Perché la Germania vuole tutto questo? Perché ogni volta che ha la leadership dell'Europa non è capace di esercitarla come la sua posizione geografica e la sua potenza economica esigerebbero? Io non lo so.
Ma so che la Spagna sta con la Grecia. Con il popolo greco.
A volte penso sia una grande fortuna conoscere piuttosto bene una lingua universale come lo spagnolo, che permette di leggere cosa si scrive a Madrid, a Buenos Aires, a Città del Messico, a Miami e a Bogotà. Mi aiuta a scappare dal provincialismo della stampa italiana. I migliori editoriali e le migliori analisi sulla situazione greca li ho letti in spagnolo. L'egoismo e la mediocrità italiana, tanti anni di leghismo e di berlusconismo non sono passati invano, parlano di un popolo che ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, raccontano di migliaia di giardinieri e di gente in pensione a 40 anni. Manco una parola sui milioni di euro esportati illegalmente in Svizzera dai ricchi, dell'evasione fiscale della classe dirigente, della corruzione che le multinazionali anche tedesche hanno utilizzato per imporsi ad Atene. Alle spalle del popolo greco che ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, pur essendo, con quello portoghese (casualità?!) il più povero della UE.
repubblica.it mette in prima pagina, in queste ore, che i black blocs stanno mettendo a ferro e fuoco il centro di Atene. Non uso retwittare quello che leggo su Twitter. Ma non ho potuto evitare di farlo, al leggerne uno, indignato perché l'unica stampa che parlava di black blocs ad Atene, ignorando la rabbia, l'indignazione e il dolore del popolo greco, a cui vogliono togliere tutto, pur di evitare gli eurobonds, che l'egoismo tedesco non vuole (ma non si può isolare la benedetta Germania, una volta per tutte, se ha scelto di non stare con l'Europa?!). Non sono i black blocs nel centro di Atene, sono i greci, che non hanno più niente da perdere e vogliono impedire la spoliazione del loro Paese e delle loro vite, in nome di un'Europa in cui non si riconoscono e in cui non mi riconosco.
Se questa è l'Europa, cari amici greci, lasciate l'euro. Se questa è l'Europa che vuole la Germania, che se la goda da sola.
#estamoscongrecia (siamo con la Grecia) è il TT spagnolo del momento. Non è solo l'esaltazione del momento. Il mio ricordo più bello della manifestazione indignada del 25 ottobre, a Siviglia, è una bandiera greca tenuta in alto da un manifestante spagnolo, in plaza de Espana. Durante il corteo ho visto altre bandiere blu e bianche e vari slogan di sostegno ai greci. Che impressione, quel giorno. Che emozione. I giornali italiani e i loro mediocri commentatori a fondo articolo a burlarsi dei Greci, che prima spendono e spandono e poi non vogliono pagare i conti. E gli spagnoli a dire, già da allora, noi stiamo con i Greci, se i debiti vanno pagati, che contribuiscano i ricchi che non hanno pagato le tasse, gli evasori che hanno portato i capitali all'estero, le multinazionali, anche tedesche, che hanno imposto contratti capestro. A me piace la Spagna indignada, perché non pensa solo a se stessa, perché sa guardarsi intorno, perché pensa che la solidarietà, lo Stato Sociale e l'uguaglianza delle condizioni di partenza non debbano essere negoziabili. E' un Paese che, al vivere una profonda crisi economica e sociale, segue con attenzione e con passione quello che succede in Europa. Sente una sorta di gemellaggio con la Grecia. Ed è curioso, perché da una parte i politici spagnoli hanno sempre cercato di legare il destino spagnolo all'Italia, come se fossero potenze economiche della stessa importanza, come se l'Italia fosse l'ultimo bastione dietro cui ripararsi prima del disastro. Ma la gente ha sempre sentito più simpatia per la Grecia che per l'Italia, ha sempre sentito i greci più vicini; forse è la saggezza o l'intuizione popolare, non lo so, ma gli spagnoli hanno sempre pensato che dopo la Grecia sarebbe toccato alla Spagna, non all'Italia. Di qui l'enorme simpatia per la lotta dei greci contro le imposizioni della UE. E la grande ammirazione per l'Islanda, che ha arrestato i responsabili dei disastri finanziari e adesso ha preso a crescere con ritmi che i Paesi della UE sognano (anche in questo caso, i migliori articoli sull'esperienza islandese li ho letti in spagnolo, mica in italiano).
Mi piace vivere l'Europa, questa Europa che causa indignación, dalla Spagna, mi fa pensare che c'è sempre speranza.
Ma non pensate male. Faccio la pace con il mio Paese quando leggo i media alternativi. Su Twitter uno dei TT del momento è #Syntagma e ci sono aggiornamenti, emozioni e pensieri suscitati dalla piazza Syntagma, trasformata in un campo di battaglia tra gli ateniesi e i poliziotti che dovrebbero difenderli. Gli Ateniesi. Quanti ricordi di versioni di greco, quante battaglie, quanti insegnamenti di libertà e di pensiero. "La democrazia nasce e muore in Grecia" dice uno dei più bei tweet letti in italiano. E no, non sono d'accordo. Gli Ateniesi ci mostrano oggi che continuano a essere quello che tocca loro essere da millenni: l'ultimo bastione per la libertà dell'Occidente. Che piazza Syntagma sia una nuova Salamina.


...allontaniamoci dalla germania o ci portera' alla terza guerra mondiale. "dentro" il tedesco manca quel qualcosa che fa grandi i greci!
Scritto da: Domenico Lucio ioele | 16/02/2012 a 09:52