Il Cile celebrerà il Bicentenario dell'Indipendenza a settembre e intende farlo anche con un indulto, il cui scopo, oltre alla liberazione di prigionieri di lungo corso, è anche il miglioramento delle condizioni di vita nelle affollate carceri cilene. Non appena dal Palacio de La Moneda è arrivata l'idea di un indulto, in buona parte della società è scattato l'allarme. Ma la Presidenza della Repubblica ha rassicurato circa l'intenzione di Sebastián Piñera di ascoltare proposte e istanze della società prima di prendere qualunque decisione.
Qualche giorno fa Piñera ha incontrato Cecilia, Sofia e Angélica Prats Cuthbert, figlie dell'ex Ministro degli Interni Carlos Prats, fatto uccidere dalla dittatura militare a Buenos Aires, con sua moglie Sofia, nel 1974. Le tre donne gli hanno chiesto di non concedere l'indulto ai militari condannati per la violazione dei diritti umani; il presidente ha risposto conciliante che l'incontro con le figlie di Prats "salda un debito non solo con la famiglia del generale Prats, ma anche con l'anima del nostro Paese e con il rispetto che dobbiamo ai diritti umani nella nostra Patria". Ha chiesto un incontro al presidente anche l'Agrupación de Familiares de Detenidos Desaparecidos (AFDD) per discutere l'indulto ai militari colpevoli di violazioni dei diritti umani, mentre l'avvocato Karina Fernandez ha ricordato su La Nación che se si desse l'indulto "a chi ha violato i diritti umani, quando esiste l'obbligo della sanzione, si verrebbe meno alla Costituzione". E dai quotidiani moderati, La Tercera e La Nación, sono arrivati editoriali che non solo non appoggiano l'indulto ai criminali della dittatura, ma si chiedono perché il Cile debba essere l'unico Paese dell'area che celebra il Bicentenario con la liberazione dei carcerati.
Ieri, a gettare più legna al fuoco, è arrivata l'attesissima proposta della Chiesa Cattolica. Il presidente Piñera ha ricevuto al Palacio de La Moneda il cardinale Francisco Javier Errázuriz e il presidente della Conferenza Episcopale cilena Alejandro Goic, con cui si è intrattenuto per oltre un'ora. All'uscita dei prelati si è saputo che la Chiesa Cattolica chiede l'indulto anche per i militari colpevoli di violazione dei diritti umani. L'indignazione dei cileni corre nel web, nella maggior parte dei commenti rilasciati sotto gli articoli dei siti web che riportano la notizia. Il primo pensiero va alle vittime, a cui si chiede, ricordano molti utenti, di camminare nelle stesse strade in cui camminano, liberi, i loro carnefici, e il cui dolore passa in secondo piano. Sono le vittime della violenza e della repressione del regime che devono essere ascoltate: sono loro che devono essere d'accordo con la liberazione di chi le ha torturate e violentate e ha buttato in mare i corpi dei loro familiari. C'è poi chi collega la richiesta di indulto per i violatori dei diritti umani con gli scandali di pedofilia che hanno toccato recentemente i dirigenti della Chiesa Cattolica e chi ricorda i mapuches in carcere per aver protestato per il mancato rispetto da parte dello Stato degli accordi raggiunti con la loro minoranza e che non rientrano nell'indulto, pur senza aver ucciso né torturato nessuno.
La Chiesa Cattolica difende la propria posizione, assicurando, per bocca di Alejandro Goic, che la richiesta "non annulla né contraddice l'impero della legge e della giustizia, ma che li suppone e li esige. Cioè, controllando l'impero della Giustizia, perché niente è più ingiusto dell'impunità,e salvaguardando il pieno impero dei diritti umani in materia di crimini di lesa umanità". Come si difendano e si salvaguardino i diritti umani scarcerando chi li ha violati è un mistero che chi dava la Comunione ad Augusto Pinochet (e poi la nega ai deputati che votano in favore delle leggi per l'aborto) non è riuscito a spiegare. "La nostra proposta non vuole riaprire gravi ferite di ieri né pretende che siano chiuse per decreto. Semplicemente presentiamo alle autorità della nazione la realtà del dolore che vivono persone private della libertà, che sono state giudicate e hanno compiuto gran parte della loro condanna". Al dolore che vivono le vittime torturate e violentate e i familiari di chi è stato ucciso, dopo la tortura e la violenza, non c'è alcun accenno.
La proposta della Chiesa Cattolica ha provocato non solo la reazione indignata di buona parte della società cilena, ma ha causato perplessità anche tra le forze politiche. Il Ministro degli Interni Rodrigo Hinzpeter si è dichiarato personalmente contrario all'indulto e ha messo in discussione il ruolo della Chiesa in una decisione che spetta allo Stato, suscitando l'irritazione del cardinale Errázuriz; il deputato socialista Fidel Espinoza ha commetato che "quelli per cui oggi chiedono clemenza e perdono, non li hanno avuti per torturare, assassinare, sgozzare e lanciare al mare con pesi chi pensava in modo diverso. Oggi il Cile segna un violento passo indietro in materia di diritti umani". Secondo Espinoza, figlio di una vittima della dittatura, l'ex deputato Luis Espinoza, la proposta della Chiesa è "uno schiaffo brutale, il secondo grande colpo dopo la morte dei nostri esseri amati. La Chiesa ha inflitto una pugnalata nell'anima della società cilena, ci fa sentire delusione e vergogna. Fa che il Cile segni un passo indietro e violenta il cuore di quei familiari che hanno lottato instancabilmente per ottenere giustizia. Essendo cattolico, sento delusione, vergogna, pena e tristezza per questa proposta. Ci mobiliteremo per il Cile, opponendoci a questo tipo di indulto". Più possibilisti i deputati del centro destra; secondo il leader dell'UDI Patricio Melero, la proposta della Chiesa merita attenzione perché "non esclude settori ed enfatizza uno dei principali debiti del Paese, il miglioramento delle condizioni carcerarie, che continua ad essere un debito inaccettabile se vogliamo dare un senso alla riabilitazione e alla speranza di chi è privato della libertà". Melero valuta positivamente che la Chiesa "non escluda settori, ma sì i reati più gravi, come garanzia di un'adeguata difesa della sicurezza cittadina e del rispetto dei diritti umani". Contrario all'indulto, "a titolo personale", è anche il presidente della Corte Suprema Milton Juica, secondo il quale "sono cose obsolete in una società moderna. Gli indulti e le amnistie non dovrebbero coesistere in regimi democratici come quello in cui viviamo".
Entro la fine della settimana il presidente Piñera riceverà la proposta del Tavolo delle Chiese Evangeliche, che è stato piuttosto critico con la Chiesa Cattolica, per come ha gestito la sua proposta.
Dal Palacio de La Moneda, a cercare di placare gli animi, arrivano gli inviti a confidare nel buon criterio e nelle riflessioni del presidente, una volta ricevute tutte le proposte che attende per l'indulto. Rimane un mistero che nessuno ha ancora chiarito: perché il Cile è l'unico Paese sudamericano che celebrerà il Bicentenario con un indulto?
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