Prima era stata l'intervista del Ministro dell'Economia Luis de Guindo, che si chiedeva se non era il caso di aprire un dibattito per far sì che i redditi più alti, "diciamo dai 100mila euro in su", paghino per i servizi sanitari, attualmente gratuiti per tutti gli spagnoli, perché pagati con le tasse di tutti. Di qui la lotta della sinistra mediatica, e del PSOE, da quando ha avuto chiaro che avrebbe perso il Governo della Spagna, affinché il cosiddetto copago, il ticket, non si consideri una specie di collaborazione al pagamento di quello che è considerato dai conservatori gratuito ai cittadini, ma si chiami repago, cioè un secondo pagamento a quello che gli spagnoli pagano già con le proprie tasse.
Siccome Mariano Rajoy aveva giurato in campagna elettorale, e anche prima, che mai avrebbe introdotto il copago, siccome sulla lotta al repago il PSOE si sta giocando la possibilità di tornare a essere considerato socialdemocratico dalla sempre sospettosa opinione pubblica e ancora siccome gli spagnoli sono attentissimi e pronti a indignarsi di nuovo, il PP ha immediatamente smentito il Ministro della Sanità. Meglio, il Segretario dell'Organizzazione Carlos Floriano non lo ha smentito perché "sono riflessioni personali del Ministro", che non c'entrano niente con il PP e con il suo programma. La smentita di Floriano è arrivata con i telegiornali delle 15 e due ore dopo, mediante un comunicato, la Moncloa ha fatto sapere che intende tagliare 10 miliardi di euro in Sanità e Scuola.
Il comunicato non chiarisce dove verranno applicati i tagli, parla di prossime privatizzazioni, di "maggior razionalizzazione, eliminazione di duplicità ed efficienza nella gestione dei grandi servizi pubblici che si avvierà questo mese". Questa nuova riforma (retrocessione?) permetterà "un risparmio previsto superiore ai 10 miliardi di euro", cioè, quasi il 10% della spesa sanitaria totale.
Non appena il comunicato stampa è arrivato ai media, il PSOE ha chiesto la comparizione urgente del Presidente del Governo in Parlamento, affinché spieghi questa nuova misura.
Lo scopo del nuovo tijeretazo, la nuova sforbiciata, è evidente. La Finanziaria del Governo non ha convinto i mercati e ha suscitato qualche dubbio anche tra gli alleati europei, nonostante il plauso della Germania. Lo spread spagnolo negli ultimi giorni è tornato a salire, tornando ai livelli di novembre 2011, e i mercati, questo è il messaggio del Governo all'opinione pubblica, si aspettano maggiore austerità e maggiori tagli alle spese per rimettere il deficit sotto controllo. Siccome di tassare le grandi fortune non se ne parla, ecco che le misure più facili riguardano lo smantellamento dello Stato Sociale.
I tagli alla Sanità e alla Scuola erano attesi da tempo e gli analisti sapevano che sarebbero stati presentati dopo le elezioni andaluse; non per niente il dibattito sulle parole copago e repago è iniziato da mesi. A marzo il giornalista Ignacio Escolar ha pubblicato sul suo blog tre grafici, in cui dimostra come la spesa per la Sanità spagnola sia al di sotto della media europea sia per i cittadini che in termini di percentuale del PIL, pur essendo considerata una delle migliori del mondo, grazie anche alla sua universalità.
Dunque, perché tagliare un servizio considerato efficiente da buona parte degli spagnoli e che costa ai cittadini meno di quanto costi il proprio alla media dei cittadini europei? Il Governo intende calmare i mercati. Avete notato che ogni misura, in Spagna e in Italia, viene adottata nel nome dei mercati, che poi, non appena si tagliano diritti ai cittadini e ai lavoratori, si danno una calmata, riportandoci alla Restaurazione anche in termini di giustizia sociale e uguaglianza di opportunità?
Ma non sono solo i mercati, il problema di Madrid. Rajoy ha stretto un accordo con Bruxelles, confermando quello già stabilito da José Luis Rodriguez Zapatero: il rientro del deficit al 3% entro il 2013. Per fare questo deve però contare anche sull'accordo e l'impegno elle Comunidades Autónomas, che gestiscono buona parte della spesa pubblica spagnola (Sanità e Scuola, per esempio, sono una voce di spesa delle regioni). Nel comunicato diffuso oggi pomeriggio la Moncloa "riafferma l'impegno della riduzione del deficit delle Comunidades Autónomas all'1,5% del PIL nel 2012". Nei prossimi giorni ci saranno riunioni di controllo del Ministero delle Finanze con le Regioni, per controllare i loro conti e le loro previsioni. E non sarà difficile per il PP raggiungere un accordo: le sue uniche spine nel fianco sono le nazionaliste Euskadi e Catalogna e la Comunidad più grande, l'Andalusia, appena sfuggita al suo potere, nelle elezioni del 25 marzo.
Nel comunicato il Governo fa sapere di aver preparato un calendario per introdurre una serie di cambi strutturali (scusate, se non ce la faccio a chiamarli riforme, la guerra delle parole è importante e riforma è ciò che migliora, non ciò che taglia), comprese varie privatizzazioni, allo scopo di razionalizzare i costi e migliorare competitività e flessibilità dell'economia spagnola.
Rimane da sapere quando il Presidente dl governo presenterà in Parlamento le nuove misure che intende adottare. Qualcuno dovrà spiegare a lui e ai suoi Ministri che non si governa il Paese con comunicati stampa o interviste ai media, preferibilmente tedeschi, ma attraverso l'approvazione/bocciatura in Parlamento. Persino se si ha la più imponente maggioranza assoluta vista in democrazia.
Commenti