto a quelli odierni?
Non si sa bene come erano perché non c'è documentazione che li descriva. I
documenti parlano sempre di statistiche e se la raccolta fu migliore o peggiore,
ma non danno dati specifici sulla qualità dei vini. Inoltre non esisteva
neanche la figura del giornalista specializzato in vini, anche se c'erano
critici gastronomici.
- Come si sviluppò l'industria nel XX secolo?
A partire dagli anni 30 si visse un certo patriottismo dei prodotti argentini,
incluso il vino. Le marche dei vini argentini iniziarono ad affermarsi nel
mercato, anche se gli esperti non rinunciavano al loro Bordeaux. Ma la crisi
economica del 29, e poi la II Guerra Mondiale, furono un'opportunità per le bodegas
locali, che approfittarono la caduta delle importazioni per imporre vini di
qualità nei segmenti del mercato di maggiore capacità economica. Nel recente
decennio dei 70, però, i vini ebbero un cambio sostanziale nel loro modo di
essere. L'Argentina ha sempre vissuto epoche di importazione libera e altre di
controllo delle importazioni. Negli anni 70 arrivarono numerosi vini importati e
la gente scoprì che c'erano altri vini, per cui il consumo crebbe in modo
significativo. Fino al 1970 si beveva molto vino in Argentina, ma non era di
grande qualità. In questo decennio il concetto di qualità non riguardava il
miglioramento del vino, ma il perfezionamento della sua presentazione. Uno di
quelli che usarono etichette molto lussuose e sofisticate fu Navarro Correas;
anche questo ha inciso sulla qualità del vino perché le cantine iniziarono a
cercare di migliorarla. In questi ultimi dieci anni, già nel XXI secolo, i vini
argentini sono migliorati notevolmente. Per esempio, adesso possiamo dire che
abbiamo vini bianchi di alta qualità. Credo ci sia stata una rivoluzione
silenziosa nell'industria, obbligata dalle esportazioni. Perché per poter
competere con il resto del mondo bisogna avere buoni vini.
Commenti