L'Argentina è uno dei Paesi in cui l'Italia ha organizzato una serie di appuntamenti culturali per celebrare i suoi primi 150 anni dall'Unità. Probabilmente è dovuto al fatto che la metà degli argentini porta sangue o cognome italiano, fatto sta che a Buenos Aires possono contare su un vero e proprio evento non solo culturale, ma anche storico.
Al Museo de Bellas Artes è arrivato un paio di giorni fa, dal Museo Archeologico di Napoli, il Doriforo, copia marmorea del I secolo dopo Cristo di un'analoga statua bronzea, realizzata nel V secolo avanti Cristo dall'artista greco Policleto. E' la copia meglio conservata che sia arrivata alla nostra era, di qui la sua enorme importanza nella storia dell'arte e l'enorme valore del suo arrivo a Buenos Aires.
E' Clarin, entusiasta per questo storico regalo temporaneo dell'Italia, che aiuta a capire il clima euforico vissuto nel Museo de Bellas Artes all'arrivo del Doriforo: "Ieri, tra gru, poliziotti, agenzie di assicurazioni internazionali, membri dell'ambasciata italiana in Argentina e personale specializzato (coordinavano un simile spiegamento di forze Adriana Rosenberg, consulente del Museo, e il suo direttore, Guillermo Alonso), la grande cassa azzurra di legno che conteneva un'altra cassa più piccola con dentro la scultura, piena di materiale ammortizzante per i colpi, era portata, attraverso rampe meccaniche, fino alla hall principale, dove è stata sistemata l'opera. Quando la cassa piccola è stata aperta, è cominciato l'altro lavoro, dato che la scultura è arrivata avvolta come una mummia, in materiale speciale".
La presenza del Doriforo a Buenos Aires è un vero e proprio evento culturale, al di là dei festeggiamenti dell'Unità d'Italia, o, forse, si potrebbe dire, che proprio la presenza del Doriforo sottolinea i rapporti speciali tra l'Italia e l'Argentina: è infatti la prima volta che la statua lascia Napoli da quando è stata ritrovata, nel XVIII secolo, a Pompei; non è mai stata prestata prima per alcuna mostra o alcun evento speciale. "Non aveva mai viaggiato prima, se non da Pompei a Napoli" sintetizza Giuliana Dal Piaz, funzionaria della Cultura nell'Ambasciata italiana a Buenos Aires. Ed è ancora lei che spiega a Clarin il senso del Doriforo in Argentina: "Volevamo portare in Argentina un'opera antica e greco-romana e crediamo che il Doriforo rappresenti un nesso tra l'Italia di oggi e quella antica, abbiamo pensato che valeva la pena portare quest'opera. Questa scultura rappresenta anche l'Italia di oggi, quella nata dopo l'antichità. E rappresenta anche noi, i suoi eredi".
Il Doriforo supera i 2 metri d'altezza e i 750 kg, nella sua parte posteriore ha due fori, in cui erano infilati i ferri che, a Pompei, lo tenevano fermo a una parete della palestra in cui fu trovato.
A Buenos Aires sarà esposto all'ingresso del Museo de Bellas Artes e la sua presenza sarà inaugurata il 1° aprile dal Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, in visita ufficiale in Argentina.
Per l'Argentina, un Paese più giovane dell'Italia (anche se curiosamente è nato ben prima dell'Italia unitaria), avere una statua così antica, che racconta una civiltà lontanissima, eppure presente nella cultura di molti suoi figli è "tutto un lusso" come scrive Clarin. "E' come portare una parte significativa delle rovine di Pompei a casa nostra, qualcosa che ha un grande significato per noi, dato il gran numero di molti ndiscendenti di italiani che viviamo nel Paese (il secondo cognome dell'autrice dell'articolo è decisamente italiano NdRSO). Perciò, benvenuto Doriforo! La tua storia è anche la nostra storia".

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