Se c'è un modo per farsi del male, la sinistra lo trova, state tranquilli. L'ultima prova arriva da Madrid, dove il 3 ottobre si disputeranno le primarie del PSOE per scegliere il candidato alle elezioni regionali del 2011. Le primarie in sé non sono un problema, anzi, sono una grande prova di democrazia, lo sappiamo tutti, persino in Italia. Il problema per il PSOE è il modo in cui si è arrivati alle primarie: un braccio di ferro tale che José Luis Rodriguez Zapatero si sta giocando quello che resta della sua credibilità e della sua leadership.
Per capire il problema dobbiamo risalire indietro nel tempo, al 2007, quando il PSOE, reduce dalla devastante sconfitta alle elezioni regionali, si affida a Tomás Gómez per elaborare un nuovo progetto politico e presentarsi con volti nuovi alle elezioni del 2011. Gómez è sindaco di Parla, comune dell'hinterland madrileno, ed è noto tra i militanti e i media, soprattutto perché è il sindaco più votato di Spagna: alle elezioni del 2003 ha ottenuto il 73% dei voti, una maggioranza bulgara che ha rinnovato nel 2007, raggiungendo il 74% delle preferenze. Dalla Segreteria del PSM, si butta con entusiasmo nel progetto di ricostruzione del partito: non c'è militante socialista della Comunidad madrilena che parli male di lui, non c'è Comune della regione che il Segretario non abbia visitato. Insomma, Gómez si fa apprezzare e rispettare da affini e rivali. Appare del tutto naturale che si proponga come candidato alla presidenza della Comunidad: è il coronamento di un lavoro di tre anni. Invece no.
José Luis Rodriguez Zapatero e l'apparato gli fanno notare che non ha la notorietà sufficiente per opporsi alla carismatica e aggressiva presidente della Comunidad. Esperanza Aguirre è una leader conosciuta a livello nazionale, punto di riferimento della vita politica e sociale spagnola. Per vincere le elezioni il PSOE deve presentare un candidato di altrettanta visibilità e notorietà. Il candidato di Zapatero è Trinidad Jiménez, suo volitivo Ministro della Sanità, che in questo suo ruolo istituzionale sta piacendo persino al PP: ha gestito con serenità e competenza emergenze come la febbre H1N1, ha promosso leggi come quella dell'aborto, a cui ha affiancato misure di prevenzione che hanno permesso, per la prima volta in anni, la diminuzione del numero delle interruzioni di gravidanza. Trini, come la chiamano tutti, ha tutti i numeri per poter sfidare Esperanza Aguirre alle elezioni e i sondaggi interni del PSOE dicono che sia la candidata giusta.
Ma Gómez non si convince e continua ostinatamente a volere la candidatura. Dopo un inutile incontro tra Zapatero e il segretario del PSM, Trinidad Jiménez rompe gli indugi e si candida anche lei alla presidenza della Comunidad di Madrid. Le primarie sono inevitabili e la divisione del PSOE pure.
Gómez si presenta come il piccolo Davide che sfida l'apparato del partito, Trini cerca di smarcarsi dall'abbraccio di Zapatero per non apparire come la candidata dell'apparato. Gómez si presenta come l'uomo che conosce meglio Madrid e dintorni, dato che sono il suo terreno di lavoro da tre anni, Trini cerca di dimostrare che conosce Madrid altrettanto bene ed evita di dire che ha già perso un'elezione madrilena, quella a sindaco della capitale, sonoramente battuta da Alberto Ruiz Gallardón, uno dei leaders più popolari del Paese. Gómez si presenta come l'uomo nuovo del partito e chiede continuamente un dibattito pubblico con la rivale, Trini rifiuta perché presentano lo stesso progetto (e allora perché siete candidati in due?!) e, sostiene, l'unica rivale da battere è Esperanza Aguirre. Il PSOE filtra a El Pais un sondaggio in cui Trinidad Jiménez risulta una candidata più apprezzata di Gómez, meno conosciuto dagli elettori, e molto più votata di lui in un'eventuale elezione; quello che El Pais non pubblica e che finisce nelle mani di El Mundo e dei confidenziali del web della destra è che con entrambi i candidati socialisti Esperanza Aguirre otterrebbe la maggioranza assoluta. Cioè, la sconfitta del PSOE non sarebbe dovuta alla notorietà, al carisma o alla visibilità dei suoi candidati, così come è stato detto per convincere Gómez a farsi da parte.
