Il 27 giugno il Parlamento Europeo approverà le misure stabilite l'11 marzo dai 17 Capi di Stato e di Governo dell'eurozona per risolvere la crisi economica e favorire la competitività dell'area, contro il grave indebitamento pubblico che sta falciando intere economie. Il Patto dell'Euro propone misure durissime per i cittadini dei Paesi in crisi economica, con tagli sociali che potrebbero condizionare il benessere di milioni di persone; per i suoi sostenitori il Patto è l'unico modo per rompere il circolo vizioso di indebitamento, pressione speculativa, bancarotta e riscatti che mette in pericolo mezzo continente; per i suoi detrattori è un modo per impoverire ancora di più i cittadini, attraverso tagli sociali, moderazione salariale, flessibilità e perdita dei diritti, con vantaggi soprattutto per chi è stato causa della crisi. Per questo gli indignados spagnoli stanno facendo nelle reti sociali un'intensa campagna contro il Patto e hanno organizzato per il 19 giugno una manifestazione di protesta. Nelle reti sociali si parla anche della richiesta di un referendum europeo, affinché siano gli stessi europei a decidere se sono disponibili a un cambio così drastico di stile di vita e a una perdita così grave di diritti conquistati in decenni di lotte, lasciando ai sistemi bancari, responsabili della crisi, i privilegi ottenuti.
Su 20minutos.es, un lungo articolo offre anche 10 domande e risposte sul Patto dell'Euro. Eccole anche in italiano.
- Da dove ha origine il Patto dell'Euro?
Il Patto dell'Euro è una versione soavizzata ed "equilibrata" del Patto di Competitivà promosso dalla Germania a febbraio, come condizione per accettare un aumento del fondo di riscatto dei Paesi in difficoltà economica. Si è adottato nel terzo Consiglio Straordinario celebrato dai Paesi dell'Eurozona. I due antecedenti avevano avuto luogo dopo la caduta di Lehman Brothers, a ottobre 2008, e in conseguenza della caduta dell'economia greca, a maggio 2010.
- Quali sono i suoi obiettivi generali?
Il Patto è un impegno formale. Tutti gli Stati che formano parte della moneta unica si impegnano a seguire una serie di politiche economiche comuni, con proposte per correggere gli aspetti che hanno fallito delle loro economie. Si tratta di far sì che le imprese che usano l'euro sui mercati mondiali siano più forti, cosa che, in teoria, garantirà il flusso commerciale ed esportatore della UE, una maggiore stabilità finanziaria, Stati meno indebitati e una crescita economica più sostenibile. Per questo si stabiliscono una serie di principi base. I cinque comandamenti principali sono: favorire la competitività, favorire l'occupazione, aumentare la sostenibilità delle finanze pubbliche, rafforzare la stabilità finanziaria econtrollare il deficit.
- Come si vuole favorire la competitività?
Vincolando i salari alla produttività. I firmatari del patto dicono che per migliorare la competitività bisogna abbassare le spese, iniziando dai costi del lavoro e questo, secondo loro, si può ottenere solo moderando gli stipendi. Come? Rivedendo gli accordi (i contratti, per esempio) per ridimensionare possibili aumenti accordati precedentemente che non dipendono dall'andamento dell'impresa, "decentralizzando i processi di negoziato" (cioè, più negoziati a titolo personale e meno a livello collettivo o statale) o evitando che i salari più alti del settore pubblico servano di riferimento a quelli delle imprese private.
Il Patto riconosce e "sollecita" l'intervento degli agenti sociali nei negoziati che vincoleranno gli stipendi alla produttività e non proibisce esplicitamente il legame tra salari ed inflazione, come si usa in Spagna.
L'altra gamba del patto è l'aumento della produttività in sé. Per questo il patto chiede "una maggiore apertura dei settori protetti", "il migliroamento dei sistemi educativi e la'umento dell'investimento in ricerca e sviluppo" e "migliorare le condizioni imprenditoriali".
- Come si vuole favorire l'occupazione?
I leaders europei scommettono sul ribasso delle tasse alle imprese, per spingerle all'assunzione di lavoratori e sulla cosiddetta formazione permanente, per aumentare la flessibilità lavorativa, più mobilità geografica, più disponibilità a cambiare lavoro, più impiegi temporanei "di qualità", ecc, e per ridurre il lavoro nero.
