Italianos e italianos (il maiuscolo e il minuscolo non sono casuali) è il titolo del nuovo articolo scritto da Arturo Pérez Reverte per la sua rubrica su XL Semanal, supplemento domenicale di vari quotidiani spagnoli. Uscirà il 19 febbraio, ma un forum dedicato allo scrittore lo ha già pubblicato e Pérez Reverte ha pubblicato il link su Twitter. Lo spunto delle sue riflessioni è il benedetto naufragio della Costa Concordia, che chissà mai se ce ne libereremo, ma le cose che scrive sugli italiani vanno grazie a Dio un po' oltre. Ed è interessante guardare al proprio Paese con gli occhi dell'autore del capitan Alatriste, la cui ultima avventura si svolge in Italia, tra Napoli, Milano e Venezia (El puente de los asesinos è il titolo del libro).
L'articolo in spagnolo è a questo link.
Ero in Italia quando la Costa Concordia è naufragata all'isola del Giglio. E una mattina, comprando da Feltrinelli alcuni film di Totò e Alberto Sordi,d a regalare agli amici, I due colonnelli, Guardie e ladri, Il vedovo, Una vita difficile ho notato che il commesso al punto informazioni era connesso a Internet e stava ascoltando il dialogo telefonico avvenuto nella notte del 13 gennaio tra il capitano Francesco Schettino, che aveva appena lasciato barca, passeggeri ed equipaggio al proprio destino, e il comandante della Guardia Costiera di Livorno, Gregorio De Falco. !Vuole andare a casa perché è buio, Schettino?" suonava forte la voce dell'ufficiale "Torni a bordo, cazzo!".
Mi sono avvicinato,interessato, e ho ascoltato anch'io. Siamo stati entrambi in silenzio per un po', guardandoci di tanto in tanto, nelle pause tra le istruzioni che De Falco dava all'altro con serenità e fermezza e i balbettii sconcertati del cencio umano che era Schettino. A volte, dopo aver intuito che non ero italiano, il giovane impiegato della libreria mi dirigeva occhiate a disagio, quando i balbettii del capitano della costa Concordia erano particolarmente patetici; come se il ragazzo si vergognasse che io li sentissi. Forse per questo, nel momento in cui la voce dell'ufficiale della Guardia Costiera è suonata particolarmente ferma: "Le sto dando un ordine, comandante!", il ragazzo mi ha guardato di nuovo e, come se parlasse con se stesso, anche se dirigendosi a me, ha mormorato con un tocco d'ammirazione: "Ha le palle" (in italiano nel testo NdRSO). Ése sí tiene cojones, liberamente tradotto. Riferito a De Falco.
Mi è piaciuto il dettaglio. Che gli importasse la mia opinione, voglio dire. Quella di uno straniero che immaginava estraneo alle cose d'Italia e degli italiani. Che si vergognasse davanti a me per la vigliaccheria del codarde; e che, in cambio, si inorgoglisse della fermezza e della calma di chi sapeva compiere il proprio dovere. Sono le due Italia, insinuava con lo stringersi nelle spalle, il gesto con cui ha sottolineato la situazione. Due mentalità e atteggiamenti davanti alla vita. La mostruosa e l'altra, quella che, nonostante tutto, continua a essere ammirevole e decente. E non è strano che spesso appaiano insieme, in eloquente contrasto di quello che è questa terra vecchia, cinica e, però, con frequenza splendida. Come specchio del meglio e del peggio. Di quello che gli italiani ci hanno fatto, di quello che siamo stati e che siamo.
Ho lasciato la libreria pensando a questo. In un'espressione che, incapace di migliore definizione applico sempre a certo spirito che è facile trovare in tutti gli italiani, senza distinzione di classe sociale, educazione o ideologia: patriottismo culturale. Capisco per questo una certa fatica tollerante, sentimento di chi è stato mille volte invaso, ingannato, messo in vendita; ma che conserva, a volte senza rendersi conto, un vago e istintivo orgoglio per le tombe degli antenati, le vecchie pietre ancora in piedi, la memoria di quando gli antenati ancora credevano, lottavano, sognavano e dominavano il mondo. La facoltà di identificare ancora gli onorati e gli eroi, dedicando un "ha le palle" a quest'Italia decente, che neanche la sfortuna, la stupidità, l'avidità, la villania, la corruzione, i pessimi governi sono riusciti a cancellare del tutto; e che continua lì, meravigliosa ed evidente per chi fa lo sforzo di concentrarsi sul lato luminoso, commovente, di queste due facce, di cui sono l'incarnazione perfetta il buon comandante de Falco e il misero capitan Schettino. Tanto disprezzabile a causa di uomini come il secondo; tanto nobile per uomini come il primo.
Spesso invidio gli italiani. Vorrei per la Spagna il loro senso dell'umorismo saggio e tranquillo, il loro fatalismo intelligente, la loro naturalità nel conciliare cose che noi, arroccati in viltà e malumore, crediamo inconciliabili. Alcuni miei amici italiani sono stati ideologicamente della sinistra dura, radicale, dei circoli intellettuali della Milano degli anni 70. Li vedo, beviamo vino, mangiamo pasta e parliamo dei vecchi tempi e dei nuovi. Hanno i capelli bianchi e hanno perso la fede in quasi tutto, come la mia amata Laura Grimaldi, ultima gattopardo comunista. Ma vedo brillare i suoi occhi, quando l'Italia nobile e ammirevole entra nella conversazione. Ricordo Paolo Soracci, cinismo ed estrema intelligenza personificati, quando parlava con fervore dei sommozzatori italiani, che, durante la guerra, attaccavano le navi inglesi a Gibilterra. O Marco Tropea, che oltre che mio amico è il mio editore, che si emoziona al raccontare come un ostaggio dei talebani afghani, durante la sua esecuzione, registrata in un video, si tolse il cappuccio e gridò "guardate come muore un italiano!" un secondo prima di essere sgozzato (in realtà Fabrizio Quattrocchi fu rapito in Iraq e ucciso con una pistola e penso non ci sia italiano che non ricordi il suo grido orgoglioso). In Spagna, gli ho detto io, lo avrebbero chiamato fascista.


E, se non sbaglio, era un contractor cioè ,in parole povere, un mercenario!!Ovviamente non meritava di morire così!!
Scritto da: Carla | 17/02/2012 a 17:41
Ovviamente, Carla. Penso che nessuno meriti di morire così, sia soldato, mercenario o civile. Ma penso anche che Arturo Pérez Reverte sia stato piuttosto generoso con l'Italia: ricordo che anche in Italia, dopo quelle parole di Fabrizio e, nonostante la sua morte orgogliosa e ammirevole, ci fu chi sottolineò le sue simpatie di destra. Non solo gli spagnoli sanno comportarsi come idioti davanti alla morte altrui, insomma.
Scritto da: rottasudovest | 18/02/2012 a 00:31