La bocciatura della Ley Sinde, che avrebbe dovuto lottare contro la pirateria nel web, ha dato vita a un infuocato dibattito nello stesso web. Se Alejandro Sanz ha raccolto una serie d'insulti per aver definito vigliacchi i politici che hanno bocciato la legge, il regista Alex de la Iglesias si è passato ore a rispondere agli internauti contrari alla legge. Numerosi quotidiani hanno pubblicato articoli firmati da artisti come Javier Bardem o Eduardo Noriega, in cui spiegano, con toni più o meno concilianti, le ragioni del sì a una legge che non punisce gli utenti e chiude le pagine web che pubblicano i link al materiale piratato. Gli articoli dai toni meno perentori hanno dato vita ai dibattiti più interessanti: molti utenti riconoscono che la pirateria è un atto illegale, molti autori riconoscono che il modello economico su cui si reggono la proprietà intellettuale e la cultura è obsoleto. Dal loro incontro le proposte più interessanti per trovare soluzione ai diritti degli auori nei tempi di Internet.
Qui di seguito due articoli, uno firmato da Alejandro Sanz, ancora arrabbiatissimo dopo gli insulti che gli è toccato leggere, ma con le sue ragioni perfettamente chiare, l'altro da Alassie e più che un articolo è un commento al bel post scritto dal regista Nacho Vigalondo per il suo blog su elpais.com (se vi interessa l'argomento e capite lo spagnolo, i commenti al blog hanno dato vita a un intenso e interessante dibattito, in cui tutte le posizioni vengono espresse con chiarezza ed educazione e in cui ci sono proposte realizzabili per mettere fine alla pirateria senza negare a chi ama il cinema di vedere tutti i film che vuole nella Rete).
Iniziamo con Alejandro, il cui articolo in spagnolo potete leggere qui
Quando ho saputo che era stata bocciata la ley Sinde, ho scritto nel mio Twitter che per questo e in questa occasione, alcuni politici avevano agito in modo vigliacco e ipocrita; lo ripeto. Credo che molti di loro, pur sapendo che era una legge giusta, hanno votato contro per convenienza o per vigliaccheria. Entrambe le ragioni sono da lamentare, ma, a parte questo, che è ovviamente una mia opinione, la cosa peggiore è stata che immediatamente ho iniziato a ricevere via Twitter tutta una serie di insulti e improperi. Alcuni hanno addirittura osato affermare che non pago le tasse, altri invece mi rinfacciavano semplicemente di lavorare, insomma, i tipici argomenti di chi non ne ha. Questi tipi sono quelli che credono che il mio lavoro e quello di tutti i lavoratori dell'industria musicale gli appartiene e basta e sono quelli che appoggiano gli altri, i peggiori. Mi riferisco ai talebani di Internet, gli stessi che si rallegrano se un hacker chiude i siti web di quelli che sono a favore di questa legge o sono contro qualunque cosa che pensino loro... cioè, è il nuovo fascismo, la nuova dittatura dei Signori della Rete. E molti politici si sono piegati a loro.
Qui si protegge il pirata, il prosseneta delle canzoni rubate (tratta delle bianche, delle nere, fuse e semifuse), qui, alcuni giorni fa, si è votato per proteggere il diritto del pirata di mantenere il suo bordello musicale aperto e si è votato contro l'artista... e i nostri diritti... sì, signore e signori, DIRITTI. Sapete quanti posti di lavoro ha perso la musica per colpa di questi talebani e dei loro compari, per la complicità di buona parte della nostra società, compresi molti dei nostri politici? Guardate, è molto semplice: la musica, la cultura, il nostro futuro culturale dipendono dal fatto che li proteggiamo, li curiamo, li sentiamo come nostri ed esigiamo a tutti i nostri governanti di proteggerli, altrimenti, abituatevi al deterioro culturale, all'impoverimento sociale e ai talebani. PErché loro non permetteranno mai che si tocchino i loro feudi, il loro mondo parallelo in cui ogni cosa è permessa, in cui non esistono leggi... il loro mondo... e ci porteranno alla loro anarchia perversa.... Voi deciderete cosa volete per le prossime generazioni.
Lo ripeto, signori politici di Spagna, riguardo all'industria musicale, vi siete comportati come vigliacchi e ipocriti e avete fatto un pessimo favore alla cultura del nostro Paese. Spero ci ripensiate e siate parte della soluzione. Siamo ancora in tempo. Altrimenti preparatevi ad essere prigionieri dei Signori della Rete per il resto della vita e, ah, il tempo... mette tutti al loro posto.
A proposito,e per chiudere: chi elegge il Presidente de la Asociación de Internautas? Chi c'è dietro quest'Associazione? Di cosa vive? perché qui internauti siamo tutti e a me nessuno ha chiesto se voglio che questo signore sia il mio Presidente Ciperbetico. Insomma, troppe domande e pochissimi politici disposti a rispondere... Ci manca coraggio.
E questo è il commento di Alassie nel blog di Nacho Vigalondo, in spagnolo lo trovate qui (è stato pubblicato il 24 dicembre alle 13.51)
Anch'io sono una creativa e in più utente attiva di Internet.
Sono di quelle che credono in un SI' pieno. Che ci vogliamo fare, sono utopista.
La pirateria, contro quello che si pensa, non è gratis. La pirateria è così famosa e diffusa perché offre un servizio che il pubblico chiede, vedere/ascoltare quello che vuole quando vuole, dove vuole e come vuole. Servizio che oggi l'industria non offre e che la società richiede con fervore.
Perché io a mezzanotte, dopo aver cenato, ho una voglia insopportabile di vedere la mia serie, un film o ascoltare musica e no, non mi vesto per andare al cinema né vado a cercare un negozio aperto 24 ore che venda CD, né ho voglia, con quello che sta venendo giù, di andare al videoclub a due isolati da qui. Così apro Explorer e vado all'opzione più facile e semplice, a cui ricorrono moltissime persone oggi. I portali pirata.
Per i creativi che non lo sanno, questi portali guadagnano considerevolmente, alcuni grazie alla pubblicità e altri grazie alle iscrizioni che, se non lo sapete, paga tantissima gente (perché se non hai un limite di download o di visioni, per 30 modici euro all'anno puoi vedere tutto quello che vuoi, dove vuoi, quando vuoi e come vuoi).
E vi assicuro che all'utente importa poco pagare questi 30 euro annuali, sia a un signor pirata o a un signore dell'industria. Ma lo sta pagando a chi gli offre il servizio di cui ha bisogno.
E sapete la cosa migliore? Che in più questo servizio, che paga direttamente, in euro, o indirettamente, vedendo la pubblicità, è deficiente, si vede male, si sente peggio e i sottotitoli la maggior parte delle volte non si capiscono.
Signori, lasciate perdere le leggi, offrite lo stesso servizio, ma di buona qualità, e vi coprirete d'oro.