Nel frattempo tra i candidati ci sono piccoli dispetti che parlano di varia mediocrità: gli uomini di Gómez impediscono a quelli di Jiéenez di usare le strutture del PSM, Trini chiede che siano ammessi al voto anche i militanti di Móstoles, il cui gruppo è dissolto e tutti più vicini a lei che a Gómez.
Davanti allo spettacolo offerto dal PSOE gongolano i giornali di destra, tanto che dall'establishment si arriva a dire perfidamente che Gómez sia un loro candidato, offendendolo a morte. Però l'impressione descritta da Cambio 16, una delle storiche riviste conservatrici spagnole, è condivisa anche da molti militanti socialisti. "Il lavoro quotidiano e l'etica come valori di sinistra non sono stati tenuti in considerazione dai baroni. Come neanche altri sondaggi realizzati con maggiore professionalità, addirittura tre per tre media diversi, in cui l'ex sindaco di Parla, il più votato del Paese, vince con grande differenza. Sono due concetti di Partito, quelli venuti a galla. La direzione federale del PSOE, persistendo nell'errore, si è messa sfacciatamente accanto a chi vende immagine senza contenuto. Non si vuole ricordare che sia Trini che il ministro Miguel Sebastián, hanno conosciuto la polvere quando sono stati paracadutati a Madrid come se fossero salvatori della patria. Tre anni di impegno, risollevando un partito colpito, non possono essere lo stesso di tre settimane di visite ai mezzi do comunicazione. I capricci e le decisioni personali sulla testa della base non sono buoni alleati in queste circostanze. Gómez se lo è guadagnato seriamente, dispone del riconoscimento dei militanti, e la ministra l'hanno messa di colpo, con la forza, nella griglia di partenza."
Ecco, questa è l'impressione finale. Ma non c'è solo l'impressione che al PSOE importi poco un progetto per Madrid, ci sono anche le conseguenze politiche. Nella fessura creata dallo sgarbo di Zapatero a Gómez si sono buttati a pesce tutti i vecchi baroni che non sopportano l'attuale leadership e che hanno ancora peso e carisma: dall'ex numero 2 di Felipe Gonzalez Alfonso Guerra all'ex presidente dell'Estremadura Juan Carlos Rodriguez Ibarra all'ex Ministro degli Interni di Felipe José Barrionuevo, tutti si sono già dichiarati a favore di Gómez. L'ex Ministro degli Affari Sociali Matilde Fernández è arrivata a togliere una delle possibili armi di Jiménez affermando che "con la democrazia paritaria una si sente libera di stare dalla parte di un uomo". Trini, stizzita davanti a una vecchia guardia che non l'appoggia, sostiene che lei non vuole un partito che guarda al passato. Ma il problema è che se Trini dovesse perdere le primarie, il prezzo lo pagherebbe anche un indebolito Zapatero. Infatti il premier ha iniziato a staccarsi dalla sua candidata: fino a pochi giorni fa elogiava l'uso delle primarie e sorrideva affermando che tutti sapevano chi era la sua candidata; adesso elogia ancora le primarie, ma fa sapere che sono cosa della Comunidad de Madrid. Intanto un primo risultato ufficiale è arrivato ieri: per partecipare alle primarie i candidati devono presentare le firme di almeno 2715 militanti. Gómez ha presentato 6549 firme valide, Trini 5804. Adesso la parola spetta ai 18mila militanti socialisti della Comunidad di Madrid, il 3 ottobre.
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