In uno dei suoi ultimi discorsi pubblici la candidata alla Segreteria Generale del PSOE Carme Chacón ha lamentato come in un solo mese di Governo il PP abbia iniziato a restringere i diritti conquistati dagli spagnoli, dalle spagnole soprattutto, sotto il Governo socialista. La violenza machista, contro la quale il PSOE ha approvato una legge controversa, perché applica la discriminazione positiva (se la vittima di violenza è l'uomo le pene applicate alla colpevole sono più lievi di quelle applicate se la vittima è donna, il che è fondamentalmente ingiusto), ma che riconosce e punisce il carattere sessista della violenza, è diventata per il Ministro della Sanità e dell'Uguaglianza Ana Mato "violenza dell'intorno familiare", quasi a negare la carica maschilista e sessista della violenza.
Oggi ci sono state ulteriori prove della restrizione dei diritti che il nuovo Governo intende realizzare. Stamattina il Ministro della Giustizia Alberto Ruiz Gallardón, all'apparenza uno degli esponenti più moderati del PP, ha annunciato nel magazine mattutino della tv pubblica, Los desayunos de TVE, che cambierà la legge dell'aborto approvata nel 2009 dal PSOE. La ricordate? Rendeva l'aborto libero fino alla 14° settimana e garantiva la possibilità di abortire anche oltre questo termine se fosse stata in pericolo la vita della madre; il suo punto più discusso, quello a cui l'hanno giurata PP, genitori e Chiesa, è la possibilità delle minorenni, dai 16 anni in su, di abortire senza informare i genitori. "Le piacerebbe che sua figlia facesse una cosa del genere?!" avevano chiesto indignati a Zapatero. E lui aveva risposto con la sua aria di bravo ragazzo che non ha mai rotto un piatto: "No, non mi piacerebbe, ma come genitore farei di tutto perché mia figlia possa fidarsi di me al punto da non dovermi nascondere una scelta come questa". Sistemati i genitori bigotti, che scaricano su chiunque le responsabilità che non sanno affrontare.
Gallardón ha detto stamattina che la sua nuova legge tornerà indietro, perché "non c'è niente di più progressista della difesa della vita" (silenzio sulla libera scelta delle donne incinte, che magari hanno più diritto di lui a disquisire sul tema). Quindi si tornerà a una legge in cui le minorenni dovranno chiedere il permesso ai genitori per abortire e, soprattutto, si tornerà a un aborto permesso solo in tre casi (violenza sessuale, pericolo di vita della madre, malformazione del feto che impedisce la sua sopravvivenza), per garantire il diritto alla vita del feto, riconosciuto "anche da una sentenza del Tribunal Constitucional". Praticamente, come notavano i lettori di elpais.com, si tornerà all'epoca in cui le donne ricche, che non rientravano nella casistica riconosciuta dalla legge, volavano ad abortire a Londra e le altre, que se jodan, espressione un po' forte e abbastanza volgare traducibile più o meno con che si fottano. E lo faranno magari sul serio, dato che finiranno nelle mani delle mammane o dei ginecologi che diranno di no pubblicamente e sì dietro compenso, in qualche privatissimo ambulatorio. Da notare che la Legge introdotta dal Governo socialista non ha affatto aumentato il numero degli aborti, stabili intorno ai 100mila all'anno da molti anni. Ma così è la Spagna ai tempi del PP e della Chiesa Cattolica tornata a imporre la sua legge: la dichiarazione dei redditi come discriminante dei diritti.
Non c'è solo l'annuncio della nuova legge sull'aborto a inquietare chi ha amato la Spagna socialista e progressista di questi ultimi anni. Sempre su influenza della Chiesa Cattolica, che è stata infatti la prima ad applaudire, il Ministro dell'Istruzione josé Ignacio Wert ha annunciato la cancellazione dell'Educación para la Ciudadanía, una sorta di Educazione Civica che aveva sostituito l'ora di religione e che era stata duramente criticata dalle associazioni cattoliche perché, secondo loro, impediva ai genitori di educare i propri figli secondo i propri valori (si suppone che l'ora di religione per i figli di genitori atei o non credenti non facesse la stessa cosa). La colpa di questa materia? Parlava agli adolescenti di educazione sessuale, dei diritti delle minoranze e persino del matrimonio per le coppie dello stesso sesso, insomma, li "indottrinava" (l'ora di religione, ovviamente non lo faceva). Di qui la decisione del PP di cancellarla, per sostituirla con un'altra "libera dall'indottrinamento ideologico", secondo le parole del Ministerio: l'Educación Civil y Social, per conoscere meglio anche la Costituzione. Ma agli applausi dei Vescovi e delle Associazioni cattoliche fanno eco le critiche delle organizzazioni di genitori e professori che considerano la scomparsa dell'Educación para la Ciudadanía una "cessione ai fondamentalisti religiosi". Secondo i sindacati dei professori la cancellazione di questa materia causerà di nuovo divisioni in una comunità, quella degli insegnanti, che aveva già risolto la questione; la Confederazione Spagnola delle Associazioni di Padri e Madri degli Alunni considera invece che "non c'è stato alcun problema nel periodo in cui si è insegnata questa materia, è stato fatto con assoluta normalità. La polemica è stata fatta e gestita da ambiti politici molto radicali e da gruppi fondamentalisti religiosi".
Sono gli stessi gruppi che sembrano ispirare le prime azioni del Governo conservatore. Un Governo che ha ottenuto meno voti di quanti ne avesse ottenuti il PSOE nel 2008 e che, grazie alla legge elettorale, governa con una maggioranza assoluta di grandi proporzioni, che rende inutile ogni dibattito.
In queste circostanze l'unica cosa che si può dire è complimenti a chi l'ha votato e a chi è rimasto a casa pur di non sporcarsi le mani, perché non c'era niente all'altezza della sua superbia.








