La cucina spagnola trionfa negli Stati Uniti. Ferrán Adriá ha appena annunciato l'interesse di Hollywood per la storia di El Bulli, per anni il miglior ristorante del mondo e dal 2014, dopo una chiusura di due anni, una delle Fondazioni culturali sulla cucina da tenere d'occhio.
Però il vero ambasciatore della cucina iberica negli States è José Andrés, 41enne cuoco asturiano, noto anche in Spagna per una rubrica tenuta per anni in tv. Washington José Andrés ha introdotto le tapas e ha costruito un piccolo-grande impero economico e culinario, che conta su vari ristoranti e programmi televisivi.
Ieri ha vinto il premio James Beard, come miglior chef degli Stati Uniti del 2011; un premio che ha ottenuto grazie a Minibar, un piccolissimo locale aperto nel 2003, in cui possono mangiare solo sette persone alla volta, che possono scegliere tra le 30-35 tapas della cucina d'avanguardia del menù. Ovviamente riuscire a mangiare in questo locale è una sorta di mission impossible.
José Andrés, con locali a Washington, a Los Angeles e a Las Vegas, è adesso interessato non solo al suo impero economico, ma anche alle politiche culinarie. "La cucina è uno strumento molto potente che abbiamo nelle nostre mani. Non solo gli chefs, ma tutti coloro che sono coinvolti nell'alimentazione. L'uso appropriato del cibo può battere la fame. Abbiamo la responsabilità di assicurarci che non solo questo grande Paese, ma il mondo intero faccia un uso migliore degli alimenti" ha detto subito dopo aver ricevuto il premio.
E' che il cuoco spagnolo non accetta l'idea statunitense secondo la quale bisogna sempre servire grandi porzioni per soddisfare i commensali ed è impegnato attivamente nella promozione di una cucina sana. "Quando cerchiamo di adottare nuove leggi sanitarie, consultiamo i medici, gli specialisti in medicina. Nella pianificazione dell'urbanismo si parla con i migliori architetti. Come è possibile che quando si parla del modo di alimentare gli States non si parla mai con i cuochi?" si è chiesto in un'intervista. A Washington ha rapporti frequenti con i politici, lo si vede intrattenersi con i deputati e i membri del Gabinetto di Barack Obama che mangiano nei suoi ristoranti. "Mi interessa il significato degli alimenti nella nostra vita" dice.
E questo entusiasmo e questa passione per la cucina e per il suo ruolo culturale fanno venire in mente una lotta simile, che conduce migliaia di km più a sud Gastón Acurio, il miglior cuoco latinoamericano e intenso promotore della cucina peruviana, considerata una delle cucine etniche in maggiore ascesa, grazie all'immensa ricchezza della biodiversità del Perù. In nome della cucina del suo Paese, Acurio è uno dei più strenui difensori della biodiversità peruviana e uno dei più strenui oppositori degli alimenti geneticamente modificati. Il rifiuto degli OGM e la difesa della biodiversità, sostiene lo chef, servono a promuovere la dignità dei campesinos, che coltivano prodotti unici al mondo, e servono a dare più prestigio alla marca Perù, in grado di diventare un vero e proprio riferimento mondiale, grazie all'unicità dei suoi prodotti.
Dovremmo ascoltare di più questi migliori chefs del mondo.
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