Ci sono lotte che si sanno perdenti e che però riescono a riempire il cuore e a ottenere solidarietà e appoggio (e poi, si sa, l'unica battaglia perduta davvero è quella che non si è combattuta). L'ultima prova arriva in queste ore da Madrid, dove sono appena arrivate le due colonne di minatori che hanno marciato per due settimane e per 400 chilometri: una proviene dal nord, dalle Asturie e dalla Castilla León, l'altra dall'est, dall'Aragona e dalla Catalogna.
Arrivano a Madrid dopo settimane di scioperi, di scontri a volte anche violenti con la Polizia, soprattutto nelle Asturie, per chiedere al Governo di rinunciare ai tagli al settore. Secondo gli accordi, le sovvezioni che il Governo assicura alle miniere del carbone dovevano diminuire del 67% da qui al 2017; vista la crisi economica, il Governo di Mariano Rajoy ha deciso di realizzare il taglio delle sovvenzioni tutto in una volta. Siccome il suo dialogo con le parti sociali è nullo, perché l'idea del PP è che i cittadini votano, per 4 anni subiscono le decisioni del partito al potere ed esprimono poi il proprio giudizio alle nuove elezioni, il governo non solo si è rifiutato di dialogare con i sindacati dei minatori in protesta, ma, all'annuncio della Marcha Negra, la Marcia Nera dei minatori, su Madrid, un paio di settimane fa, ha fatto sapere che non avrebbe ricevuto i minatori e che non avrebbe rinunciato al taglio delle sovvenzioni. La posizione è stata ribadita anche in questi giorni, mentre i minatori attraversavano la Spagna, ottenendo un appoggio popolare sempre maggiore ed evidente.
La Comunidad de Madrid ha fatto sapere che non avrebbe messo alcuna struttura pubblica a disposizione delle centinaia di minatori in arrivo nella capitale, dimostrando così, ancora una volta, la sua sensibilità sociale? Ed ecco che i sindaci dei Comuni dell'hinterland madrileno, anche i conservatori, hanno messo a disposizione scuole e palestre, affinché i manifestanti avessero un posto in cui dormire e darsi una rinfrescata.
Nel finesettimana i minatori di entrambe le colonne sono arrivati nella Comunidad de Madrid e si è assistito a scene di giubilo: "Siamo la Nazionale dei minatori!" hanno esultato alcuni, pensando ai recenti successi europei della Selección di calcio. "Abbiamo rotto la barriera psicologica, siamo a Madrid!" hanno commentato altri, stanchi e contenti di essere a un passo dalla meta. Sia la colonna asturiana, che è arrivata da nord, che quella aragonese, arrivata da sudest, sono state accolte da una popolazione in festa, addirittura scortati dagli abitanti dei paesoni attraversati: Todo Madrid es minero (Tutta la Regione di Madrid sta con i minatori), Viva la lotta degli operai!, Paralizziamo Madrid!, sono stati tra gli slogan che hanno accolto i minatori, insieme alle sirene di appoggio dei pompieri e alla gente affacciata ai balconi in varie località dlaal cintura madrilena.
Oggi le due colonne si incontrano alla Ciudad Universitaria, cercando l'unione con gli studenti già in attesa, perché questa lotta dei minatori per difendere l'economia delle loro zone, che vivono della miniera, sta appassionando l'intero Paese.
"I minatori si stanno trasformando, probabilmente senza volerlo, nella coscienza civica collettiva, contro i tagli del Governo, nella resistenza attiva ai tagli sproporzionati che non erano nel programma elettorale del PP e che non sono stati annnunciati nella sua campagna elettorale da Mariano Rajoy, oggi presiente del Governo" scrive nel suo blog Arsenio Escolar, il direttore di 20 minutos, il più diffuso quotidiano gratuito spagnolo. La posta in gioco nel braccio di ferro tra minatori e Governo è evidente: "Il Governo insiste, ancora adesso, nel non rivedere i suoi tagli al settore minerario, in questa morte per decreto di tutto un settore economico che è l'unico di cui vivono intere aree spagnole. I minatori hanno detto che non se ne andranno da Madrid senza aver ottenuto niente. Stiamo assistendo a una battaglia chiave, che determinerà se ce ne saranno o meno altre. Se i minatori riusciranno a smuovere il Governo, neanche altri collettivi si rassegneranno ad accettare tagli senza previo negoziato" commenta ancora Escolar.
"Se non lotti tu per difendere i tuoi interessi, nessuno lo farà per te" dicono i minatori in marcia. E mezza Spagna deve aver realizzato che è solo scendendo in strada, contro questa macelleria sociale che il Governo sta mettendo in atto su indicazione di Bruxelles e Berlino, senza mai consultare le parti sociali, che si difendono i diritti conquistati.
Di qui la simpatia per i minatori, l'attenzione con cui si segue l'incontro che ci sarà con gli studenti universitari, anche loro in lotta per la difesa del diritto allo studio, e l'attesa per la manifestazione di stasera, nell'inevitabile Puerta del Sol. Hanno già espresso sostegno e simpatia alla lotta dei minatori il 15-M e numerosi artisti; ieri ad Aravaca, alle porte di Madrid, c'è stata una serata di solidarietà con i minatori arrivati dalle Asturie: tra i partecipanti anche Pilar Bardem, il cantautore Eduardo Aute, la scrittrice Inma Chacón; ma chi ha ricevuto più applausi è stato Victor Manuel, popolare cantautore asturiano che ha intonato El abuelo Victor, la canzone dedicata a un minatore, e ha detto: "Se il nonno Victor fosse qui, starebbe dalla vostra parte".
E come non starlo, con questi uomini forgiati dalla roccia, che mettono in gioco la propria vita ogni volta che scendono in un pozzo, per stipendi che si fermano intorno ai 1500 euro, che si giocano la salute nella prima parte della loro vita, con le polveri della miniera, e che hanno accanto donne forti, battagliere e impavide, le prime a marciare su Madrid, qualche settimana fa, per chiedere che le miniere non fossero chiuse e che alle loro famiglie fosse consentito di sopravvivere? Sono gli ultimi dei Mohicani, commentavano ieri nel web con ammirazione. Gli ultimi di una stirpe che in Spagna ha lottato per prima per i diritti dei lavoratori e che è stata da sempre all'avanguardia del movimento operaio (non per niente le Asturie sono sempre state rosse, non per niente è l'alleanza con i minatori che consente di vincere nel Principato). Gli ultimi di un mondo che ha sempre conosciuto lo sfruttamento, sin dai tempi dei romani, che è stato impoverito da esportazioni a basso prezzo, fatte sulla pelle dei lavoratori, per arricchire i padroni, ma non la Spagna. Un mondo che è, però destinato a scomparire, perché le miniere del carbone non sono più redditizie, vista la concorrenza che arriva dal carbone americano e viste le frodi dei padroni, che fanno passare per spagnolo il carbone comprato a basso prezzo sul mercato internazionale, danneggiando la produzione locale; perché a nessuno interessa più la produzione di carbone, viste le nuove politiche energetiche, orientate su energie più pulite. Però, nell'agonia del loro settore, i minatori stanno dando una grande lezione di dignità e coraggio: non andranno a ingrossare le file dei 5 milioni di disoccupati, non assisteranno alla morte economica dei loro paesi, senza prima aver lottato. E chissà che nella loro lotta non risveglino le coscienze di migliaia di lavoratori e di disoccupati: "Nessuno lotta per i tuoi diritti, se tu non scendi per strada" si sono detti in tanti al loro passaggio. Un buon insegnamento, prima di morire.
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