Entri in corriere.it e il primo titolo è sul naufragio al Giglio, con le ultime dall'universo Schettino e la tal ucraina che ci tranquillizza, non è l'amante del capitano. Entri in repubblica.it e ci si divide tra liberalizzazioni e il solito comandante Schettino (è molto politicamente scorretto dire che non se ne può più di 'sto naufragio, che nel mondo succede altro, magari anche più importante e interessante, con tutto il rispetto possibile e immaginabile per i morti e dispersi?). Apri elmundo.es e la prima notizia riguarda la chiusura di Megaupload e l'arresto del suo inventore. Su elpais.com idem, i conti di Megaupload, i suoi rapporti con seriesyonkis, la più famosa pagina web spagnola dedicata alla visione e al download di serie tv di tutto il mondo (grazie, a proposito, chicos!, perché per merito vostro ho potuto vedere Revenge, Downton Abbey, Gran Hotel e Los hombres de Paco, per citare i primi serial che mi vengono in mente).
Insomma, i media italiani concentrati sull'Italia e incapaci di vedere quello che succede fuori dai patri confini (meno male che c'è Internet e gli italiani si possono informare lo stesso: ieri notte, su Twitter, l'hashtag #Megaupload, TT mondiale, pullulava di italiani, si potrebbe dire che inglese, spagnolo e italiano erano "le" lingue, con qualche sporadica apparizione di tedeschi, francesi e slavi). Invece i media spagnoli erano lì, fin dalle prime ore della sera, in prima linea, a informare sulle mosse dell'FBI e la reazione di Anonymus, approvata, in qualunque sondaggio spagnolo (avete visto sondaggi sull'argomento sui grandi siti web italiani di informazione?), dall'80% degli utenti. Non so perché, ma anche in questi momenti di crisi sento di preferire i più ampi orizzonti degli spagnoli e questa capacità di stare allerta, sul chi vive, per raccogliere le pulsioni del mondo e condividerle.
Sarà che la Ley Sinde, che intende controllare il web spagnolo, è stata una delle cause del 15-M, e per questo gli spagnoli sono molto sensibili sui temi dell'anti-pirateria, ma la chiusura di Megaupload ha suscitato domande, commenti, editoriali. Un piacere leggere, informarsi, avere strumenti per formarsi una propria opinione (mi sto sempre più convincendo che conoscere un'altra lingua è doveroso per gli italiani, per non rimanere imprigionati nel provincialismo dei loro media).
Un articolo di elconfidencial.com, parla oggi di prima guerra mondiale digitale; si aprono capitoli interessanti, non essendo le grandi multinazionali disponibili a rivedere i propri vantaggi e incapaci di adeguarsi ai cambiamenti del mercato... A proposito, ma non era il mercato che stabiliva le regole e che ad esso bisognava adattarsi? Perché non si adattano ai cambiamenti del mercato e sono incapaci di trovare una sintesi tra proprietà intellettuale e diffusione della cultura, allora? Non è il mercato che lo esige?
L'articolo di elconfidencial.com, firmato da Alejandro Laso, potete leggerlo in spagnolo a questo link.
Otto della sera del 19 gennaio. Un giorno dopo la prima grande protesta su Internet, guidata dai grandi, Wikipedia e Google, contro la legge SOPA (Stop Online Pirate Act, ma in spagnolo sopa vuol dire zuppa... NdRSO), che intende chiudere le pagine web che attentano contro la proprietà intellettuale, l'FBI ha realizzato un'operazione che chiude Megaupload, il sito di scambio di files che muove il 4% del traffico globale di Internet e 1 miliardo di utenti unici al mese.
La protesta della Rete non si è fatta attendere. Il gruppo Anonymus ha orchestrato il rifiuto alla chiusura della popolare pagina con un massiccio attacco a vari siti del Governo americano, dell'industria musicale e di chi ha sostenuto pubblicamente la legge SOPA.
Per questo gruppo di internauti anonimi, la chiusura di Megaupload non è altro che un aneddoto. Ci sono già decine di alternative in attivo, Rapidshare, Fileserver, che funzionano in modo simile e che conoscono il miele del successo. Quello che cerca davvero Anonymus è avvertire i governi sull'importanza di difendere la neutralità della Rete.
