La prima de riesgo, lo spread spagnolo, da due giorni non scende sotto i 500 punti. La Spagna è al bordo del rescate, il temuto salvataggio di FMI e UE a cui sono già dovuti ricorrere Grecia, Portogallo e Irlanda. I mercati sono in agitazione e non è riuscito a calmarli neanche l'intervento di ieri, di Mariano Rajoy, che ha assicurato, senza spiegare come, che Bankia, la quarta banca spagnola, sarà salvata dalla Spagna, senza alcuna richiesta di aiuto straniero.
La Spagna di queste ore è il paradigma di come si conquista la sfiducia dei mercati. Chi, come me, non è esperto di economia e si annoia non appena si iniziano a snocciolare le leggi della domanda e dell'offerta, la differenza tra debito sovrano e debito privato o i numeri dei vari deficit, capisce (e comprende) molto di più l'atteggiamento dei mercati al vedere cosa succede in Spagna.
In una decina di giorni il buco di Bankia è passato da 4 a 23 miliardi di euro. E non è ancora finita perché oggi BFA, l'entità che la controlla, ha ammesso di aver chiuso il 2011 in bancarotta tecnica, con perdite di 4,6 miliardi di euro (prima sosteneva di essere in attivo). El Pais oggi ricorda che Banesto, la banca del primo grande scandalo finanziario spagnolo, nel 1993, fu costretta al fallimento con perdite di 3,5 miliardi di euro (e il suo presidente, Mario Conde, finì in galera per vari anni). "Il fatto che BFA non abbia fondi propri dovrebbe condurre a una valutazione dell'entità pari a zero o negativa" scrive il quotidiano spagnolo "Questo significherebbe che l'apporto dello Stato di 4,4 miliardi di euro le darebbe il 100% del capitale e le sette Casse di Risparmio, guidate da Caja Madrid e Bancaja, che hanno formato il progetto (Bankia è nata dalla fusione di sette Casse di Risparmio regionali NdRSO), rimarrebbero senza partecipazione, il che le obbligherebbe a non essere più casse e minaccia di lasciarle in futuro senza risorse per le opere sociali. In ogni caso bisognerà aspettare il rapporto di valutazione incaricato a Goldman Sachs per trarre conclusioni definitive".
La cosa che colpisce in tutto questo disastro è l'incertezza. Ogni giorno ci sono nuovi numeri sul buco di Bankia e, di conseguenza, ci sono nuovi numeri sui fondi necessari per il suo risanamento. Sono numeri che producono vertigine, in un Paese scosso da una crisi economica disperante, di cui nessuno intravede ancora l'uscita, al fondo del tunnel. Si è passati da 4 miliardi a 11 miliardi e adesso a 23 miliardi di euro in meno di due settimane. E ovviamente nessuno crede che sia finita, perché Bankia non è l'unica banca da risanare. Si parla di oltre 60 miliardi di euro da iniettare nel sistema bancario spagnolo. Da dove arriveranno questi soldi, non si sa, dato che il Governo non lo chiarisce e il suo Presidente, Mariano Rajoy, si limita a dire che la Spagna non ha bisogno di rescate.
Però viene naturale chiedersi come tutto questo sia possibile. Fino a pochi anni fa le banche spagnole scalavano bel belle i vertici dell'economia europea e latinoamericana, si lamentavano se l'Italia chiudeva loro le porte, diventavano le prime entità bancarie di vari Paesi sudamericani. Sembravano inarrestabili, tanto che José Luis Rodriguez Zapatero vantava che il sistema bancario spagnolo fosse uno dei più solidi del mondo, quando già c'erano i primi segni della crisi internazionale. Dov'è l'inganno? Chi ha mentito? Dove sono finite l'aggressività e le liquidità di quegli anni? Quanto c'entra la crisi e quanto le operazioni azzardate e sbagliate e la corruzione? Sono domande che si fanno un po' tutti, in un Paese in cui i banchieri sono i più odiati dopo i politici (o forse a pari merito). Come dimenticare che Emilio Botin, il patron del Banco Santander è stato appena graziato per una maxi evasione fiscale di 200 milioni di euro in Svizzera? 200 milioni di euro, in un Paese in cui si stanno producendo tagli alla spesa pubblica che impoveriranno milioni di persone in cui un giovane su due non ha lavoro. Come dimenticare che, è notizia di oggi, l'ex direttore generale di Bankia, Aurelio Izquierdo, passato a ottobre a dirigere il Banco de Valencia, nazionalizzato, avrà diritto a un indennizzo, tra liquidazione e piano pensioni, pari a 14 milioni di euro? 14 milioni di euro, in un Paese che ha tagliato e/o bloccato le pensioni di milioni di persone, che, grazie a quell'unica entrata, riescono a mantenere figli e nipoti disoccupati. Difficile non stare dalla parte di chi fa questo genere di paragoni con rabbia e con amarezza.
Ed è ancora più difficile quando questi enormi buchi, che saranno pagati con il denaro di tutti gli spagnoli, non saranno indagati e non avranno responsabili. Mariano Rajoy ha già fatto sapere che la cosa più urgente, adesso, è risanare il sistema bancario; il suo Ministro della Giustizia, Alberto Ruiz Gallardón, ha già detto che ci sarà un'inchiesta parlamentare su Bankia, "quando sarà opportuno". Ed è chiaro a tutti che il PP e il suo Governo non hanno la minima intenzione di far aprire le indagini e far pagare i colpevoli.
Adesso, che qualcuno mi spieghi che credibilità può pensare di avere sui mercati la Spagna. Un sistema bancario che, come minimo, ha mentito circa la sua solidità (se non vogliamo proprio pensare che è stato guidato da incompetenti e corrotti), un buco nelle risorse, di cui non sono ancora chiare le dimensioni, dato che il balletto di cifre non si ferma da giorni, un governo che impedisce di indagare per chiarire come si sia arrivati a questo e per stabilire responsabilità, una mancanza di trasparenza che rende le incertezze sempre più inquietanti. Ma davvero qualcuno, a Madrid, può pensare che si possa ancora investire e credere nella Spagna, davanti a un simile sfacelo? Se fossi un grande investitore, io non lo farei.
PS Basta scosse di terremoto in Italia, per favore. Un pensiero affettuosissimo corre immediatamente agli emiliani e ai romagnoli, la parte migliore del nostro Paese, a ogni scossa che tocca sentire da Torino. Che Madre Natura stia finalmente con voi e la pianti.
Grazie dall'Emilia....ma temo non sia ancora Finita e adesso è davvero difficile
Scritto da: Giulia | 29 maggio 2012 a 15:41
non sapevo fossi emiliana, Giulia!!! anch'io temo non sia ancora finita, anche se spero di sì. E' un momentaccio e anche la notte più lunga, eterna non è. Un bacio a tutti gli emiliani
Scritto da: rottasudovest | 02 giugno 2012 a 15:50