I primi atti politici di Bildu nei Paesi Baschi non sono piaciuti a Madrid, non solo al PP, che ha un motivo in più per attaccare il Governo, ne avesse mai bisogno, ma anche al PSOE e a chi crede che la presenza sulla scena politica di una formazione che rappresenti l'indipendentismo radicale, una volta caduta l'ETA, sia necessaria. A parte iniziative tipo la scomparsa delle bandiere spagnole o dei ritratti del re Juan Carlos dai Comuni governati da Bildu, ci sono anche atti politici che non sono piaciuti. L'ultimo è il pbblico sostegno dato dal presidente della provincia di Gipuzkoa Martin Garitano ai familiari dei terroristi dell'ETA in carcere. Alcuni giorni fa, li ha invitati ad assistere al via alle feste patronali di Vitoria da una posizione privilegiata, dimenticando di invitare anche le vittime di chi è in carcere. E quando gli è stata fatta notare la sua insensibilità verso tutte le parti coinvolte nel conflitto basco, compresi, ha sottolineato il PP, "gli assassinati e i minacciati dall'ETA", ha sostenuto che c'è un tempo per tutto.
Il rischio che Bildu si giocasse le simpatie di chi ha sostenuto la sua legalizzazione a Madrid è stato (ed è) talmente alto, che nella formazione devono aver iniziato a riflettere. Così oggi il portavoce di Bildu, e segretario generale di Eusko Alkartasuna, uno dei partiti della coalizione, Pello Urizar, l'assessore alla cultura di Gipuzkoa Ikerne Badiola e la responsabile dei Diritti Umani e Memoria Storica della provincia di Gipuzkoa Marina Bisadoro, anch'esse membri di EA, hanno partecipato a un omaggio in ricordo dell'imprenditore Joxe Mari Korta, assassinato dall'ETA 11 anni fa, a Zumaia, cittadina della provincia di Gipuzkoa. Grande assente, il presidente Martin Garitano.
All'atto c'erano anche la vedova e i figli dell'imprenditore assassinato, che sono stati salutati dai rappresentanti di Bildu, alla presenza di altri familiari di vittime del terrorismo etarra.
Con questa presenza all'omaggio a una vittima dell'ETA, Bildu ha voluto mostrare "il suo serio impegno per lavorare in favore di tutte le vittime" ha detto Pello Urizar. "Il tempo ci darà ragione, questo è un piccolo passo, una piccola dimostrazione che si accentuerà nei prossimi mesi". Per Urizar è importante che Bildu partecipi ad atti di questo tipo "per non dimenticare il passato e renderci conto che abbiamo un impegno ferreo affinché non ritorni ed entriamo tutti in una dinamica di futuro normalizzato e in pace con tutti". Il leader della formazione abertzale ha sottolineato ancora una volta che "Bildu è impegnata a lavorare per il rispetto di tutte le vittime".
Un concetto che i primi atti della formazione hanno messo in dubbio. Le parole di Garitano, che alcuni giorni fa considerava "prematuro" parlare del dolore delle vittime dell'ETA e della partecipazione di Bildu agli omaggi alle vittime della banda terrorista, non sono piaciute non solo al PP, ma anche allo stesso Governo. E' che un po' tutti si aspettavano che Bildu, il cui successo elettorale è stato inaspettato, si impegnasse in maniera più esplicita per il dissolvimento dell'ETA. Non basta dire fumose parole sul rifiuto della violenza, se poi non si chiede agli etarras di abbandonare una volta per tutte le armi. E non si può parlare d'intesa e futuro di pace se la prima cosa che si fa, una volta arrivati al potere, è togliere le bandiere spagnole dai Comuni, perché, per quanto si sia la prima forza, c'è sempre una parte della società che si sente spagnola. E non si possono togliere le scorte ai consiglieri minacciati, negli spazi interni dei Comuni, sostenendo che lì la sicurezza è garantita dagli stessi comuni. Insomma, Bildu ha fatto molti passi falsi e ha deluso molte aspettative.
Manca anche il comunicato definitivo dell'ETA, che annuncia la sua dissoluzione e che Bildu non sollecita. E' un comunicato che evidentemente potrebbe cambiare anche il corso della campagna elettorale, e probabilmente proprio per questo non arriva, grazie alla resistenza dei duri della cupola etarra, più a loro agio con un governo popolare per giustificare la loro esistenza. L'ultimo a chiedere a Bildu un passo per la fine della violenza etarra è stato il vicecoordinatore della formazione abertzale Aralar, Jon Abril. "Bildu ha una grande responsabilità e deve rispondere al sostegno sociale ottenuto nelle elezioni di maggio" ha sostenuto. Dunque non solo deve chiedere all'ETA che abbandoni definitivamente la violenza, ma deve anche "riconoscere e riparare" la sofferenza delle vittime. Il mondo abertzale è in agitazione, davanti al comunicato che non arriva, nonostante si sappia che la maggioranza dei dirigenti etarra sia favorevole all'abbandono delle armi, e davanti ai primi gesti di Bildu, che appaiono inadeguati, per insufficienti, alle circostanze. Che Bildu sia arrivata per sparigliare le carte in Euskadi e per rilanciare la sua scommessa per l'autodeterminazione e la sovranità dei baschi, lo dimostra anche la sua ultima proposta, lanciata alcuni giorni fa. Una grande alleanza del nazionalismo basco, dal moderato PNV, per anni al governo a Vitoria e puntello dei governi socialisti e popolari di Madrid senza maggioranza assoluta, fino alla sinistra indipendentista, in vista delle elezioni del 20 novembre. Un'alleanza che potrebbe influire sugli equilibri di Madrid, se il PP non ottenesse la sospirata maggioranza assoluta. Il PNV se n'è già chiamato fuori, le altre forze della galassia abertzale ci stanno pensando…
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