Ho sempre pensato che dopo le elezioni del 20 novvembre la Spagna sarebbe stata uno dei Paesi più interessanti d'Europa. Da una parte i conservatori al Governo, alle prese con tagli e riforme che avevano rifiutato di sostenere durante la tappa socialista. Dall'altra una sinistra costretta a reinventarsi, a rinnovarsi e a guardarsi allo specchio del suo fallimento. Le cose non sono iniziate benissimo.
Sul versante governativo non siamo usciti dal "c'è bisogno di uno che faccia quello che c'è bisogno di fare", con cui Mariano Rajoy aveva sintetizzato il suo programma e la sua funzione, essendo chiaro che lui era quello che avrebbe fatto, ma ignoto cosa avrebbe fatto.
Sul versante socialista (e di sinistra), nel primo Comitato Federale per analizzare la sconfitta non c'è stata alcuna autocritica e si parla solo di spartizione del potere: la massima preoccupazione dei dirigenti socialisti, al momento, è come sbarrare il cammino a Carme Chacón, il Ministro della Difesa in funzione che si vuole candidare alla Segreteria Generale e a cui alcuni big hanno già fatto notare che, essendo catalana, la cosa sarà difficile (se ne riparlerà nel prossimo post), e a chiunque abbia intenzione di presentarsi e di offrire un'alternativa ad Alfredo Pérez Rubalcaba. Insomma, il PSOE ha iniziato il processo di rinnovamento con il piede sbagliato, chiudendosi a riccio a difendere la leadership di un dirigente che ha 60 anni ed è nella cupola del partito dai tempi di Felipe González. Ed è proprio la generazione di Felipe, che sta cercando di fare piazza pulita della generazione di Zapatero, che l'aveva espulsa dal potere, per riprendere le redini del PSOE. Non ci sono notizie dei 35-40enni e se il rinnovamento è il ritorno dei felipisti e dei guerristi, le cose non vanno benissimo.
Ci sono due articoli che parlano della disperante sinistra spagnola (perché la sinistra fa sempre disperare i suoi elettori, a tutte le latitudini e a ogni parallelo?!). Questo, uscito su publico.es, analizza la situazione che sta vivendo la sinistra spagnola dopo il crollo socialista e il successo di IU alle elezioni del 20 novembre. L'altro riguarda i rapporti tra PSOE e PSC e la difficoltà aggiunta che rappresenta l'essere catalano per arrivare alla segreteria di calle Ferraz e, in ultima istanza, alla Moncloa. Sarà nel prossimo post.
L'atteggiamento della sinistra dopo le elezioni ricorda la barzelletta del pazzo che, aperta la caccia, va in campagna a sparare alle anatre senza fucile. Dopo la sorpresa di vederne uno cadere abbattuto, il demente balbetta, mentre lo tiene in mano: "Ma se non avevo fucile….". L'anatra, aprendo un occhio, sussurra: "Canaglia, bello spavento che mi hai fatto prendere!"
Le elezioni sono il fucile fittizio in mano di una democrazia rappresentativa incapace di dare risposte. La politica di sinistra ha accettato, senza necessità, il ruolo dell'anatra. La caccia la apre e la chiude Goldman Sachs, e la campagna in cui questo scontro ha luogo non è altro che l'incompatibilità tra la democrazia e un modello economico che continua a gridare "non puoi dire la tua" e "dobbiamo fare quello che dobbiamo fare". La domanda, pertanto è pertinente: perché fa la morta, la sinistra?
Il PP ha avuto un risultato molto modesto: appena 560mila voti nuovi, meno di Zapatero nel 2008. Che il PP non abbia un programma confessabile lo pensano non solo 7 spagnoli su 10 che non lo hanno votato, ma anche "i mercati". Mai una maggioranza assoluta ha lasciato così freddo un Paese. I mercati, che sanno che più aggiustamenti sono più recessione, si curano la salute. La destra economica non ha mai smesso di essere marxista.
