Probabilmente ho già detto, e tornerò a dire, in questo 2012, che se avete in mente di passare le vacanze in Andalusia non potete escludere Cadice dal vostro itinerario turistio. D'accordo, la mia obiettività su Cadice è limitata: sono semplicemente innamorata delle sue strade strette che portano all'Oceano o alla Bahia, delle sue piazze frondose, dei suoi palazzi patrizi e decadenti, delle sue tapas che sanno di mare, delle sue spiagge e delle sue mura fortificate. Dicono sia la città più latinoamericana di Spagna e che su di lei in realtà non scenda mai il sole, perché, non appena tramonta, splende su L'Avana, la sua gemella latinoamericana. Me encanta, semplicemente, e me encantan anche tutte queste cose che si dicono di lei.
Il 2012, con tutte le celebrazioni e i programmi che propone per il Bicentenario della Costituzione del 1812, è davvero l'anno in cui, stando in Andalusia, non si può non passare per Cadice. Il Comune ha grandi ambizioni: intende utilizzare quest'anno magico, in cui la città è anche Capitale Iberoamericana della Cultura, per darle di nuovo il ruolo di testa di ponte tra la Spagna e le sue antiche colonie. Cadice di nuovo porta d'ingresso dell'Europa per i Paesi latinoamericani e porta d'uscita dell'Europa per Latinoamérica. Stavolta il mezzo di trasporto non sono i galeoni, ma la cultura.
Il primo segnale, la straordinaria mostra dei tesori del Signore di Sipán e dei più importanti siti archeologici peruviani, El Señor de Sipán, Huaca de la Luna y la Dama de Cao . E' un evento culturale di portata europea: è la prima volta che il più importante tesoro archeologico del continente americano lascia il Perù per sbarcare in Europa e lo fa nella città che fu il porto delle Americhe, fino al XIX secolo. Cadice non intende farsi scappare l'occasione: già quest'anno, fino all'autunno, in culminerà il suo ruolo di Capitale Culturale, ha organizzato Festival di Teatro, Musica, Marionette e Danza ispanica. Per Teofila Martinez, il sindaco conservatore di Cadice, "è molto importante essere considerati ancora il porto, l'entrata della cultura iberoamericana in Spagna". Nei giorni dell'inaugurazione della mostra dei tesori peruviani, l'archeologo Walter Ava, uno degli archeologi che stanno recuperando il passato del Perù, ha detto una cosa molto interessante: "Prima si parlava solo dell'esistenza di un'arte squisita, ma mai del contributo di queste culture allo sviluppo dell'umanità". Vero. Quante volte, qui in Europa, con i nostri occhi eurocentrici, abbiamo pensato e analizzato il contributo delle civiltà pre-incaiche all'umanità? Questa mostra gaditana ci dà l'opportunità di farlo, offrendoci il contesto, per cui "l'oro aveva un mero valore simbolico, essendo il sudore del sole e l'argento le lacrime della luna". Fino al 10 settembre (e speriamo i peruviani permettano di prolungarla almeno fino alla fine dell'anno, per far sì che anche i turisti del tiepido autunno andaluso possano conoscere l'arte degli antichi guerrieri del Perù, quando non era ancora il Perù).
La Cadice del 2012 si è preparata con cura, affetto e speranza al Bicentenario. Ha restaurato i suoi monumenti e mostra orgogliosa, senza perdere la leggerezza e l'umorismo, i suoi gioielli. ocholeguas.com sostiene che sono sette i monumenti gaditani imperdibili, in questo 2012 del Bicentenario.
