E' durato quasi nove ore l'interrogatorio di Iñaki Urdangarin, oggi, nel Tribunale di Palma di Maiorca, per reati che comprendono la malversazione, il falso in documenti, la frode e l'abuso d'ufficio, nell'ambito del caso Nóos. E non è ancora finita, i giudici hanno dato appuntamento al Duca di Palma per domani, alle 9, per riprendere la maratona.
Dell'interrogatorio di oggi sono trapelate varie cose importanti: Iñaki ha addossato ogni responsabilità all'ex socio Diego Torres, sia nella costruzione della rete per captare denaro e inviarlo poi a paradisi fiscali, sia nella gestione dell'Instituto Nóos. Secondo la sua versione, Torres era l'amministratore e lui era semplicemente il socio. Pare che varie volte i giudici gli abbiano presentato dati e fatture e il Duca abbia risposto "non ne ho idea", "chiedete a Torres". Con la sua testimonianza Urdangarin ha liberato di ogni responsabilità la moglie, l'Infanta Cristina, affermando che non ha mai partecipato alla presa di decisioni né nell'Instituto Nóos, di cui era consigliere, né in Aizoon, la società immobiliare di cui è azionista con lui al 50%.
Iñaki ha anche ammesso che il re gli aveva chiesto di interrompere la sua attività con gli enti pubblici nel 2006 e ha ammesso di aver incontrato l'ex presidente baleare Jaume Matas a Marivent, la residenza ufficiale della Famiglia Reale a Palma di Maiorca, dove i sovrani e i figli usano passare le vacanze d'agosto. L'incontro era stato menzionato per la prima volta da Pepote Ballester, amico di Urdangarin, ma negato da Jaume Matas. Secondo il Duca e Ballester in quest'incontro si sarebbe gestito il contratto per la sponsorizzazione di una squadra ciclistica da parte delle isole Baleari, che sarebbe valso a Nóos 300mila euro. Così Urdangarin ha messo in imbarazzo Matas, l'ex presidente da cui è nata tutta l'indagine che adesso è arrivata a scuotere il regno di Juan Carlos. I giudici stavano infatti indagando sull'allegra gestione finanziaria della cosa pubblica da parte di Matas e della sua Giunta, quando si sono imbattuti in alcune fatture dell'Instituto Nóos, con cifre che risultavano sospettosamente alte per i servizi offerti. Di lì è partita l'indagine che ha mano a mano messo nei guai Urdangarin, arrivando a scoprire una complessa trama di società che captavano fondi pubblici e privati e li deviavano su altre società, appartenenti a Urdangarin e a Torres, o direttamente all'estero, in paradisi fiscali che sfuggivano al fisco spagnolo. Con il denaro ottenuto, Urdangarin e l'Infanta Cristina hanno comprato vari alloggi in Catalogna e la villa da 7 milioni di euro in uno dei quartieri più eleganti di Barcellona, in cui hanno vissuto fino alla partenza per Washington, voluta dal re per allontanare il genero dai suoi affari spericolati.
Ma Iñaki non ha messo in imbarazzo solo Matas. Ha anche ammesso che l'ex presidente della Comunitat Valenciana Francisco Camps e il sindaco di Valencia Rita Barberá hanno negoziato con lui, in soli tre giorni, l'evento sportivo Summit Valencia: si sono dati appuntamento e in tre giorni hanno firmato tutti gli atti necessari per l'accordo. Del resto, lo ha ammesso Matas, fare affari con il genero del re dava prestigio. Ed è anche per questo che Iñaki Urdangarin avrebbe dovuto rimanere fuori da attività che generavano lucro, essendo inopportune, data la sua posizione.
Però è anche curioso che siano caduti nella tentazione di vantare rapporti personali e professionali con il marito dell'Infanta Cristina proprio due leaders del Partido Popular, due presidenti di Comunidades risultate tra le più corrotte e indebitate dell'intera Spagna.
L'interrogatorio di Iñaki Urdangarin riprenderà domani alle 9 e, viste le accuse reciproche tra lui e Torres, i magistrati gli hanno già annunciato che sarà possibile un confronto tra i due in altra data. Secondo il filomonarchico ABC il Duca si è mostrato "molto tranquillo" nelle sue risposte ai giudici, secondo El Mundo, uno dei quotidiani che più lo hanno attaccato in queste settimane, è stato "molto nervoso" e spesso ha dato "risposte evasive".
Mentre i giudici interrogavano il Duca di Palma, all'esterno centinaia di persone manifestavano la propria indignazione, con slogan anti-monarchici e con insulti a Iñaki. Si continuerà domani.


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