33mila firme in meno di 24 ore per la richiesta di un referendum sulla riforma della Costituzione annunciata ieri dal premier José Luis Rodriguez Zapatero, per inserire il limite alla spesa pubblica. Gli indignados sul piede di guerra, che hanno già annunciato assemblee in buona parte delle città spagnole per discutere la contro-risposta al presidente.
Perché, Zapatero, perché? viene da chiedersi. Perché affondare in questo modo la candidatura di Afredo Pérez Rubalcaba e qualunque speranza di contenimento della sconfitta alle elezioni del 20 novembre? Perché non c'è solo la riforma costituzionale senza referendum, che smentisce tutte le complicazioni inventate in questi anni per non toccare la Costituzione, neanche per togliere la prevalenza dell'uomo sulla donna nella successione al trono. Tra le tante misure annunciate da Zapatero ce n'è anche una che niente ha a che vedere con la sinistra: l'abolizione del limite del numero dei contratti temporanei oltre i quali le aziende sono costrette ad assumere il lavoratore contrattato. E non solo. C'è pure l'innalzamento a 30 anni dell'età fino a cui è possibile usare i contratti temporanei. Praticamente il PSOE propone una società spagnola ostaggio dei contratti temporanei, proprio quello che aveva promesso di impedire all'arrivo al potere, dopo gli otto anni di José Maria Aznar, che avevano precarizzato un'intera generazione.
Si dice sempre che il presidente abbia preso molto sul serio il ruolo di salvatore della patria, disposto a sacrificare carriera e reputazione pur di salvare la Spagna dalla crisi e dal salvataggio internazionale. Ci sono molti commenti, sui quotidiani di oggi, sull'inspiegabile giro dato da Zapatero in quest'ultima parte del suo mandato. Questo di El Periódico de Catalunya, intitolato La figuraccia dei socialisti e firmato da Carlos Elordi, è uno di quelli che ho trovato più interessanti. In spagnolo è qui.
Se non fosse stato già sufficientemente chiaro, il passo dato ieri da José Luis Rodriguez Zapatero conferma il grave errore che ha commesso a maggio, quando ha deciso di prolungare la legislatura, nonostante la formidabile sconfitta sofferta dal PSOE nelle elezioni locali. Perché da allora il suo Governo non ha fatto altro che navigare senza direzione, alla deriva delle pressioni esterne, straniere e spagnole, adottando misure che, oltre a essere impopolari, contraddicono quello che rimane delle idee socialiste. Ma con tutto questo non solo non è riuscito a migliorare le possibilità elettorali del PSOE, ma ha compromesso lo stesso futuro del partito.
La riforma della Costituzione per introdurre una norma che limita la spesa dello Stato e delle regioni è un'imposizione del Governo di Angela Merkel e la sua accettazione, da parte di Zapatero è destinata fondamentalmente a convincere l'opinione pubblica tedesca che non è così strampalato che il suo Paese appoggi finanziariamente il nostro. Con il più elementare degli argomenti: che la Spagna applica le regole tedesche. Ma queste norme rispondono a tradizioni politiche e costituzionali specifiche, una traiettoria che poco o niente ha a che vedere con la nostra.
Date le circostanze terribili in cui si trovano il nostro debito pubblico e privato, sicuramente non c'era altro rimedio che accettare l'imposizione. Ma questo non toglie che l'introduzione nella nostra Costituzione di un elemento strano e molto rilevante costituisca un fatto straordinario che, a medio e lungo termine, può propiziare un cambio sostanziale della concezione del nostro Stato delle regioni (da notare: a Madrid la sinistra è preoccupata per le conseguenze della riforma sullo Stato sociale, a Barcellona sono preoccupati per le conseguenze sull'autonomia delle Comunidades e, dunque, della Catalogna NdRSO). Un atto che si sarà realizzato con una facilità ingiustificabile, senza alcun dibattito, come se non avesse importanza.
I socialisti si sono caricati sulle spalle la responsabilità di un passo che può mandare al baule dei ricordi tutte le posizioni che il PSOE ha avuto finora in materia. Un PP sempre più caratterizzato dagli atteggiamenti neocentralisti si è liberato dal dover fare questa figuraccia, di affrontare la parte dell'opinione pubblica che probabilmente avrà preso la misura come un affronto. E sicuramente senza aver perso un solo voto, chissà se avendone invece guadagnato qualcuno, grazie alla nuova immagine di debolezza che hanno appena dato i suoi rivali. E' da sospettare che al PSOE sarebbe andata meglio se la riforma l'avesse proposta un Governo di destra.
Ieri Alfredo Pérez Rubalcaba sembrava sopraffatto dagli eventi. La sua spiegazione, che Zapatero lo ha convinto dell'opportunità della riforma costituzionale quando gli ha detto che Mariano Rajoy era d'accordo è, quantomeno, molto povera. La sua insistenza nel difendere la scelta contraria fino a poche settimane fa neanche migliora la sua immagine di buon calcolatore. Ma la cosa peggiore per lui, risultato elettorale a parte, è vedere come orienterà, a partire dal 20N il suo lavoro di leader dell'opposizione su questo argomento, che tutto indica sarà cruciale nella futura legislatura.
SI SON LETTERALMENTE TAGLIATI LE BALLE
Scritto da: da Aido a Zapatero il mio blog ispanosocialista | 24 agosto 2011 a 17:07
io sembro Mourinho, con porque? porque? porque? Perché non le ha fatte fare al PP 'ste cose?! ha immolato non tanto se stesso ché già si sapeva, ma cavolo, ha tolto ogni possibilità a Rubalcaba! chi lo vota, adesso?! qui il PP farà un pieno che neanche il 22 maggio! ;(
Scritto da: rottasudovest | 24 agosto 2011 a 17:53