Barcellona si prepara a celebrare il Ventennale dalle sue Olimpiadi. Era il 1992, la Spagna era reduce dagli entusiasmi degli anni 80, con l'ingresso dell'Unione Europea, il primo Stato Sociale, l'euforia nella vita culturale e re Juan Carlos e Felipe Gonzalez, entrambi 40enni and something a rappresentare un Paese giovane, sorridente, con molta voglia di recuperare il suo posto nel mondo e nella storia.
Me le ricordo, le Olimpiadi di Barcellona. Studiavo Architettura e non c'era rivista specializzata, in quegli anni, che non illustrasse le trasformazioni della città e l'intelligenza con cui aveva saputo utilizzare i fondi investiti nei Giochi per riqualificare interi quartieri, per ristrutturare l'area portuale, per dotarsi di infrastrutture moderne e funzionali. Barcellona92 continua a essere un esempio, studiatissimo, di come le Olimpiadi possano essere non solo un'occasione di visibilità mediatica, ma anche uno strumento per migliorare la qualità della vita cittadina. Anche Torino, una decina d'anni fa, si è ispirata al modello di Barcellona e ha saputo trarre nuova linfa dai suoi Giochi Olimpici (i catalani hanno trasformato molti quartieri, Torino ha recuperato un enorme fiducia in se stessa ed è diventata inaspettatamente una meta turistica, tanto da essere ormai normale imbattersi in centro con intere scolaresche del sud e con turisti nordici persi in una cartina, che come fanno a non trovare la strada nello scacchiere romano di Torino!).
Adesso gli spagnoli sono diventati severissimi con le spese pubbliche del passato. Complici programmi intelligenti come Salvados, che, con un filo di ironia e molta documentazione, denunciano gli sprechi che ci sono stati nel Paese, per accontentare le vanità e le esigenze elettorali di politici di ogni colore, criticano con disinvoltura le infrastrutture di cui erano orgogliosi pochi anni fa. Qualche giorno fa volavo sulla Germania e sul Reno ho visto numerosissime chiatte, che scendevano da Rotterdam, per distribuire le merci nel cuore dell'Europa. Mi sono tornati alla mente articoli e progetti spagnoli, che parlavano di porti faraonici e di moderne infrastrutture ferroviarie, per intercettare le navi cinesi, con i loro carichi preziosi di merci, e fermarle sul Mediterraneo, prima di arrivare a Rotterdam. Grazie alla moderna rete ferroviaria ad alta velocità, si diceva, quelle stesse merci che avrebbero perso un paio di giorni per arrivare dal Mediterraneo in Olanda, sarebbero già state in giro per l'Europa. Vedevo queste chiatte sul Reno e mi chiedevo come sia stato possibile pensare che davvero l'Olanda e la Germania avrebbero accettato di vedersi soffiare il commercio con l'Oriente. Il Reno, il cuore della storia e della cultura germanica, spazzato via dall'AVE.
Sarà stato quando ha pensato di sostituirsi al Reno, che la Spagna ha iniziato a perdere i rapporti con la realtà? Sarà davvero che ha creduto, quando cresceva con ritmi cinesi, che poteva arrivare a sfidare i benestanti Paesi del Nord? Davvero è stata così inconsapevole della fragilità del suo modello e della sua crescita?
In realtà la Spagna è un Paese assolutamente invidiabile per le infrastrutture di cui ha saputo dotarsi in questi anni. "Sì, ma sono sovradimensionate" ti ripetono gli spagnoli, quando ammiri l'AVE, l'interramento della M30 di Madrid e le autostrade che portano al Sud. "E' stato come mettere un'autostrada a otto corsie in pieno deserto, chi la utilizzerà mai?!" dicevano qualche tempo fa a Salvados, per spiegare l'ipertrofismo infrastrutturale. Sarà. Ma pensando alle infrastrutture italiane e ai loro deficit, preferirei avere ferrovie e autostrade "sovradimensionate", piuttosto che code interminabili, cantieri continui e treni che lasciamo perdere. Però è molto difficile dire queste cose oggi in Spagna ed essere compresi. La Spagna si trova in pieno dopo-sbornia, ha il mal di testa e il malumore di chi si è appena risvegliato dopo una notte di alcol sfrenato; gli spagnoli non hanno ancora la lucidità necessaria per analizzare gli errori e i vantaggi che quegli errori hanno comunque lasciato loro. Un giorno, magari, riusciremo a discuterne serenamente.
elperiodico.com ha appena pubblicato un video per celebrare il Ventennale dalle Olimpiadi di Barcellona. Vent'anni fa non c'erano gli smartphone, non c'era Internet e la realtà virtuale non era ancora alla portata di tutti. Per questo il video di elperiodico.com, che ricostruisce le trasformazioni urbanistiche e olimpiche di Barcellona a suon di realtà virtuale è ancora più affascinante. Ci sono trasformazioni che sanno di cattedrali nel deserto, con enormi svincoli autostradali che ti chiedi a chi serviranno, ce ne sono altre con aree incolte diventate moderni quartieri residenziali, c'è la grande trasformazione del porto, diventata area di fruizione cittadina.
Fossi spagnola, non penserei che tutto quello che è stato fatto sia stato uno spreco e penserei che si può riiniziare da lì: sono queste enormi trasformazioni che testimoniano, vent'anni dopo, che la Spagna può farcela ancora una volta.
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