Mafalda è la bambina argentina più famosa del mondo e il suo disegnatore, Quino, compie in questi giorni 80 anni. Clarin lo ha intervistato a Mendoza, la città in cui è nato e in cui ha festeggiato il compleanno e il nuovo decennio. Belli la sua ironia e il suo spirito giovane, lo si legge e si sente l'accento argentino, che da solo è una filosofia e una spiegazione.
In spagnolo, su clarin.com
- Com'è arrivare a 80 anni, Quino?
Come un portiere che non sa da che parte è entrato il pallone. Per dove sono passati gli 80 anni, non lo so. Sono passati, si sono accumulati. Questa è la cosa grave, perché uno sente il peso e i limiti fisici. Non passano gli anni, ti rimangono nel corpo
- Continua a disegnare?
Non più, i limiti fisici ti rovinano. Ho avuto molte operazioni alla vista, un glaucoma perverso. Se c'è poca luce mi costa vedere, se ce n'è molta mi infastidisce.
- Ma continua a creare, le vengono in mente storie…
Sì, ma perché affaticarmi per pensare a cose che poi non posso disegnare. E' come se un tenore avesse problemi alle corde vocali
- E quali altre cose si gode?
La musica, il cinema e la gastronomia, che non è che la metto in pratica, ma la godo
- Com'è tornare a Mendoza?
E' tornare all'infanzia che ti ha formato. Me ne sono andato abbastanza adulto, a 22 anni. Mi piace il vino di qua.
- E' un esperto bevitore?
No, tendo più all'ubriaco che all'esperto. Quando non c'è vino in casa, prendo qualunque cosa, anche se non mi piace
- Si senta a suo agio con gli omaggi? A settembre le consegneranno il Konex alla carriera
Sì, per la terza volta. Il Konex mi è sempre sembrato un premio che si dava alle persone che erano ben posizionate nel lavoro che facevano. Avrei preferito fosse stato un premio che stimolasse i giovani, non che premiasse i vecchi
- Come vive questa tappa?
Per l'unica cosa per cui l'età non è una porcheria è che capisci meglio la musica, che ascolti da sempre. Non è la stessa cosa ascoltare Beethoven adesso che ai 20 o 40 anni. Vai scoprendo cose che prima non gli scoprivi
- Buenos Aires le ha reso omaggio con una Mafalda seduta su una panchina, a San Telmo. Ma lei ha detto che le piace di più il personaggio di Libertad
Il fatto è che Libertad offriva molte più possibilità. Mafalda l'ho disegnata da quando è iniziata la serie fino alla fine, per 10 anni. Invece Libertad l'ho disegnata alla fine della serie e, chiaro, con questo personaggio mi sento meglio
- Ama allo stesso modo tutti i suoi personaggi?
Sì, chiaro. Voglio bene a tutti i miei disegni della mia pagina di umorismo. Mafalda è stata una tappa, ma tutta la mia altra produzione è di 50 anni. A me qualunque figura piace tanto quanto Mafalda. Mi succedeva come a un giornalista che deve consegnare l'articolo e, anche se non gli piace quello che ha scritto, deve consegnarlo ugualmente.
- Perché Mafalda piace tanto a ragazzi,se molte delle sue riflession sembrano dirette al mondo adulto?
Me lo sono chiesto molte volte, perché io non l'ho disegnata pensando ai ragazzi. Di più, nel quotidiano El Mundo usciva nella pagina dell'editoriale, non delle vignette. Credo abbia a che vedere con il grado d'informazione che hanno i ragazzi. Quando io ero ragazzo non avevo idea di chi fosse il Papa né il leader dell'ONU. Oggi i ragazzi lo sanno. Anche se non vogliono, lo sanno attaverso Internet, la televisione, i giornali e tutti i siti da cui ricevono informazione. Hanno il livello d'informazione di un adulto.
- Dopo aver vissuto tanti anni a Buenos Aires, si sente un po' porteño?
Quando ascoltavo un tango a Mendoza non mi diceva niente. Ma a Buenos Aires ho imparato ad amare il tango, soprattutto la poesia dei suoi testi. L'unico disegnatore che ho visto ballare bene il tango è stato Landrú, tutti noi altri siamo incapaci. E ho potuto avere la prova che il tango è un sentimento triste che si balla. Ci sono stati poeti impressionanti e fantastici come Manzi. Mi piace ascoltare il tango.
- E' di quelli a cui piace dare lezioni, formare i nuovi disegnatori?
No, sono sempre stato piuttosto introverso, forse per essere stato il minore di tre fratelli con una differenza di 7 e 4 anni. Sono cresciuto giocando da solo in casa, non mi piaceva uscire in strada.
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