El País ha lanciato oggi una nuova rivista, chiamata semplicemente Sábado (il suo sito web è smoda.elpais.com). Una delle protagoniste di questo primo numero è Carme Chacón, che ha appena traslocato dal Ministero della Difesa, dove è stata costretta a vivere negli ultimi anni per questioni di sicurezza, alla casa in cui viveva prima, per garantire al figlio Miquel l'accesso a una scuola pubblica del centro di Madrid e perché la famiglia aveva ormai voglia di cambiare aria, "non perché il Ministero della Difesa sia davanti al Santiago Bernabéu e io sono culé, ma perché il quartiere in cui si trova non ha vita nel fine settimana".
Carme Chacón ha 40 anni ed è uno dei simboli della Spagna di José Luis Rodriguez Zapatero e dei suoi governi paritari: la ricorderete tutti, primo Ministro della Difesa incinta, passare in rivista la truppa, poche settimane prima della nascita di Miquel, tre anni fa. Fino al suo arrivo sembrava così contraddittorio immaginare una giovane donna incinta, portatrice di vita, alla guida di un Ministero che deve anche preparare la guerra. E invece quella sua immagine di tre anni fa, è stata anche un messaggio di speranza, perché, in fondo, chi meglio di una donna incinta può proteggerci dalle minacce alla pace?
Con Trinidad Jiménez, Ministro degli Esteri, è stata considerata per anni una delle chicas di Zapatero, ma non capite male, influenzati dalla becera presidenza berlusconiana in Italia: in Spagna non bisogna passare nella residenza privata del Presidente del Governo, a rallegrare le sue cene eleganti, per avere un ruolo di primo piano in politica e nel Governo. Essendo un Paese che si sta impegnando a valorizzare le sue donne e contando su un Presidente del Governo dalla vita privata che non conosce eccessi né commistioni con quella pubblica (nel senso che le sue eventuali amanti non finiscono con il ricoprire per questo incarichi pubblici), le donne di Zapatero, come quelle di Aznar e di Gonzalez prima di lui, sono arrivate ai vertici della politica grazie all'impegno, alla passione e al talento.
Chacón ha iniziato dal basso, a suon di sacrifici. Per potersi pagare gli studi di Diritto all'Università, ha lavorato nel dipartimento gonne e camicette del terzo piano di un centro commerciale della Diagonal di Barcellona, rivela a Sabado. "Mi è servito molto per sapere cos'è la vita" commenta adesso il Ministro della Difesa "non fosse stato per le borse di studio di Felipe González non avrei mai potuto farlo". Per questo, scherzando, si definisce la niña de Felipe (ma pare che sua nonna, che ha cresciuto lei e la sorella, perché la madre "si alzava alle 6 di mattina per andare a lavorare e ci portava dai nonni fino alle 9, quando loro ci accompagnavano a scuola", era "innamorata" del primo presidente socialista spagnolo).
Rivela anche che nel suo armadio ci sono soprattutto firme spagnole e si definisce "militante" quando di difendere la moda spagnola si tratta: "Como soprattutto moda e disegnatori spagnoli e lo faccio personalmente, per questo mi manca non avere più tempo. Cerco capi che siano come una seconda pelle e che mi vadano come un guanto. Soprattutto tailleur e vestiti, che sono la cosa più comoda per lavorare" Le gonne sono la cosa meno presente nel suo armadio, ma non mancano scarpe e stivali, che, confessa, sono la sua perdizione. E la sua difesa della moda spagnola la porta a dichiarare che "in un momento in cui le esportazioni tirano l'economia, l'Istituto di Commercio Estero dovrebbe avere un dipartimento per la moda. Dovremo rivedere come trattiamo i nostri creatori". D'accordo, Carme, la moda spagnola (soprattutto il settore delle calzature) è la grande sottovalutata d'Europa.