Il più importante di tutti è l'Oratorio de San Felipe Neri, nel cuore storico della città: se non si ha una cartina, impossibile trovarlo senza l'aiuto di un gaditano (a me è successo una volta che mi abbiano addirittura detto, continua diritto e svolta alla settima traversa a sinistra... alla settima! ed era giusto). In questo gioiellino del barocco locale, la cui cupola è stata rifatta nel 1755, dopo il disastroso terremoto di Lisbona, che a Cadice arrivò sottoforma di tsunami (ancora oggi dicono che sia da ringraziare il Governatore della città, che fece prontamente chiudere le porte, riducendo così la portata delle acque e frenando la loro corsa), si riunirono i deputati che redassero la prima Costituzione spagnola. Celebrarono 1478 riunioni, dal 24 febbraio 1811 al 14 settembre del 1813, prima di tornare a Madrid, e la Costituzione vide luce il 19 marzo 1812. Dell'Oratorio di San Filippo Neri (diamo il suo nome al buon santo italiano) colpisce la dolcezza barocca delle sue curve, aperte in sette cappelle e la presenza di quadri di artisti come Murillo . Visitarlo in solitudine in un inverno gaditano, con poche persone per strada, un paio di turisti francesi con il naso in su e senza la Immacolata di Murillo, suo gioiello principale, prestato per una mostra, con in lontananza voci di ragazzini in libertà, non ha prezzo.
A poca distanza dall'Oratorio (ma nella Cadice storica tutto è a poca distanza) c'è la plaza de San Antonio, la più spaziosa delle piazze del centro storico cittadino, dominata dalla chiesa di San Antonio e per secoli dotata di un pozzo da cui prendeva acqua tutta la città. Oggi è una specie di salotto buono cittadino: a poca distanza dall'Oceano, contornata da palazzi patrizi restaurati recentemente, ricorda la buona borghesia che fece la fortuna di Cadice negli anni del commercio con le Americhe; su uno dei lati della piazza si apre il Casinò, con un magnifico cortile neo-mudéjar (gli si può dare un'occhiata, anche senza giocare d'azzardo). Sedersi su una delle panchine della piazza, in un tiepido pomeriggio di primavera, guardando i bambini che giocano e ascoltando le chiacchiere dei pensionati, non ha prezzo. Puro Cádiz.
Il Palacio de la Diputación Provincial è imperdibile perché fu davanti alla sua facciata aristocratica che venne letta per la prima volta la Costituzione di Cadice, così come non si può non visitare (se si ha la suerte di trovarla aperta) la chiesa del Carmen, dove ci fu il solenne Te Deum in segno di ringraziamento per la Costituzione. E non si può non passare a salutare il Monumento a las Cortes: quando gli autobus provenienti da Siviglia terminavano la corsa nell'adiacente Stazione, era la prima cosa che si vedeva di Cadice. E se si rimaneva colpiti dalla grandiosità della colonna di 32 metri e dell'emiciclo, che ringraziavano i deputati nel primo anniversario della Costituzione, non sfuggiva neanche la sua retorica. Da vedere.
Riportano all'essenza di Cadice, le Mura di San Carlos, che resistettero agli attacchi della flotta francese, decisa a conquistare l'ultimo bastione della libertà spagnola (libertà per modo di dire, dato che era rappresentata da un re assolutista come Fernando VII). Vicino alle mura, al numero 18 di calle Ahumada, viveva il deputato ecuadoriano José Mejía Lequerica, che promosse la libertà di stampa e l'abolizione dell'Inquisizione, nella Costituzione. E non stupisca la presenza di un deputato latinoamericano: la Costituzione di Cadice fu la prima a riconoscere l'uguaglianza degli spagnoli della Madrepatria e delle Colonie, concedendo loro lo stesso diritto di cittadinanza. Un passo avanti enorme, ma arrivato troppo tardi, dopo secoli di depredazione e sfruttamento, poco prima della dissoluzione dell'Impero.
E, ancora sulle mura gaditane, davanti all'Oceano e alla Bahia, c'è l' Alameda Apodaca, in cui si trova sintetizzata la ricchezza botanica di Cadice, grazie anche ai suoi rapporti con Latinoamérica.
Scegliete la stagione che preferite, ma una passeggiata su queste mura, all'ombra di queste piante, guardando l'Oceano e la Bahia, mentre il sole si abbassa lentamente sull'orizzonte, per andare a illuminare la sorella habanera, davvero non ha prezzo. E' una delle cose migliori d'Andalusia. Que viva Cádiz e che tutti gli dèi che l'hanno abitata ce la conservino così, preciosa e indomable.
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