Italia-Germania, ancora una volta. Sei anni fa ero appena tornata da Siviglia, dove ero rimasta choccata dalle urla dei ragazzini per strada, sì, sì, nos vamos a Berlin, perché avevano battuto Arabia Saudita e Tunisia. Quest'anno sono appena tornata dalla Germania, dove mi ha sorpreso la quantità di bandiere nero-rosso-oro appese in ogni dove, come a Torino non ci sono mai per gli Europei (i Mondiali sono un'altra storia).
Sull'autobus che portava all'aereo del ritorno, un gruppo di 3-4 italiani e tedeschi, probabilmente colleghi di lavoro, visti i toni della conversazione e il look manageriale, scherzava sull'eterna sfida Italia-Germania (oggi non ricordo che sito web spagnolo ha scritto che "il calcio è quello sport in cui si gioca in undici e vincono sempre i tedeschi... a meno che non incontrino l'Italia" e ho sorriso perché leggerlo in spagnolo ha un suo fascino). Mi sono piaciuti i toni scherzosi, la complicità di chi è abituato, in fondo, ai vertici e alle sfide che sanno di leggenda, perché Italia-Germania non siamo solo "noi" e "loro", ma anche alcune delle partite più belle ricordate da generazioni di appassionati di ogni dove. E' stato un messicano a dirmi che Italia-Germania di Messico70 ha una targhetta nell'Azteca che la definisce "la partita più bella del XX secolo" ed è stato lui, nato una ventina d'anni dopo, ad avermi detto di essersi visto la partita nel web e di essersene innamorato. E' stato un dominicano ad avermi detto che i supplementari di Italia-Germania del 2006 sono stati la cosa migliore vista nel calcio negli ultimi anni, addirittura meglio della Spagna prenditutto di Aragonés e Del Bosque.
Sono stati i toni di questo gruppo italo-tedesco che si è ripetuto varie volte, sghignazzando, Am Donnerstag! (A giovedì!), prima di salire sull'aereo, che mi hanno fatto pensare ad altre conversazioni.
Gli spagnoli, da quando hanno vinto gli Europei e il Mondiale si sentono nell'èlite del calcio, sostengono di poter dare del tu al Brasile e alla Germania (l'Italia non è mai nella lista, l'Italia è quella che si batte 5 a 0, anche se non si è mai vinto e se il primo gol glielo ha fatto Cesc Fábregas, una quindicina di giorni fa). E io rimango sempre basita, perché aver vinto un Mondiale e un Europeo non significa stare nell'elite del calcio ed essere una grande della storia calcistica, significa avere un'ottima generazione di giocatori. "Sarete tra le potenze e punto di riferimento quando Casillas & diranno adiós e voi sarete ancora lì, tra i primi del mondo, a far tremare la Germania e il Brasile. Adesso avete semplicemente una buona generazione di giocatori" mi è capitato di dire in varie conversazioni. Ma niente, non lo capiscono e non lo accettano. Del resto gli spagnoli esprimono un tale disprezzo per l'Italia e per moltissime altre Nazionali, che uno pensa sempre che la Spagna abbia vinto almeno quanto il Brasile; risulta perciò ovvio che, adesso che hanno finalmente vinto qualcosa, si sentano i vicini di casa dei pentacampioni del mondo e pensino di poter dare lezioni ai tetracampioni, dimenticando che sono gli ultimi arrivati e chissà mai se e per quanto rimarranno ai vertici.
Qualche giorno fa leggevo su Internet del desiderio di alcuni tifosi di avere la Germania in finale, per dare di nuovo vita al clásico. Spagna-Germania è un clásico?
Gli spagnoli hanno tanta ansia di sentirsi parte dell'elites del fútbol, che, siccome hanno vinto contro la Germania un paio di volte, si definiscono già la bestia nera dei tedeschi, come l'Italia (oh my god, la Germania non ha mai vinto contro l'Italia, la Spagna sono due volte che la batte...). E siccome l'hanno battuta un paio di volte, nel 2008 e nel 2010, definiscono le loro partite un clásico. Ma i clásicos sono un'altra cosa: sono gli incontri tra le nazionali che appassionano in tempi diversi e generazioni diverse. Italia-Germania sono almeno 40 anni che ci delizia, tra semifinali e finali mondiali, mica negli oratori. E ogni volta lo fa in modo diverso, ogni volta proponendosi alle generazioni che non sanno niente di Messico70, di Rivera e di Riva, ma se gli dici Italia-Germania ti rispondono automaticamente 4 a 3 (c'è qualcuno che non lo fa?!).