Nella libreria di casa sua, oltre a molti libri, anche molte foto, in cui appare con personalità incontrate nel corso della carriera (c'è anche una foto scattata con il cellulare di re Juan Carlos) e con il figlio Miquel. Ci sono anche alcuni libri stampati dal nonno materno, che è una figura chiave per il suo impegno politico: "Mio nonno Paco usava dire: "La storia del mio Paese mi ha rubato la gioventù" E io non lo dimenticherò mai. Era anarchico, è andato in guerra a 15 anni, è stato nei campi di concentramento e in carcere". Anche i genitori sono figure chiave nella sua passione politica: sua madre è avvocata, suo padre pompiere, lei catalana, lui andaluso, come capita in tante famiglie della Catalogna, dove l'emigrazione andalusa ha segnato la storia e l'economia contemporanee (il precedente presidente della Generalitat, il socialista José Montilla è di origini cordobesi, primo presidente non catalano doc, sebbene sia stato uno dei più nazionalisti). "Mia madre ha studiato Diritto quando noi andavamo già a scuola. Quando lei studiava, mio padre non ci lasciava entrare per darle un bacio fino alle 10 di sera. Adesso ci lamentiamo, ma le nostre madri hanno vissuto peggio" commenta, mentre a chi legge viene alla mente quest'uomo eccezionale che dev'essere stato suo padre, che invece di frustrare le ambizioni di sua moglie, con i sensi di colpa circa le responsabilità familiari trascurate, l'ha sostenuta, lasciandole lo spazio e il tempo di studiare e di essere la persona che voleva essere, accanto a, e non nonostante, lui.
Forse pensando anche a sua madre e ai suoi sacrifici, più avanti, nell'intervista, dice di essere d'accordo con la direttrice del FMI, Christine Lagarde, che tra due candidati, uomo e donna, con la stessa preparazione, sceglierebbe la donna perché "la donna ha fatto molto più dell'uomo per arrivare dove è arrivata. La Spagna fino a 20 anni fa proibiva alle donne la carriera militare. Oggi è il secondo Paese europeo per numero di donne nelle sue Forze Armate e uno dei quattro del mondo, con Norvegia, Canada e Asutralia, con donne in un sottomarino. Abbiamo fatto enormi progressi nella sfera pubblica, ma non in quella privata. Sprecare il talento di metà della popolazione mi sembra rovinoso". Anche per questo un suo punto di riferimento della politica è Clara Campoamor, una delle donne dimenticate della Spagna, che durante la II Repubblica ha duramente lottato per conquistare il voto femminile. "C'è un allegato particolarmente bello in cui dice ai colleghi che sono contrari al voto femminile: "Non potete legiferare al margine della metà della società. Voglio ricordarvi che l'unica cosa che facciamo diversamente dagli uomini è partorire, tutto il resto lo facciamo insieme"".
Il 26 maggio si è presentata davanti alle telecamere con espressione molto seria e occhi lucidi per annunciare che rinunciava a presentarsi alle primarie del PSOE, lasciando così la strada libera ad Alfredo Pérez Rubalcaba, l'attuale candidato socialista alla successione di Zapatero. Avrebbe potuto essere la prima donna Presidente del Governo di Spagna. Il fatto di essere della generazione seguente, donna e catalana avrebbe potuto spingere molti militanti a ritrovare l'entusiasmo per intraprendere una nuova battaglia, nel nome della Spagna paritaria, aperta e rispettosa delle nazioni che la compongono cara a Zapatero. Il PSOE ha fatto un'altra scelta, Carme Chacón sorvola: "Ho la coscienza molto tranquilla, sapevo che, anche se lavoravo da tempo alla mia candidatura e avevo le idee e la voglia, dovevo prendere quella decisione per senso di responsabilità. E' una sensazione agrodolce, perché da una parte rinunci a una sfida in cui credi e dall'altra puoi dormire tranquilla. Se mi vedo come prima presidente spagnola? Mi diverte, perché in politica noi donne non siamo mai sufficientemente adulte e poi all'improvviso siamo diventate vecchie per occupare un determinato posto. Adesso penso solo a queste elezioni, in un momento molto duro. Di sicuro non mi passerò la vita in politica. Non lo voglio né per me né per i cittadini".
Delle due legislature del PSOE si sente soddisfatta: "Nella prima legislatura ho vissuto momenti molto speciali, come quando abbiamo approvato il matrimonio omosessuale e una donna mi ha detto: "Oggi avete fatto di mio figlio un uomo degno"" E nell'imminente campagna elettorale guiderà il Partito Socialista Catalano, numero 1 della lista di Barcellona, senza alcun rivale che abbia potuto pensare di farle ombra, quando le liste sono state definite (la legge elettorale spagnola, che buona parte della società chiede di cambiare, prevede liste chiuse e bloccate, con candidati selezionati dalla segreterie dei partiti, senza alcuna possibilità di scelta, attraverso il voto, da parte degli elettori). Suerte, Carme, la speranza di vederti alla Moncloa, prima donna e prima catalana, non è venuta meno.
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