Ieri è morto, a 62 anni, il rocker Luis Alberto Spinetta, uno dei padri del rok argentino, per un cancro ai polmoni (in questo periodo tante Giornate Mondiali del Cancro e tanta insistenza, sui media spagnoli, per chiamare le cose con il loro nome, senza eufemismi, affinché i malati non sentano di doversi nascondere e possano godere della solidarietà che si meritano, hanno fatto il suo effetto, almeno su di me). Non conoscevo la sua musica, il rock non è il mio genere, e la prima volta che ho sentito il suo nome è stato pochi mesi fa, quando era già malato e aveva annunciato il suo tumore ai polmoni con una lettera bella e ottimista ai fans, sul Twitter dei figli, in modo da mettere fine a tutte le speculazioni sulla sua salute.
Ho saputo della sua morte ieri sera, su Twitter, leggendo le belle parole che gli stava dedicando il cantautore colombiano Carlos Vives; in un primo momento, leggendo dall'ultimo tweet verso il primo, ho pensato si riferisse a Gustavo Cerati, il cantautore argentino in coma da quasi un anno, dopo un ictus nel Venezuela. Poi è apparso il nome di Spinetta e, al ricordare quella lettera di qualche mese fa, mi è dispiaciuto lo stesso.
La verità è che non ho letto finora parole più belle di Carlos Vives per ricordare Spinetta, el Flaco, come lo chiamavano; e più leggo Vives, più penso sia un poeta, sensibile e appassionato. Tempo fa ha fatto una splendida descrizione del rio Magdalena, il fiume intorno al quale è nata l'identità colombiana e si sono fuse le musiche portate da tutte le emigrazioni, comprese anche quelle forzate degli africani.
Una delle sue frasi, los verdaderos poetas vienen a eso a decir cosas que nos ayudan (i veri poeti vengono per questo, per dirci cose che ci aiutano) è stata una delle più retwittate, per ricordare Spinetta. Vi lascio la traduzione in italiano del suo omaggio
Se n'è andato il capitan beto con la sua nave di fibra fatta a Laredo, grazie, Flaco, per tutta la tua musica. Mi ha aiutato molto in momenti cruciali della mia vita, perché i veri poeti vengono per questo, per dirci cose che ci aiutano. Spinetta, uno dei più grandi musicisti argentini di tutti i tempi, grazie per tutto quello che ci hai dato con la tua musica. E che l'industria non ti abbia capito non è colpa tua, per essere in anticipo sui tempi ed essere un artista davvero unico e meraviglioso. Quando hai scritto Muchacha ojos de papel, hai detto tutto quello che un uomo innamorato deve dire alla sua donna; le altre canzoni d'amore sono un ripieno. Che bello che nei tuoi pochi viaggi abbia inserito la Colombia e ti sia reso conto di quanto ti ama questa terra. Abbiamo sempre lottato perché il Flaco e gli altri maestri del rock argentino siano nella Hall della fama del Rock e nell'Accademia. E alla fine cosa diavolo importa se sono nel cuore di milioni di terrestri e chissà se in altri pianeti. Sono triste per la sua morte e felice di come, attraverso la sua opera, l'abbia burlata per sempre. Viva El Flaco, viva il rock argentino
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