Tutto è iniziato quando gli studenti dell'Instituto Lluis Vives di Valencia hanno deciso di protestare per la mancanza di riscaldamento nelle loro aule.
La Comunitat Valenciana è la regione spagnola più indebitata, tanto che è dovuto intervenire il Governo a garantire alle banche la sua solvibilità, è anche la Comunidad Autonoma più coinvolta negli scandali di corruzione del PP; la famosa trama Gürtel, la più grande rete di corruzione della democrazia, coinvolge i vertici del PP di Valencia e ha causato le dimissioni del Presidente della regione Francisco Camps (ssolto dalle accuse da una giuria popolare, ma non reintegrato dal PP nella dirigenza politica). Nonostante debiti e scandali, il PP ha vinto di nuovo le elezioni regionali, lo scorso 22 maggio, con maggioranza assoluta. E, animato dal risultato elettorale, il nuovo Governo valenciano ha deciso di far pagare anni di sprechi, Coppe Americhe, Città delle Scienze e Gran Premi di Formula 1 compresi, ai cittadini, tagliando brutalmente i servizi essenziali. Compresi i finanziamenti alla scuola pubblica.
Ed è a questo punto che entrano in scena i giovanissimi studenti dell'Instituto Lluis Vives. Le proteste dei ragazzi vanno avanti da circa un mese e non hanno mai causato la reazione della Polizia. Poi.
Mercoledì scorso gli studenti hanno deciso di bloccare il traffico, per attirare l'attenzione sulla loro causa. Ed è successo il patatrac. Chissà che ordini sono arrivati da Madrid, fatto sta che la Polizia ha usato metodi violenti per arrestare un ragazzo di 17 anni che insisteva a interrompere il traffico. Professori e genitori contro la Polizia e nuova manifestazione, ancora più massiccia, con la partecipazione degli studenti di altre scuole superiori e degli indignados il giorno dopo. La Polizia dovrebbe avere ormai chiara la dinamica delle cose, dal 15 maggio scorso: più si cercano di impedire le manifestazioni, più si cerca di reprimerle con la violenza, più si cerca di proibire le riunioni, più i cittadini manifestano e si riuniscono. "Devono capire che noi siamo di più" teorizzavano su Twitter ieri. Per ora non l'hanno ancora capito.
Così, alla manifestazione di venerdì scorso, la Polizia ha reagito con cariche sugli studenti e con una decina di arrestati, tra cui studenti universitari, studenti delle scuole superiori e indignados. I genitori degli studenti hanno minacciato denunce per la violenza della Polizia, i dirigenti della Polizia hanno cercato di fare quadrato, i media della destra hanno cercato di trasformare i giovanissimi manifestanti in protagonisti di una sorta della kale borroka, la violenza urbana degli apprendisti dell'ETA, mediterranea.
Ieri, l'ultima manifestazione per protestare contro la violenza degli agenti di Polizia, diventata una vera e propria manifestazione cittadina, con studenti, sindacalisti, indignados. E di nuovo carica violenta della Polizia. I filmati delle aggressioni degli agenti agli studenti sono finiti su youtube, l'indignazione ha raggiunto anche Madrid, su Twitter intellettuali, giornalisti e cittadini comuni hanno iniziato a parlare della #primaveravalenciana, nei giorni in cui si celebrano i primi anniversari dell'inizio delle rivoluzioni di Marocco e Libia e della caduta di Hosni Mubarak in Egitto. Negli editoriali di oggi molti giornalisti paragonano la situazione esplosiva di Valencia, in cui la Polizia non riesce a misurare la risposta agli studenti, a quella di Atene, in cui i cittadini hanno protestato, anche violentemente, contro l'austerità imposta al loro Paese, che impedisce qualunque ripresa economica per anni. E' il complesso spagnolo, che non si sa mai se è di inferiorità o di superiorità e che spinge sempre gli spagnoli a paragonarsi agli altri e a mettersi in mezzo a ogni fenomeno, come se la #SpanishRevolution e le acampadas di maggio 2011 non fossero già sufficienti a far guadagnare loro un ruolo da protagonisti nelle crescenti proteste popolari contro un sistema economico che premia i primi e abbandona gli ultimi.
