Per gli Europei di calcio, vissuti in parte in Germania, dove ci sono bandiere alle finestre come neanche in Italia durante i Mondiali e le macchine girano con le bandierine nero-rosso-oro in vendita nei supermarket e sono convinti che saranno i prossimi campioni d'Europa (niente di personale contro i tedeschi, ma, visti i tempi, ci manca solo questa), la mia idea è che in semifinale arrivino Grecia, Italia, Spagna e Portogallo. Così, una sorta di rivincita, seppure calcistica, dei PIGS. La prima notizia che ho letto oggi è che la Grecia è già ufficialmente nei quarti ed è la prima grande sorpresa degli Europei; speriamo la seguano anche le altre tre, seppure Italia e Portogallo dovrebbero compiere la grande impresa.
Tutto ciò mi è venuto in mente leggendo la stampa spagnola di oggi, che apre con le elezioni in Grecia, a cui guarda con particolare attenzione perché "se la Grecia cade, la Spagna è la prossima". Non essendo per natura pessimista né drammatica, auguro alla Grecia la vittoria di Syriza, affinché arrivi finalmente un po' di aria nuova ad Atene: tanto, nonostante la politica della paura che Bruxelles, Washington e Berlino stanno cercando di applicare, è evidente che la Grecia non uscirà dall'euro e che l'Unione Europea sarà costretta a rinegoziare i termini dell'accordo sul prestito ai Greci; non si può affamare un popolo e poi esigere che restituisca i soldi. Augurando alla Grecia di essere ancora una volta l'avamposto d'Europa e di salvarci di nuovo a Salamina (e non ho ancora capito se i Persiani di oggi sono Angela Merkel o i "mercati", ma i Greci, indipendenti e soli, ancora una volta, lo avranno già capito), ecco una bella intervista di abc.es a Petros Markaris, scrittore e sceneggiatore di molto successo: suo il commissario Kostas Charitos, uno dei protagonisti del giallo mediterraneo, nato a Barcellona con il Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán, continuato nella Sicilia di Salvo Montalbano e Andrea Camilleri e approdato, infine, nell'Egeo di, per l'appunto, Markaris; sue anche le sceneggiature di Lo sguardo di Ulisse e L'eternità e un giorno di Theo Angelopoulos, che hanno trionfato a Cannes negli anni 90.
PS Sappiamo tutto degli USA e degli anglosassoni e quanto conosciamo poco i Paesi che sono a un'ora d'aereo da Roma. Quando i nostri media si decideranno a farci conoscere i nostri vicini, quelli con cui condividiamo mare, storia e cultura da millenni, non solo in occasione di emergenze ed elezioni, ma anche senza ragione, semplicemente per renderceli quotidiani e vicini, come lo sono geograficamente?
- Quando hanno iniziato ad andare male, le cose in Grecia?
Negli anni 80. In un Paese povero, in cui non c'è mai stato denaro, all'improvviso, con l'ingresso nell'Unione Europea, ha iniziato a entrare tanto denaro come mai si era sognato. Dall'alimentarci per via endovenosa siamo passati ai grandi banchetti. Non ci siamo adattati a questo nuovo stile di vita. E dopo la situazione è peggiorata con una classe politica che utilizzava queste risorse per costruire la sua particolare rete di clientelismo.
- Nei suoi libri, il commissario Charitos è molto sarcastico sull'influenza della UE in Grecia. E' stata vantaggiosa l'entrata della Grecia nella UE?
Charitos è sarcastico su tutto. Il sarcasmo è nel suo carattere, ma la UE è stata una grande opportunità per la Grecia, che la stessa Grecia ha sprecato. Io ero entusiasta dell'ingresso nella UE. E oggi mi chiedo se abbiamo fatto le cose correttamente, soprattutto quando siamo entrati nell'euro. C'erano molte piccole e medie imprese a cui andava bene con la dracma. L'euro era una moneta molto cara per loro e invece il credito era molto basso. Lì c'è stata la trappola. Avremmo dovuto fare prima le riforme di cui avevamo bisogno e poi entrare nell'euro. Aspettare, riformarci ed entrare.
- Il commissario Charitos dice: "Pensavamo che i nostri debiti erano parte delle nostre entrate". Un'illusione pericolosa.
L'ho detto a molti tedeschi. Riconosco che noi Greci abbiamo buona parte della colpa. Che siamo i responsabili della malattia, ma la cura non è in mano greca, è in mani europee. E se la terapia non funziona, non è colpa dei Greci. Gli Spagnoli, i Portoghesi, i Greci soffrono perché non vedono alcuna uscita. E questo uccide i popoli.