Il PSOE si è schiantato, anche se scarseggia la riflessione sulla ragione di fondo della sua debacle. Quanti hanno sono che i militanti socialisti cambiano la discussione ideologica con la giustificazione di politiche che hanno perso qualunque profumo socialista? La monarchia, la riconversione industriale, la NATO (il PSOE era anti-NATO, aveva promesso un referendum per uscirne, poi González lo promosse per rimanere nell'Organizzazione; fu la prima delusione dei militanti socialisti, negli anni 80 NdRSO), Maaestricht, la Legge dei Partiti (la legge di Aznar, appoggiata dal PSOE, che ha illegalizzato i partiti che giustificano la violenza armata; c'è chi la considera un attentato alla libertà di pensiero e d'espressione NdRSO), le riforme del lavoro… Perdere 4 milioni di voti ha il suo merito, anche se si pensa ai 5 milioni di disoccupati, agli sfratti, i cambiamenti, la disoccupazione giovanile, la disunione interna, la sottomissione ai rimproveri della Panzerdivision tedesca, la riforma costituzionale (il controllo del deficit inserito nella Costituzione a settembre NdRSO), la controriforma del lavoro, i prestiti alle banche o la cessione di Rota (la base militare di Rota, in Andalusia, è stata concessa agli USA poche settimane fa, giustificando il gesto con l'occupazione che porterà nell'area NdRSO), verrebbe da ripete come Girondo, che, conoscendo van Gogh, la cosa strana non era che si fosse tagliato un'orecchia, ma che non si fosse tagliato anche l'altra. 7 milioni di voti sono sorprendenti.
L'enorme aumento relativo di seggi di IU può produrre un eccesso di allegria solo se è accompagnato da una benda sulla coscienza. Appena il 12% dei voti perduti dal PSOE. 1,7 milioni di voti continuano a essere ben lontani dagli oltre 2 milioni di prima, nonostante l'aumento demografico, la crisi economia, il 15-M e la perseverante rinuncia del socialista PSOE a essere socialista.
Il 15-M ha annunciato una breccia generazionale. Può reinventare la sinistra quelli che l'hanno rovinata? C'è un accanimento della vecchia guardia di González contro Zapatero che quasi lo rende simpatico. Anche IU ha difficoltà a relazionarsi con le nuove generazioni. Queste che, non c'è più alcun dubbio, vivranno peggio dei loro genitori. Cosa offre loro la sinistra? Rassegnazione? Rimane senza risposta perché l'islamismo è capace di rappresentare lo scontento nel mondo arabo mentre in Europa la sinistra è incapace di ottenere il potere politico con un programma radicale. Un vuoto che invita a cercare risposte oltre i partiti. Un momento per la governance extraparlamentare?
Il naufragio della sinistra colpisce anche i sindacati. La mera possibilità che un ex segretario di CCOO (con UGT il principale sindacato spagnolo NdRSO) potesse essere Ministro del Lavoro con il PP dimostra la deriva di organizzazioni necessarie per i lavoratori, ma che si sono viste incatenate nella logica del sistema. Come i partiti sono finite in rigide norme fuori dalle quali, pensano, tutto è inverno.
Lo scontro tra Chacón e Rubalcaba può intrattenere il PSOE, anche se rappresentano davvero qualcosa di diverso? Due Ministri dello stesso Governo, che ha promesso cose e fatto altre. La nostra democrazia è matura per affrontare una domanda: cosa aspetta la sinistra del PSOE per creare una nuova forza emancipata? La risposta, però, non è semplice. IU non possiede la capacità d'attrazione sufficiente. Non l'ha avuta per invitare il 15-M a reinventare la politica. Avrà adesso la generosità che non ha avuto per aprirsi a cambi reali? Approfitterà la sua crescita per avere la benevolenza che gli è mancata e fare della rifondazione una pratica? Sarà la breccia del sistema nel sistema?
Il problema, in ogni caso, non è che stanno arrivando i tagli sociali e salariali, mutui selvaggi, la fine dei contratti collettivi, privatizzazioni o aumenti delle tasse alle classi popolari (tutto quello che il fascismo ha cercato di fare e non ha potuto), ma che la sinistra continui a pensare di mettere cerotti alle fessure di una diga. Se siamo davanti a un cambio del contratto sociale in Spagna e in Europa, bisogna tornare ai luoghi in cui si rielaborano i contratti sociali. Questi spazi sono nella società civile, nella stampa critica, nei centri sociali, università, scuole, uffici, fabbriche e piazze. E' il momento di mettere in moto tavoli popolari costituenti, che discutano le chiavi del nuovo modello. Tavoli in cui ci sia posto per chiunque condivida la necessità di gettare nuove basi per la convivenza in un momento di stanchezza della democrazia rappresentativa e del capitalismo liberista, aggravato dall'arrivo al modello di altri Paesi, Cina, Brasile o Russia, e in un momento di crisi ecologica.
terminato il sogno con Bruxelles, è il momento di pensare quale sia la nostra posizione internazionale dopo lo smantellamento industriale. Anche i nostri deficit energetici ed ecologici, la nostra speciale relazione con il Sudamerica e con il Mediterraneo, le nostre crescenti disuguaglianze e la necessità di trovare soluzioni che non presuppongano la rovina di altri popoli. Per questo sono necessari cittadini con coraggio. Se la sinistra politica si accontenta di rimanere sulla zattera dei naufraghi, non dovrebbe essere la bussola indirizzata su una sinistra sociale con maggiori ambizioni?
Commenti