Alla Spagna prenditutto di questi ultimi 4 anni manca ancora questa continuità ai vertici mondiali, mancano queste partite leggendarie, manca l'epica della fatica e della lotta per arrivare alla vittoria. Penso, alla fine, che siano questa continuità, questa epica, queste leggende, a rendere una Nazionale un punto di riferimento mondiale, a prescindere dalla generazione che ne porta i colori. Penso sia anche la continuità a dare comunque una cultura dello sforzo, dell'impegno, una mentalità impostata verso la vittoria, l'orgoglio di una storia e di una reputazione da difendere a prescindere: l'Italia più fragile di questi anni, senza grandi campioni, è arrivata alle semifinali degli Europei, così come, a memoria, è difficile ricordare un Mondiale o un Europeo senza la Germania tra i primi quattro e il Brasile o l'Argentina che escono prima dei quarti sono sempre uno choc, sia la Copa América o i Mondiali. La Spagna manca ancora di tutta questa epica e questa leggenda, che potrà costruirsi nelle generazioni seguenti (e che sarebbe molto più bello seguire se i suoi tifosi fossero meno insopportabili e spocchiosi).
Italia-Germania, ancora una volta. Essendo italiana non faccio pronostici perché so che portano sfiga. Comunque vada, è già un successo essere in semifinale, per quest'Italia su cui nessuno di noi avrebbe scommesso un centesimo. Qualche giorno fa sono passata davanti al Westfalenstadion, lo stadio di Dortmund nel quale la Germania non aveva mai perso, prima di incontrare l'Italia, nel Mondiale di casa. Non ho potuto evitare il ghigno che prende sempre noi italiani quando pensiamo a Italia-Germania. Però, onestamente, è a un tedesco, più che a uno spagnolo, che mi viene da dire sinceramente "in bocca al lupo" davanti a una partita che oppone le nostre Nazionali. Non so se è per queste complicità che i lunghi decenni di frequentazione ai vertici hanno instaurato, non so se perché, in fondo, i tedeschi mi sono simpatici e quando esce l'Italia tifo sempre Germania (non si può non ammirare una Nazionale che finisce quasi sempre in finale). Ma di quelle conversazioni in autobus, all'aeroporto di Dusseldorf, mi tengo l'Am Donnerstag! e che gli dei, stasera, ci sorridano ancora una volta, please.
Oggi ho chiamato a Siviglia, e riguardo la finale di domenica prossima ho sentito i cognati ottimisti ma al tempo stesso realisti, timorati e (per una volta) umili, al pensiero di incontrare un'ottima Italia.
Onestamente hanno ammesso che psicologicamente l'Italia è molto più "carica" della Nazionale spagnola. Del resto era evidente alla fine della loro semifinale col Portogallo; i giornali avranno anche esaltato il rigore di Sergio Ramos, ma credo che a nessuno sia sfuggita l'espressione preoccupata di Del Bosque e l'esultanza dei giocatori della serie "l'abbiamo scampata bella; abbiamo vinto pur non meritando".
In ogni caso stavolta la scommessa con la novia l'ho fatta. Arriva in Italia lunedì sera. Mi fa: "Ma se vince l'Italia devo venire lo stesso?" Risposta: "Eccerto, se non altro per onorare la scommessa e darmi i 50 euro".
;-)
Scritto da: Turkish | 29 giugno 2012 a 18:37
mmmhhh, i cognati sono ragionevoli! :)
Io ho sentito 3-4 amici, che hanno ammesso che sarà dura, dopo aver visto l'Italia con la Germania, ma nesusno è stato disposto ad ammettere una possibile vittoria italiana. Io non faccio pronostici, adesso più che mai porterebbero sfiga, e la sfiga davanti a tutti, ma non alla Spagna! :)
Certo che se la fidanzata viene e tu sei vincitore, trattala bene!!!! ;)
Scritto da: rottasudovest | 30 giugno 2012 a 11:03