- Lei vede un'uscita?
Nessuna, sono molto pessimista. L'ultima volta che sono stato in Spagna mi è sembrato che le cose si aggravassero. La Grecia e la Spagna, per esempio, hanno economie totalmente diverse, ognuna con una propria dinamica. Ma la UE applica la stessa ricetta per tutti. E un dottore che applica la stessa ricetta, per il cancro o per una cardiopatia, non può essere un buon medico.
- E la colpa dei Greci dove risiede?
Hanno ragione quando ci accusano di non aver realizzato molte riforme promesse. Ma oggi il Paese è immerso in una disgrazia senza uscita, senza prospettive. LA crisi si propaga di paese in paese e l'unica terapia che ci propongono è più austerità e più povertà. C'è un limite ai tagli, c'è bisogno di una nuova strategia. Così non vedo come possa sopravvivere l'euro.
- I tedeschi dicono che danno già troppo soldi.
Ma di 10 euro ne riceviamo nove per pagare il debito. Bisogna uscire dalla spirale della recessione. Con una contrazione dell'economia del 9,5%, lo Stato non può raccogliere imposte.
- E' in pericolo lo Stato Sociale?
Il sistema in cui viviamo ha portato lo Stato Sociale al collasso.
- Molti padri temono che i nostri figli vivranno peggio di noi
Molto peggio, senza dubbio. Greci e Spagnoli siamo stati popoli di emigrazione operaia. Adesso c'è un altro tipo di emigrazione: gli emigranti universitari, con i loro titoli di laurea e senza lavoro.
- D'altra parte, i miei genitori hanno vissuto la guerra da bambini, poi la miseria del dopoguerra, hanno lavorato tutta la loro vita tra privazione e non è mai passata loro in testa l'idea del suicidio. Forse noi ci arrendiamo troppo presto
E' diverso. La mia generazione e la precedente sapevano com'era vivere in povertà. I giovani camminano verso una povertà che ignorano. E' un cammino verso lo sconosciuto, che genera panico. Alla fermata dell'autobus un signore mi ha detto: "Dicono che stiamo male, ma stavamo peggio quando andavo a scuola senza scarpe". Quell'uomo sapeva cosa vuol dire vivere in condizion dure, non ha paura. Ma per i giovani, a cui le famiglie compravano l'auto da quando superavano l'esame d'ingresso all'Università
- Un fenomeno nuovo è l'apparizione dei neofascisti di Alba Dorata, che si dedicano a terrorizzare gli immigrati
La maggior parte di chi vota per Alba Dorata, e anche molti che votano per Syriza, sono giovani terrorizzati. E uno fa follie quando è spaventato. BNsogna anche dire che in Grecia c'è un problema di immigrazione e qui nessuno ha fatto niente. Per cui è venuta Alba Dorata e ha coperto questo vuoto. Alba Dorata è il prodotto dell'inefficienza ufficiale.
- In Europa molti temono che una vittoria di Syriza scateni una tormenta che metterà fine all'euro
Un amico giornalista mi ha detto: "Devi sperare nella vittoria di Syriza". E io gli ho detto, sei pazzo. E lui mi ha risposto: se vince, ci liberiamo di Samaràs e poi a Tsipras si chiuderanno tutte le porte, per cui ci libereremo anche di lui. La cosa vera è che credo che ci sia qualcosa di esagerato nel panico che suscita di Tsipras. Non potrebbe governare da solo, dovrebbe negoziare con partiti che non vogliono neanche sentir parlare di uscita dall'euro. In ogni caso ho la sensazione che il 6 maggio la gente ha votato con rabbia e che questa domenica voterà con paura.
- Nel suo ultimo libro, il commissario Charitos ha cambiato la sua vechia Mirafiori per un Seat Ibiza. Dice che lo ha fatto per solidarietà con i Paesi del Sud.
E' indispensabile la solidarietà tra Paesi del Sud. Questa crisi si potrà superare solo se ci sarà solidarietà tra noi che viviamo nel Sud. Altrimenti andiamo tutti verso la catastrofe. Il Mediterraneo non sono solo queste spiagge paradisiache che molti tedeschi credono essere posti paradisiaci per le vacanze. Loro vedono solo le spiagge. E non la cultura, la tradizione che ha segnato tutti noi. Chiaro che nel senso contrario potremmo dire anche che il Sud non capisce il Nord.
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