Con la resaca, il dopo-sbornia, arrivano anche le riflessioni. E in Spagna, visto come è messo il Paese e visto il desencanto che guida ormai da tempo gli spagnoli, le resacas durano poco e le riflessioni iniziano subito. Lunedì la sbornia collettiva del ritorno a casa dei campeones de Europa, con le foto di calciatori e staff tecnico con la Famiglia Reale alla Zarzuela e il bagno di folla a Madrid, oggi, neanche due giorni dopo, le prime riflessioni e le prime richieste.
In realtà le riflessioni sono iniziate da subito e dall'ennesimo confronto con l'Italia: non appena hanno saputo che i vicecampioni d'Europa avrebbero versato il premio per la finale agli aiuti ai terremotati dell'Emilia Romagna, in Spagna hanno chiesto ai propri giocatori di fare qualcosa di simile. Andrés Iniesta è atterrato a Madrid con la notizia che avrebbe versato i suoi 300mila euro per aiutare le vittime dell'incendio forestale che ha devastato i dintorni di Valencia; non appena lo ha saputo, ha categoricamente smentito (non facendoci una grande figura). Da allora su Twitter si sono moltiplicate le richieste per un beau geste da parte di giovani milionari, per chi non arriva a fine mese: perché non versare i 300mila euro a qualche causa sociale, a qualche ONG che aiuta gli spagnoli in difficoltà, dagli sfrattati ai disoccupati senza protezione sociale? Per ora i campeones, già in fuga per le vacanze, non ci sentono (e, di nuovo, non ci fanno una grande figura, vista la situazione disperata di molte famiglie e i nuovi tagli promessi dal Governo prima della fine dell'estate).
Sull'onda delle riflessioni di questa Spagna che si è ubriacata per il terzo titolo in quattro anni e che si è risvegliata di nuovo alle prese con il rescate e con un futuro incerto e inquietante, c'è l'articolo dello scrittore e giornalista sivigliano Isaac Rosa, pubblicato su Zona Critica, il blog che anticipa diario.es. Poco appassionato di calcio, Rosa si chiede quali spunti possa dare tutta la retorica che ha circondato la vittoria della Selección a Kiev. Per lui ce n'è uno solo: dire ai propri figli di lasciar perdere gli studi e di dedicarsi al fútbol, per diventare, si spera, milionari a base di calci al pallone. "Non è questa la lezione che dobbiamo apprendere dal successo della Roja, aspirare che i nosri figli un giorno vincano la Eurocopa?" scrive "Perché un'altra lezione, davvero non mi viene in mente. Salvo regalarti un pallone (al figlio NdRSO), iscriverti alla squadra del quartiere, e pregare perché qualche rappresentante di un grande club ti noti, non vedo quale sia "l'esempio da seguire", né come "lo spirito vincente" ci farà uscire dalla crisi, né dov'è "il miglior specchio in cui guardarsi", né quali siano questi "valori che dobbiamo recuperare" né in che senso la vittoria di Kiev sia una prova che "con il lavoro si ottiene tutto" o che "insieme possiamo fare qualunque cosa", tra le tante pompose espressioni sentite e lette da domenica".
Mentre la Spagna di questi giorni esalta e quasi beatifica i suoi "eroi di Kiev" (ma non si usa troppo e quasi sempre a sproposito il termine eroi? Non solo in Spagna, ovviamente), Rosa ha un'altra visione dei campioni d'Europa: "(…) tendo a vedere un'elite di giovani milionari pieni di privilegi, intoccabili, che godono di privilegi fiscali (non pagheranno le tasse sui premi degli Europei hanno puntato i piedi affinché così fosse NdRSO), che si tolgono capricci sotto forma di auto di lusso, la cui lealtà alla maglietta e a una tifoseria ha sempre un prezzo, capaci di dare calci al rivale e simulare una caduta per vincere, e che mostrano una mescola di indifferenza e ignoranza davanti alla terribile situazione che vive il Paese".
Alfredo Pérez Rubalcaba, il Segretario Generale del PSOE, scriveva ieri sull'edizione spagnola di The Huffington Post, che la Spagna che si è gettata nelle strade, per accogliere la Selección vincitrice, nonostante la crisi e le difficoltà, è un Paese che ha bisogno di speranza, di esempi, di promesse mantenute. Rosa si chiede se questa speranza e questo esempio possano arrivare dall'"elite di milionari" appena descritta.