Con la chiusura di Megaupload, l'FBI ha voluto dimostrare il suo potere, al "disconnettere", in poche ore e senza preavviso, la pagina che attrae giornalmente 5 milioni di utenti, oltre che arrestare i suoi creatori. Ma gli è andata male. Gli utenti hanno risposto immediatamente e in modo massiccio, mostrando la vera forza che ha oggi Internet.
Fate i conti. Se per chiudere Megaupload l'FBI ha impiegato vari mesi, per riuscire a individuare la ragnatela dei server, conoscere a fondo la sua infrastruttura e scoprire identità e ubicazione dei responsabili, la Rete ha risposto in pochi minuti, con un attacco che ha supposto perdite milionarie alle imprese dell'entertainment più importanti del Paese, e lasciamo perdere l'aver messo in scacco la sicurezza di siti così importanti come quello dell'FBI. Se osassimo estrapolare questi fatti e identificarli con una "guerra", si potrebbe dire che gli utenti di Internet hanno dimostrato di essere il rivale più potente che si possa immaginare. E non è un'esagerazione. Stanotte su Twitter si diffondeva come polvere lo slogan "siamo il 99%".
I fatti di questo giovedì devono causare una riflessione agli Stati. Adesso quello che tocca è abbassare la testa e iniziare a capire che Internet non solo sta cambiando il modo di vivere, di comunicare o di fare affari, ma sta alterando anche le regole del gioco democratico; la Rete è al di sopra delle leggi di un solo Paese.
Ma a questo punto, i governi continuano a non capire come funziona Internet. Credono che il potere che hanno nei loro Stati sia perfettamente valido in tutti i settori e che il metodo "chiusura di Napster", applicato nel 2001, sia la chiave per poter mantenere la Rete sotto controllo. Non si rendono conto che hanno lasciato crescere il web senza preoccuparsene e adesso che è diventato una "bestia" impossibile da domare, vogliono mettergli porte. Intanto, il web e i suoi utenti sì, hanno saputo evolversi e moltiplicarsi. Attualmente ci sono oltre 2 miliardi di internauti, 5 volte di più di quelli contati all'inizio del secolo, cifra che invita a ripensare come si devono fare le cose.
Non serve a niente che i Governi continuino a cedere alle pressioni delle grandi industrie come quelle musicale e cinematografica, che sono ancorate agli anni 90, quando guadagnavano denaro a palate. Anche Internet ha la sua voce, ed è necessario ascoltarla. Ed è urgente un punto d'incontro tra il "tutto gratis" degli internauti e le esigenze dell'industria, se vogliamo garantire un futuro prospero alla proprietà intellettuale.
Gli Stati devono capire che ogni decisione che mette in pericolo la neutralità della Rete, avrà una risposta immediata da parte degli utenti. Se la chiusura di Megaupload ha messo in luce l'ira degli internauti, immaginatevi cosa succederà quando la legge SOPA entrerà in vigore. Adesso tocca agli Stati Uniti muovere la pedina. Ci ripensi. Siamo in attesa.
"(mi sto sempre più convincendo che conoscere un'altra lingua è doveroso per gli italiani, per non rimanere imprigionati nel provincialismo dei loro media)."
questa frase mi è piaciuta.... lo credo anch'io, secondo me ognuno di noi dovrebbe scegliere ciò che vuole vedere invece che essere obbligati a vedere quello che ci vogliono fare vedere, e internet ci aiuta a farlo, ci aiuta a essere liberi... la censura così forte non va bene..... comunque chiuso Megaupload non vuol dire aver fermato il fenomeno perchè esistono altri mezzi come citato anche dall'articolo....
Scritto da: ste87 | 20 gennaio 2012 a 17:02
Questa guerra dura da una quindicina d'anni, cioè da quando Internet è diventato fenomeno di massa. Basti pensare a Napster, Grokster, KazAaa, eccetera, ultimamente Wikileaks. Il punto è che gli utenti sono sempre più consapevoli e che le mosse a sorpresa non li .... sorprendono più. Secondo me durerà ancora a lungo, ma le parti si stanno rovesciando, ed è questo il fatto innovativo e interessante del fenomeno.
Scritto da: Elena | 21 gennaio 2012 a 08:41