Perché quando si tratta di caffè, ci sono due soli Paesi al mondo che non tradiscono mai, l'Italia e il Portogallo, e invece la Spagna non riesce a lasciare la mediocrità? si chiede il giornalista esperto di viaggi Paco Nadal, nel suo blog di viaggi di El Pais. Siccome il caffè non mi piace e non lo bevo sin dalla volta in cui, da bambina, ha smesso di piacermi, non posso aiutare a dare una risposta né raccontare esperienze personali a cavallo tra i due Paesi. Nadal, che si dichiara dipendente dal caffè, ma non esperto, chiede lumi a una collega e buona amica, Ana Lorente, specializzata in temi culinari e coproprietaria di una libreria dedicata alla gastronomia, A Punto. Le ipotesi che Lorente offre al successo italiano e portoghese e alle difficoltà spagnole, sono le seguenti:
"1 A chi fa il caffè, il caffè dovrebbe piacere, dovrebbe prenderlo e sentirlo. Se non gli dai importanza, non potrai mai prepararlo con amore. Fare un buon caffè è un'arte, non una cosa meccanica.
2 In molti bar tradizionali della Spagna si risparmia sulla qualità del caffè: si usa il più economico. Quello che arriva dalla torrefazione con toni già bruciati. Si tosta male e con molto zucchero e risulta molto amaro in bocca. Non gli viene in mente uno naturale, appena tostato e macinato, perché non perda qualità.
3 La cosa normale è che gli diano un ultrariscaldamento di vapore, pensando che così ne estraggono di più. E lo estraggono, ma estraggono anche tutto il negativo. La temperatura dell'acqua è fondamentale per ottenere un buon caffè".
Questa la teoria di Ana; Nadal da parte sua fa i complimenti a Italia e Portogallo: "Mi sorprende quando vado in Italia e vedo bar in cui hanno un dipendente impegnato esclusivamente a usare la macchina del caffè; solo lui può preparare il caffè. O quando vado in Portogallo e persino nella frazione più remota e nel bar più spartano ti preparano un espresso cremoso e pieno di profumi, servito sempre in una buona tazza". In Spagna non è così, e solo al pensare alle anonime tazze bianche "piene fino al bordo di un liquido scuro, senza crema né odore mi viene voglia di togliermi questo vizio".
Comunque per Nadal non è la Spagna il posto peggiore per bere un buon caffè: in testa ci sono i Paesi anglosassoni, USA in primis, "dove credono che un caffè possa stare tutto il giorno riscaldato in una brocca di cristallo per essere poi servito in bicchieri di carta da 250 cc", seguiti, incredibilmente, dal Messico, che è pur sempre un produttore di caffè, e dove, però, "la cosa normale è che tu chieda un caffè e di mettano davanti un barattolo di Nescafè, una tazza d'acqua calda e un cucchiaio". Superano la prova caffè di Nadal, senza raggiungere Portogallo e Italia, dove il caffè è buono ovunque, Vienna (non tutta l'Austria), il Venezuela e, "ovviamente, la Turchia e la Grecia, dove prendere il caffè è un rituale, anche se molto diverso dal nostro espresso".
Oltre all'articolo sono interessanti i commenti, oltre 300 in poche ore. E non solo sorprende che gli spagnoli ammettano che c'è una cosa in cui non sono i campioni del mondo e che i portoghesi e persino gli italiani fanno meglio di loro, il caffè!, ma affascinano tutti i suggerimenti che arrivano sui migliori/peggiori posti in cui bersi un buon caffè. Italia e Portogallo a parte, vanno forte anche Melbourne e Buenos Aires per bersi un espresso come Dio comanda; la Spagna esce abbastanza male, perché i baristi non sanno curare la qualità dei caffè e "per qualche ragione sarà che la marca più cara di Spagna è la più economica in Italia"; i messicani hanno aperto un loro dibattito sui migliori locali in cui bere il caffè a Città del Messico e non si mettono d'accordo; gli spagnoli residenti nel Nord Europa sostengono che i peggiori caffè si bevono proprio lì, in Svezia, Olanda e Belgio, mentre chi vive a pochi km dalla frontiera con il Portogallo non nega di passare spesso il confine, perché in quei pochi km c'è la differenza tra un buon caffè e un oscuro liquido nero. Su tutti, però, e neanche troppo a sorpresa, giganteggia il rifiuto per Starbucks, che vince la palma di peggior caffè quasi ovunque. Sarà per questo che a Siviglia si trova ormai ovunque, sempre pieno di americani e anglosassoni, e in Italia non ha il coraggio di sbarcare.
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