Non so perché Arturo Pérez Reverte abbia pubblicato proprio oggi l'articolo scritto per Pueblo il 29 ottobre 1982, per raccontare la tremenda ilusión sentita da Madrid nella notte della prima vittoria socialista, con i madrileni scesi in strada a sorridersi e ad abbracciarsi, anche senza conoscersi, perché finalmente iniziava il cambio promesso dall'allora giovanissimo Felipe González. Sarà perché sente che la Spagna ha di nuovo bisogno di una scossa, di una ilusión così grande come è stata l'arrivo al potere dei socialisti, quasi mezzo secolo dopo la Seconda Repubblica, per ritrovarsi e per scoprire che anche la notte più lunga finisce con un amanecer, con l'inizio di un nuovo giorno. Sarà perché niente è cambiato da allora e le promesse di cambio finiscono sempre nel desencanto e non bisogna illudersi quando un politico promette che con lui tutto sarà diverso, in fondo Felipe ha deluso, Aznar ha mentito, Zapatero ha fallito e Rajoy ci ha messo sette mesi per deludere anche i suoi elettori (ha perso, il sondaggio è di El Pais di oggi, 7 punti tra gli elettori dello stesso PP).
Non lo so.
A me piace pensare che un Paese abbia bisogno di una ilusión, di un progetto in cui credere, di valori comuni in cui riconoscersi e per i quali lottare e risollevarsi. Alla Spagna manca tutto questo. E non possono aiutarla a ritrovarsi gli attuali partiti, né il PP né il PSOE, entrambi responsabili e colpevoli di questa disfatta emozionale e di questa deriva sociale ed economica. Chi possa aiutare la Spagna e gli spagnoli, non lo so, e la cosa triste è che non lo sanno neanche loro, desencantados, arrabbiati come nessun altro popolo d'Europa e rancorosi come solo la loro tradizionale mala leche può permettere di essere. Sono comprensibili gli stati d'animo di questi mesi, essendo straniera non sempre li condivido, ma li capisco. Però non sono ancora utili per trovare un'uscita e per ripartire, con un progetto comune e condiviso.
Non so se possa aiutare leggere un articolo come questo, che parla di ilusión e di speranze, a un popolo che è stato tradito sia dalla sinistra che dalla destra e che, obiettivamente, non ha più alcun punto di riferimento politico, se non cambia la legge elettorale.
Però, al leggere le parole di Arturo Pérez Reverte, che raccontano questa Madrid appena uscita dalla dittatura franchista e che affida il suo futuro a un leader giovane e carismatico, sento la malinconia di non aver vissuto emozioni come quelle. Perché quella notte lì, mi sarebbe piaciuto viverla, a Madrid, per tutto quello che ha significato e perché continuo a credere nella ilusión come miglior motivazione per un Paese. Non mi piace pensare che l'età obbliga sempre al desencanto e mi piace pensare che niente, neanche l'età, possa cancellare il ragazzo che ognuno di noi ha dentro di sé; per questo sento ammirazione per i grandi vecchi che invitano all'indignazione, che sono pronti a giurare che il mondo si può cambiare e che si impegnano a fare di questo pianeta un posto migliore, senza perdere mai la speranza.
Io per vivere una notte come quella di ottobre di 30 anni fa a Madrid, qui in Europa, con la gente per le strade, pronta ad abbracciarsi e a credere che c'è un futuro migliore che ci aspetta, non so cosa darei. Anche noi italiani, in fondo, abbiamo bisogno di una notte come quella del 28 ottobre 1982 in Spagna e chissà chi potrà darcela, in questo panorama un po' fosco.
"Vicino all'edificio della Direzione Generale di Sicurezza, forze della riserva della Polizia Nazionale contemplavano lo spettacolo, con le braccia incrociate, senza casco e senza armi, perché, per Dio che sì, questa notte a Madrid non c'è assolutamente bisogno di usarle. Come dev'essere. Come deve continuare a essere in questo Paese così bellicoso, a volte, ma che, la notte di giovedì 28, in strada e confidando nel futuro per la prima volta in molti anni, non c'era nessuno che non fosse capace di giurare che sembrava, cavolo, il Paese più bello del mondo"
Sono le parole che concludono l'articolo di Arturo Pérez Reverte. E' emozionante. E al leggerlo 30 anni dopo viene spontaneo augurarsi con tutto il corazón, che la Spagna possa ritrovare quella tremenda ilusión. Non so chi potrà dargliela, ma, ovunque sia, che appaia presto.
Se capite lo spagnolo e avete voglia di emozionarvi ricordando una notte di 30 anni fa, raccontata da uno dei migliori autori della Spagna contemporanea, il link è questo.