Ispirato da una foto delle violenze della Polizia a Valencia, in cui si vede una giovanissima studentessa sfidare la Polizia, domenica sera Arturo Pérez Reverte ha scritto su Twitter una sorta di elegia della chica valiente, la ragazza coraggiosa: "Camminando ho visto in un quotidiano la foto di una ragazzina coraggiosa sfidando la Polizia. Non so se la ragazza avesse o meno ragione. Se qualcuno l'ha manipolata perché stesse lì o no. Però so che mi piace questa ragazza. Mi piace che, con ragione o senza (bisognerà vedere chi ce l'ha in questo caos), ci siano ragazze coraggiose che scendono in strada perché rompano loro la faccia. O siano loro a romperla, se il caso. Preferisco una ragazza che si sbaglia in strada, facendosi dare legnate, che una pecora silenziosa a casa sua, vedendo il Grande Fratello".
Le legnate della Polizia sono continuate nella manifestazione di ieri, con nuovi arresti, 26, i più violenti di tutti. In quasi una settimana di manifestazioni studentesche e di confronti con la Polizia, sono state arrestate più persone che in tutte le mobilitazioni del 15-M e contro i tagli sociali dell'ultimo anno, notava stamattina El Pais. 43 giovani, tra cui alcuni minorenni, sono in carcere, in attesa di giudizio. Ma sono stati, ancora una volta i filmati su youtube e le testimonianze su Twitter a causare le prime proteste politiche. Diventate una vera e propria richiesta di comparizione del Ministro degli Interni al Congreso de los Diputados quando, in conferenza stampa, il Capo della Polizia di Valencia Antonio Moreno si è rifiutato di dare ai giornalisti il numero degli effettivi impiegati durante la repressione violenta perché "non si danno queste informazioni al nemico". Nemico? un gruppo di studenti che protestano contro la mancanza di riscaldamento e contro i tagli alla scuola pubblica sono "il nemico"? La costernazione non ha preso solo la Valencia democratica e progressista (quella di destra considera chiunque protesti contro il Governo, regionale o nazionale, un antidemocratico, che non accetta il responso delle urne), ma anche i media spagnoli, soprattutto di sinistra.
Sempre ieri 10mila persone hanno firmato una richiesta di dimissioni della delegata del Governo nella Comunitat Valenciana Paula Sánchez de León, a cui si attribuisce la responsabilità del duro atteggiamento della Polizia e delle violente cariche contro gli studenti. "Vuole ammazzare le mosche con le cannonate" ha commentato il Sindacato della Polizia, che ha condannato oggi gli incidenti di Valencia.
Dopo le dichiarazioni di Moreno e la richiesta di dimissioni di Sánchez de León, il Partido Popular, che aveva appoggiato senza fessure l'azione della Polizia, ha iniziato ad ammorbidire l'atteggiamento. L'ultima dura era stata Maria Dolores de Cospedal, appena riconfermata alla Segreteria Generale del PP al recente Congresso di Siviglia: "I cittadini non parlano nelle strade, parlano nelle urne" ha detto. Ed è curiosa questa concezione del potere della destra, per cui il cittadino potrebbe solo votare e dovrebbe poi tacere fino alle prossime elezioni, concedendo di fatto un potere assoluto al Governo. Non era così quando al potere c'era il PSOE e non piacevano le sue politiche per la famiglia, per l'aborto e contro l'ETA. Ma questa è la Spagna di destra, bienvenidos.
Oggi il Ministro degli Interni, intervenuto in Parlamento, ha ammesso che ci sono stati abusi della Polizia a Valencia; il premier Mariano Rajoy, in visita ufficiale a Londra, dove secondo TVE1 si è messo con Cameron alla testa del nuovo asse Londra-Madrid che si contrappone allo storico Berlino-Francia (i deliri di grandezza spagnoli non sorprendono più), ha chiesto a tutti più buonsenso e senso della misura, affinché non ne esca danneggiata l'immagine della Spagna. In queste ore davanti all'Instituto Lluis Vives di Valencia ci sono migliaia di persone, in attesa dell'arrivo di un corteo partito dalla Facoltà di Storia, una minore presenza della Polizia, impegnata a bloccare il traffico mano a mano che passa il corteo studentesco, e nessun incidente. Quando si dice il buonsenso.


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