- Come si vuole aumentare la sostenibilità delle finanze pubbliche?
Il Patto insiste sulla necessità di garantire l'applicazione del Patto di Stabilità e Crescita, che obbliga a ridurre i deficit di bilancio sotto il 3%. Per questo raccomanda di riformare (razionalizzare per alcuni, privatizzare e ridurre secondo altri) il sistema delle pensioni, il sistema sanitario o le prestazioni sociali.
Rispetto alle pensioni, il Patto consiglia di vincolare l'età della pensione dei lavoratori alla media della speranza di vita di ogni Paese, come modo di riequilibrare gli squilibri e garantire la viabilità del sistema. L'idea è stabilire meccanismi permanenti di revisione delle pensioni, con possibili aumenti dell'età del pensionamento, quando la situazione economica lo esige.
- Come si vuole rafforzare la stabilità finanziaria?
Rafforzando e prestando una particolare attenzione al coordinamento delle politiche fiscali e la lotta contro l'evasione. Per quanto riguarda il coordinamento delle politiche fiscali, il patto è piuttosto vago, dato che si limita a segnalare che i firmatari "si impegnano a intavolare dibattiti strutturati sulle politiche tributarie".
I sindacati assicurano che questo coordinamento si applicherà solo alla base dell'imposta sulle società e finirà con il significare maggiore aumento dell'IVA (tassa che pagano tutti nella stessa percentuale, a prescindere dai loro redditi).
- Il Patto dice qualcosa sulle pratiche delle banche o la speculazione?
Non molto. Indica che le entità finanziarie "effettueranno periodicamente prove rigorose di resistenza". In questo senso il patto sfiora appena modi concreti per evitare le pratiche delle banche come quelle che sono risultate letali per le economie di molti Paesi. Non raccomanda neanche esplicitamente come incentivare il credito e il consumo privato, né approfondisce la necessità (o meno) di ridurre la libertà di cui godono attualmente i mercati finanziari speculativi.
- Come si pretende di ridurre il deficit?
Limitandolo per legge. Le rispettive legislazionni nazionali dovranno imporre limiti, tanto al debito pubblico quanto al deficit dello Stato.
- Come renderanno conto gli Stati?
I Paesi del'eurozona, secondo l'accordo, dovranno annunciare impegni annuali su questi aspetti e dovranno presentare i risultati entro 12 mesi.
Il successo delle riforme che inizieranno dipenderà in buona misura, non solo dai risultati economici, ma anche dalla protesta sociale e dalla conflittività del lavoro che genereranno, in virtù di come saranno tradotti, per esempio, gli accordi sulla moderazione salariale o dell'effetto che il controllo del debito avrà sulle pensioni e sulle politiche assistenziali dirette ai più deboli.
- Che margine di libertà hanno gli Stati?
In linea di principio il Patto da libertà ai governi per decidere le misure da adottare per raggiungere questi obiettivi. Questa decisione si è adotata con l'obiettivo di risolvere le reticenze di alcuni soci alle imposizioni tedesche. Secondo il documento, "gli Stati membri seguiranno gli obiettivi d'accordo con le politiche scelte (…) La scelta delle politiche specifiche necessarie è responsabilità di ogni Paese".




.....sempre piu schiavi.....
Scritto da: sonoio | 16/06/2011 a 10:04
Incredibile che cercando su youtube e google notizie sul patto per l'euro non esca nulla a riguardo se non che in Spagna ci sarà una manifestazione.
Scritto da: Emanuele | 19/06/2011 a 11:39
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-05/codice-europeo-difesa-euro-081145.shtml?uuid=Aadjhs5C&fromSearch
http://ricerca.gelocal.it/corrierealpi/archivio/corrierealpi/2011/03/12/BA9PO_RA801.html
http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=12648&catid=39&Itemid=68
sono solo i primi che ho trovato in italiano, e senza riferimenti alla spagna, cercando su Google "Patto dell'euro"; sono articoli datati marzo 2011 e sono d'accordo sul fatto che i media italiani stiano tacendo non solo delle manifestazioni in corso in Spagna da un mese, ma anche sui tagli che il Patto dell'euro imporrà.
Scritto da: rottasudovest | 19/06/2011 a 12:52