La beatificazione dei vincitori non è caratteristica solo della stampa spagnola, che pure è molto più esagerata, all'essere la Spagna un Paese entrato da poco tempo nell'elite dello sport, grazie alla ricchezza che la democrazia ha permesso di produrre e accumulare, e al trovarsi con un'eccezionale generazione vincente in qualunque sport, non solo nel calcio (vogliamo dimenticare Rafael Nadal, lo sportivo più amato, Fernando Alonso, il primo a causare euforia collettiva, Pau Gasol o Jorge Lorenzo, solo pe citare i primi che vengono in mente?). In Italia si parla ancora degli eroi del 1982, ci sono stati articoli retorici e imbarazzanti su Fabio Cannavaro, per dire (uno che, non appena la sua squadra è andata in serie B per illecito sportivo, è volato altrove). E anche la Nazionale è (con le grandi tragedie) l'elemento che unisce e rende orgogliosi gli italiani di essere tali.
""Questi sì ci rappresentano!" ripeteva euforico un giornalista urlante, giorni fa, parafrasando lo slogan più popolare degli indignados, "non ci rappresentano". Ci va così: né i politici, né i sindacati, né il re, né i grandi mezzi di comunicazione, né i banchieri, né i magistrati, tutti con il prestigio perduto. Quelli che "sì ci rappresentano" sono una ventina di calciatori che con i loro gol ci mostrano il cammino per superare i nostri problemi economici, sociali, democratici, nazionali e di autostima" scrive ancora Rosa.
Sono riflessioni amare, ovviamente, ma necessarie dopo una resaca come quella della Spagna del triplete. E se Isaac Rosa termina ripetendo al figlio di diventare calciatore, i commenti che seguono il suo articolo non sono da meno quanto a riflessioni e spunti da dopo-sbornia, sia che condividano o meno le idee dell'autore dell'articolo.
Per esempio, Quijote spiega perché la Selección sia un modello: "Credi che il portiere della Nazionale potrebbe essere il figlio di Ramirez, il socio di Antunez, e marito di Ana e cognato di Felipe… no! qui non funzionano le raccomandazioni, come nel 99% delle imprese di questo Paese, sarebbe scandaloso vedere un incompetente a difendere la porta della Nazionale! Iker di Mostoles, che se lo è guadagnato è evidente, occupa un posto di valore in un'alta istituzione spagnola. Roberto di Fuenlabrada, architetto, MBA, ecc… a servire birre in Irlanda. Se si premiasse il lavoro in questo Paese, saremmo, come lo sono i giocatori, campioni d'Europa e del Mondo".
Jeronimo invece sottolinea come la vittoria nella Eurocopa insegni "che bisogna pagare bene i lavoratori".
Poi c'è uno scambio di battute tra due lettori: "Io continuo a non capire perché il Governo non abbia distribuito pane, domenica. Visto che avevamo il circo…" "Ovviamente è un altro taglio. Stavamo mangiando pane al di sopra delle nostre possibilità". Se non altro, nella Spagna del triplete e del rescate, non si sono persi ironia e sarcasmo.
Durante gli Europei, mi sono molto meravigliata vedendo il gran numero di tifosi spagnoli negli stadi,visto il momento economico che stanno attraversando!Infatti gli italiani erano pochissimi,un po'x mancanza di soldi e un po',penso,x poca fiducia nella nazionale!!
Scritto da: Carla | 04 luglio 2012 a 16:38
anch'io. Quando sentivo TVE1 che si vantava che c'erano molti più spagnoli che portoghesi o italiani, pensavo che si vede che noi siamo in crisi sul serio. Lo è anche la Spagna, ovviamente, battute a parte; non so dove leggevo che c'è gente che si è indebitata pur di andare agli Europei, non saprei, a me sembra una follia, ma la Seleccion di questi anni, così vincente, e la convinzione che hanno sempre gli spagnoli che vinceranno (e almeno con la Nazionale di calcio vincono davvero), evidentemente meritano la follia...
Scritto da: rottasudovest | 05 luglio 2012 a 20:28