Si diceva da giorni che il rescate sarebbe arrivato sabato e così è stato. La Spagna ha chiesto l'aiuto internazionale, così come la Germania e Bruxelles le hanno praticamente imposto, dopo aver cercato inutilmente di convincere Mariano Rajoy con le buone, per dare una calmata ai mercati. Non si conoscono ancora bene i dettagli, il Ministro dell'Economia Luis de Guindos, che ha spiegato ai spagnoli la richiesta di aiuto internazionale, cercando di farla passare come una cosa vantaggiosa per il Paese, senza mai parlare di rescate, parola che invece tutto il Paese usa, ha detto che si tratta di 100 miliardi di euro che verranno prestati alle banche, per la loro ristrutturazione. Dunque la Spagna non dovrà passare attraverso le forche caudine sotto cui sono passati la Grecia, il Portogallo, l'Irlanda, praticamente sotto tutela per ogni decisione economica e di bilancio. Questa è la versione ufficiale del Governo. E ovviamente nessuno crede al Governo. Sono mesi che gli spagnoli hanno smesso di credere a Mariano Rajoy e ai suoi uomini, pronti a fare quello che fino a una settimana prima negavano perentoriamente. Anzi, il trucco degli spagnoli per capire le intenzioni del Governo è vedere cosa nega con forza: neanche una settimana e la fa.
Il rescate non sorprende nessuno, dunque, perché già da un paio di giorni si sapeva che oggi, curiosamente (ma quanto?) alla vigilia del debutto della Spagna agli Europei di Calcio, sarebbe stato chiesto l'aiuto internazionale. Fa rabbia che arrivi alla vigilia di Italia-Spagna, perché la sensazione dell'uso del calcio come arma di distrazione di massa indigna profondamente migliaia di persone: "Come se bastasse una partita magari vinta a farci dimenticare che siamo un Paese sotto tutela e chissà cosa ci succederà adesso" come mi ha commentato per MSN un'amica sivigliana. Cosa ci succederà adesso.
E' il dubbio e la paura della Spagna, che non vuole retrocedere tra i Paesi di coda della serie B e che ha una classe dirigente vigliacca e tronfia, che non ha saputo evitarlo. Gli opinionisti più ascoltati delle reti sociali sono impegnati a spiegare in cosa consiste un rescate, alla Puerta del Sol di Madrid in centinaia giurano a Mariano Rajoy che non arriverà all'estate (non avevano già detto a novembre, gli osservatori più attenti, che si sarebbe trattato di Mariano el Breve?), da giorni si parla della possibilità di un Governo di Unità Nazionale per rispondere alle sfide della ristrutturazione del sistema bancario e del necessario cambio di modello economico (la Spagna scoprirà finalmente una vocazione economica che non sia servire birre e rifare i letti ai tedeschi sulla costa? valorizzerà, finalmente, le sue risorse agricolo-tecnologiche, i suoi talenti creativi nell'artigianato, le sue piccole imprese?); il PSOE si è detto disponibile alla collaborazione, il PP, vittima della superbia e della vigliaccheria del Presidente del Governo, nicchia. Oggi, alla notizia del rescate, vari opinionisti parlano esplicitamente di elezioni anticipate. Mariano Rajoy, che ancora una volta non ha avuto il coraggio di spiegare agli spagnoli cosa sta succedendo e ha mandato a farlo il Ministro de Guindos, ha fatto sapere che il rescate non cambierà i suoi programmi e domani assisterà alla partita di debutto della Spagna all'Euro2012 (e verrebbe da dire, tifo a parte, che l'Italia gliela mandi di traverso).
Per capire cosa sta succedendo in Spagna e fare chiarezza nelle emozioni che si agitano in questa notte di giugno, è meglio aspettare domani. La mente si rinfresca, gli animi prendono atto della notizia e le analisi sono più lucide. In questo momento, meglio fare ricorso al maestro Lluis Bassetts, direttore aggiunto di El Pais, che nel suo blog dà la sua visione del rescate.
Agli amici spagnoli, in questa notte di vigilia che ci accomuna, c'è solo da dire che spiace che il calcio sia stato utilizzato come un'arma di distrazione di massa e che questa vigilia, che avrebbe dovuto di comune attesa e divertissement, finisca con l'amarezza di un rescate poco chiaro e con la indignación che non si placa e trova sempre nuove ragioni per manifestarsi in questa troppo lunga stagione dello scontento spagnolo. Che questa notte non sia eterna, España querida.
Dal blog di Lluis Bassetts, su elpais.com
E' un salvagente. Un enorme pneumatico che bisogna gonfiare fino a 100 miliardi di euro, destinato a evitare che affoghi il sistema finanziario spagnolo. Serve a salvare la banca spagnola, cioè, il sistema finanziario spagnolo e, in definitiva, la Spagna e la sua economia. Ma non si presenta come un rescate, parola maledetta e associata a Paesi insolventi, di effetto corrosivo per l'immagine politica dei governanti. E soprattutto del presidente del Governo, Mariano Rajoy. Il salvataggio non dice il suo nome in omaggio e al servizio del presidente del Governo, che ha rifiutato l'idea di un salvataggio bancario, anche aspramente, quando ha smentito François Hollande.
Se non è un rescate, non è neanche un intervento. Niente peggio di una Spagna controllata da questi uomini in nero, fabbricati dalla nera immaginazione di Cristóbal Montoro. La Spagna salvata e controllata era quella dell'era Zapatero, quella di Rajoy è la Spagna sovrana, che decide sui limiti di deficit pubblico, approva la finanziaria secondo il suo ritmo (il riferimento, piuttosto sarcastico, è al ritardo di tre mesi con cui il Governo ha presentato la Finanziaria, alla fine di marzo, per cercare la vittoria del PP alle elezioni andaluse del 20 marzo NdRSO) e nazionalizza le banche quando è necessario, con la dinamite di un indebitamento pubblico, senza appoggio né permesso europeo. De Guindos è stato chiaro: il salvagente non ha pertanto contropartite macroeconomiche né speciale attenzione al bilancio da parte di questi revisori che non intervengono. Se c'è da fare qualcosa, si farà, ma per iniziativa propria del governo sovrano. E si farà, a proposito. PErché noi ne abbiamo voglia.
Non c'è salvataggio, non c'è intervento, non ci sono uomini in nero, d'accordo. Rescate soave, pertanto. Non si saranno altri interventi di quelli che c'erano già. E gli uomini in nero non arriveranno alla Moncloa, ma si infileranno in tutte le entità bancarie che si attaccheranno al salvagente. Saranno esigenti. Le conseguenze dell'intervento non saranno minori. Vedremo quanti posti di lavoro rimarranno nel settore. E quante banche. Vedremo cosa rimarrà del maggiore e più avariato dei transatlantici rovinati, Bankia.
Nonostante la politica eufemistica, il rescate bancario, l'intervento europeo e internazionale nel sistema bancario spagnolo e l'entrata degli uomini in nero nelle banche rovinate, difficilmente rimarranno senza conseguenze politiche. Salvagenti di queste dimensioni colossali passano generalmente un conto politico. Non sempre gli eufemismi funzionano e quasi mai l'assenza e il silenzio di un governante, Rajoy in questo caso, serve come metafora della sua assenza di responsabilità.
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