L'annuncio dell'addio di José Luis Rodriguez Zapatero non è stato un fulmine a ciel sereno. I principali quotidiani spagnoli avevano già pronti i loro articoli di bilancio e di analisi, così come si fa con gli attori un po' avanti negli anni, per i quali si hanno pronti i coccodrilli, in modo da non essere colti di sorpresa.
Enigma Zapatero, uno dei primi articoli apparsi su elpais.com subito dopo l'annuncio del presidente, me ha encantado. Perché è giusto ricordare le luci e le ombre di quest'uomo carismatico che ha regalato alla Spagna i più straordinari cambiamenti sociali che si potessero immaginare in un Paese cattolico e mediterraneo. Se è stata vera gloria, lo dirà il futuro. Oggi c'è la tristezza di una pagina che si chiude e la consapevolezza di un leader che, in ogni caso, ha regalato al suo Paese progressi altrove ancora inimmaginati. Solo per questo, è valsa la pena.
PS Leggete tutti gli insulti che gli sono arrivati dalla destra in questi sette anni di potere. Non se li è inventati il giornalista. Questa è il destra-style, a ogni latitudine, a quanto pare.
Un giorno, quattro anni fa, una persona molto vicina al presidente, molto, mi ha detto: "Ti sembrerà un'esagerazione, ma credo che José Luis, al fondo fondo, non lo conosce neanche Sonsoles"
Ha appena annunciato il suo ritiro un uomo che non conosciamo. E' arrivato come un enigma, se ne va come un enigma. Ma sappiamo di lui alcune cose: per esempio: che è il primo presidente di sinistra che ha governato questo Paese dalla democrazia; che gli è interessata più la politica del potere; che non ha saputo o voluto avere un buon rapporto con i mezzi di comunicazione (e ha dato libertà a quelli che poteva controllare, TVE); che durante i suoi mandati si è avanzati in temi di uguaglianza e diritti civili più che negli ultimi 100 anni; che è una rara mescola di ingenuità e astuzia, di umiltà e arroganza; che almeno durante la prima legislatura credeva tutto quello che diceva: che è un femminista radicale. Sappiamo anche che la destra, che nessuno ha irritato tanto quanto lui, ha detto che la sua capacità per il Male (con la maiuscola) non ha limiti, che è un tonto, che i suoi modi gentili occultano un lupo assetato di sangue, che è un risentito, un simulatore, un viscerale con ossessioni politicamente inconfessabili, che è un inconsistente, uno stupido, un inutile, un sempliciotto, un incapace, un complessato, un vigliacco, un prepotente, un bugiardo, un instabile, uno sleale, un pigro, un ingenuo, un irresponsabile, un vendicativo, un debole, un arcangelo, un settario, un radicale, un indecente, un hooligan, un propagandista, un pasticcione, un eccentrico, un dissimulatore, un truffatore, un agitatore, un fallito un trituratore costituzionale, un equilibrista, un mendicante di tregue, un traditore dei morti...
Sappiamo che ha legiferato a velocità di vertigine sul visibile, ma anche sull'invisibile: nel suo primo mandato, per esempio, ha soppresso la balbuzie come causa d'esclusione nell'accesso all'impiego pubblico, si è aumentato del 30% l'inserimento nel lavoro di persone con handicap, si è approvata una legge che riconosceva la lingua dei segni (antichissima rivendicazione dei sordi) e l'assistenza gratuita a persone con handicap, sappiamo che ha eliminato dalla legge del divorzio la necessità di un colpevole... Sappiamo che quando affermava che si proponeva togliere potere ai potenti per darlo ai cittadini era convinto di poterlo fare.
Sappiamo che gli spiaceva davvero che i cittadini votassero ogni quattro anni, mentre i potenti lo facevano tutti i giorni dell'anno. Sappiamo che poco dopo essere arrivato alla Moncloa disse che la sua biografia stava per arrivare. Sappiamo che aveva un lato visionario tanto pericoloso per lui quanto per i contribuenti. Sappiamo che questo lato visionario fu quello che lo ha spinto a credere di essere destinato a chiudere del tutto con l'ETA o a fermare la crisi con un solo ordine. Sappiamo che a settembre 2010 si è riunito a New York con i banchieri e i rappresentati dei fondi d'investimento più importanti degli Stati Uniti per chiedere aiuto. Sappiamo che quella riunione è stata la cosa più simile alla scena di un presidente costituzionale che chiede clemenza a un governo di fatto. Sappiamo che a partire da allora (anche se già da prima) Zapatero ha iniziato a fare tutto il contrario di quello in cui aveva creduto. Sappiamo che ha iniziato a governare senza convinzione. Sappiamo che se in quel momento si fosse dimesso, lasciando che facessero il lavoro sporco quelli che credevano nella necessità (e nel piacere) di sporcarsi, oggi sarebbe un mito della sinistra. Sappiamo che il destino di tutti i nostri presidenti è uscire male dalla Moncloa. Sappiamo che Zapatero credeva che sarebbe sfuggito a questo destino. E sappiamo già che non è così.
Sappiamo che disse che non ci avrebbe deluso.
Sappiamo che ci ha deluso (forse che ha deluso se stesso).


lo dici bene, e chiaro.
chi non ricorda cos'era la Spagna prima di Zapatero non ha buona memoria.
e molto elegantemente mi Presidente permette che tutti i criticoni -del suo partito e fuori, compreso la boriosa Rosa Diez- abbaino spazio per dimostrare di valere anche solo la metà di lui.
Scritto da: Paolo, por supuesto | 02/04/2011 a 17:54
mi ci vorranno un paio di giorni per riprendermi dalla notizia. Non è che non me lo aspettassi, non è stata una sorpresa per nessuno. Ma l'idea che sia una pagina che si chiude è veramente triste: ha dato visibilità e diritti a così tante minoranze che spero il PSOE non le perda di vista sul serio. In alcuni siti web spagnoli e sullo stesso Twitter ci sono sfilze di ringraziamenti di omosessuali, madri singles, donne, persone non autosufficienti, persone che non avevano spazio e che grazie alle sue politiche l'hanno trovato. Io credo che con il tempo anche quelli che adesso sono cabreados gli riconosceranno tutto quello che ha fatto per fare della Spagna un Paese che vale la pena.
Scritto da: rottasudovest | 03/04/2011 a 15:56