Qualche giorno fa El Pais è stato il primo grande quotidiano spagnolo a indicare cause meno nobili nella chiusura di Megaupload, parlando di Megabox, il nuovo sito che i proprietari di Megaupload stavano preparando e che avrebbe cambiato il modello del mercato musicale: qui gli artisti avrebbero caricato le loro canzoni e avrebbero ottenuto il 90% dei guadagni dai downloads degli utenti, lasciando di fatto fuori le case discografiche dal mercato. Ed è stato un video di appoggio a Megaupload, in cui apparivano numerosi artisti importanti e che appariva e spariva su youtube, a causa delle pressioni delle case discografiche, a far scattare l'allarme delle multinazionali e a far indovinare il potenziale successo dell'iniziativa.
Che Internet sia il regno del "tuttogratis" e che i suoi utenti siano tutti potenziali privati è una bugia che numerose iniziative della Rete smentiscono tutti i giorni, come scrive Rafael Fernández-Tamames su elconfidencial.com: "Le persone sono disponibili a pagare, ma non i prezzi che usava l'industria prima di Internet. Non era ancora chiaro? I Netflix, Wuaki, Spotify stanno dimostrando che è possibile, ma l'industria dei contenuti considera che non è sufficiente. In questo momento la piattaforma Yomvi di Digital+ cerca di avere 2 euro per ogni puntata di Mad Men, oltre alla quota mensile di abbonamento. Continuano a credere che siamo stupidi?"
E su nacionred.com un bell'articolo, che in spagnolo potete leggere qui, spiega le ragioni della caduta di Megaupload e l'impegno delle case discografiche a mantenere i propri privilegi e a non cambiare il modello di mercato e di consumo. Non è la pirateria, il problema.
Il fatto è che gli artisti della RIAA ci avevano lasciato con la curiosità con quel video di sostegno a Megaupload che andava e venita da youtube. Come in un romanzo in cui tutte le tessere del puzzle vanno via via incastrandosi, adesso capiamo più cose. L'impresa di Kim Dotcom Schmitz stava preparando un sito commerciale di musica senza le case discografiche.
Questa idea sta sollevando polemiche in Reddit. Megabox sarebbe stato, stava per essere, un progetto in cui artisti e siti di downloads avrebbero ignorato il resto della catena di distribuzione, erano arrivati addirittura a un accordo con Amazon e pretendevano fare concorrenza allo stesso iTunes nella vendita di musica per Internet, dando agli artisti il 90% degli ingressi per download. Lo stesso Ditcom lo aveva spiegato a dicembre, quando era stato realizzato il video, a TorrentFreak: "Abbiamo una soluzione chiamata Megakey, che permetterà agli artisti di ottenere entrate dagli utenti che scaricano musica in modo gratuito. Sì, è vero, pagheremo gli artisti, anche per i download gratuiti. Il modello di affari Megakey è stato provato con oltre un milione di utenti e funziona. Il prossimo anno sentirete parlare di Megabox e di accordi esclusivi con artisti che desiderano allontanarsi dai modelli di consumo superati".
Avevano già tutto pronto, avevano creato le infrastrutture, avevano una clientela che rappresenta il 4% del traffico globale della Rete. Con 180 milioni di utenti registrati, erano una minaccia troppo evidente per il modello attuale e qualcuno ha deciso di fare una telefonata di queste che causano un tornado.
Tornando ai fatti di dicembre, adesso tutte le tessere sono andate a posto. Gli artisti della RIAA stavano preparando la campagna pubblicitaria del loro nuovo modello di negozio. L'Universal lo aveva vietato grazie all'accordo che aveva con youtube (l'Universal può chiedere a youtube la rimozione in cui appaiono i suoi artisti esclusivi in video che non ha approvato NdRSO) e youtube ha rimesso il video perché non metteva in discussione i diritti d'autore della casa discografica, anche se sì, le case discografiche nel loro insieme.
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