Che l'Islanda sia uno dei modelli di riferimento del 15-M è chiaro sin dai primi giorni della nascita del movimento. A Palma di Maiorca, durante l'acampada, hanno addirittura cambiato il nome di plaza de España in plaza de Islandia. Per uscire dalla crisi economica scatenata dalla bancarotta del suo sistema finanziario, il Paese scandinavo ha trovato una soluzione che nessun altro Paese ha avuto il coraggio di adottare: ha rifiutato di socializzare le perdite delle banche e ha mandato a processo i banchieri, che hanno compiuto gli eccessi, e i politici, che li hanno permessi. Inaudito nelle altre parti d'Europa, ostaggio dell'austerità e delle ossessioni di Angela Merkel e dei banchieri tedeschi.
Il 15-M si è affermato con uno degli slogan più potenti che si siano sentiti negli ultimi anni, ripetuto poi nelle piazze di Atene, di Londra e di New York: Non siamo mercanzia nelle mani di politici e banchieri (sì, lo hanno detto gli indignados, no Occupy Wall Street e affini). E' ovvio che, con questo concetto di base, abbia guardato sempre con molta attenzione all'esperienza islandese.
E adesso intende compiere un passo ulteriore: mandare a processo Rodrigo Rato, ex Ministro dell'Economia di José Maria Aznar, ex direttore del Fondo Monetario Internazionale ed ex presidente di Bankia, la quarta banca spagnola, nata dalla fusione di sette banche e Casse di Risparmio con grave esposizione all'eredità della speculazione immobiliare e recentemente nazionalizzata, con iniezioni di 11 miliardi di euro pubblici (per iniziare, ma si calcola che il buco di Bankia richiederà vari miliardi in più).
La Spagna è uno dei Paesi più esposti alla speculazione sul suo debito proprio a causa della fragilità del suo sistema bancario, troppo esposto ai debiti lasciati dallo scoppio della bolla immobiliare e troppo poco credibile anche a causa della mancata trasparenza circa le cifre necessarie al suo risanamento. In Spagna, probabilmente più che in altri Paesi europei, si possono vedere le storture di un sistema bancario rapace e le connivenze con una classe politica supina, sia socialista o conservatrice. L'ultimo esempio è di oggi e riguarda l'archiviazione della denuncia per frode fiscale contro il banchiere Emilio Botin, patron del Banco Santander (sì, la banca che sponsorizza la Ferrari in Formula 1); lui, "suo fratello Jaime e tutti i suoi figli si sono salvati dal carcere e da forti multe grazie alla benevolenza dell'Agencia Tributaria, che a giugno 2010 ha concesso loro tempo prezioso per regolarizzare la loro situazione, con il pagamento di 200 milioni di euro, senza essere multati, invece di mandare loro un'ispezione" scrive oggi elconfidencial.com. Botin e famiglia erano nella lista di ricchissimi e non necessariamente famosi che erano stati scoperti con conti occulti in Svizzera, su cui deviavano forti somme di denaro, in modo da non pagare le tasse in Spagna. E oltre a questo "favore" ai Botin, ci sono l'indulto concesso da José Luis Rodriguez Zapatero a Alfredo Sáenz, braccio destro di Botin al Banco Santander e condannato a tre mesi di carcere e all'inabilitazione, pochi giorni prima di lasciare la Moncloa, o il recente condono fiscale del Governo del PP, che permette di portare alla luce il denaro occulto, proveniente persino da affari illeciti, pagando semplicemente il 10% di multa e con la sicurezza che non ci saranno altre sanzioni.
Insomma, la Spagna della crisi economica e finanziaria è ben lontana dall'Islanda.
Per questo il 15-M ha preso in mano la situazione e ha lanciato la campagna 15MpaRato, un'espressione che ha un doppio significato, 15 M para rato significa ci sarà 15M ancora per un bel po' di tempo, e, allo stesso tempo, 15 M para Rato, vuol dire, il 15-M contro Rato. La campagna invita gli spagnoli a inviare qualunque dato che serva a iniziare un'azione legale contro l'ex politico e banchiere e a mandarlo a processo. Niente di personale contro Rodrigo Rato, in un certo senso, è solo "il paradigma del politico che salta da un posto milionario all'altro, senza che si faccia un bilancio della sua attività" spiegano ai media dalla pagina web che organizza la campagna. E il curriculum di Rato non è di quelli invidiabili: è stato il Ministro dell'Economia che ha dato il via alla bolla immobiliare spagnola, approvando una legge del suolo che ha facilitato la costruzione (l'errore dei socialisti è stato non fermarla in tempo, non dimentichiamo che nella feroce speculazione edilizia, che ha messo in ginocchio l'economia spagnola tutti hanno responsabilità, compresi quelli che hanno acceso i mutui senza poterli pagare e le banche che glieli hanno concessi, sapendo dell'impossibilità dei pagamenti); è stato il direttore del FMI che pochi mesi prima dello scoppio della crisi, nel 2008, si faceva i complimenti perché tutto andava bene; è stato il presidente di Bankia, che, come prima cosa, ha assicurato stipendi milionari ai suoi tre massimi dirigenti, nonostante la grande esposizione di partenza al settore immobiliare. Insomma, se il suo curriculum fosse studiato con un minimo di obiettività, sarebbe piuttosto fallimentare.
"Se riusciamo a farlo processare otterremo almeno che la sua valutazione di politico scenda e non possa più aspirare a posti di potere, dopo tutto quello che ha fatto" spiegano ancora da 15MpaRato. Come funziona la campagna? Ci sono quattro fasi principali: attraverso il blog 15MpaRato raccoglierà tutta l'informazione inviata dai cittadini, quindi un gruppo di avvocati e giornalisti la controllerà, contrastando le fonti e la loro credibilità, poi verrà data diffusione pubblica alle informazioni debitamente contrastate dall'account @15MpaRato su Twitter e infine si consegneranno alla giustizia.
Per Rato, dunque, nessuna campagna di linciamento: "L'informazione pubblicata e inviata sarà scrupolosamente controllata e rispetteremo tutto quanto prevede la legge per il diritto all'intimità di Rato e delle persone a lui vicine. Inoltre il portale Minileaks, che raccoglierà l'informazione, permetterà in qualunque momento a Rato di dare la sua versione dei fatti, anch'essa dovutamente controllata e quindi pubblicata. Nnon pubblicheremo tutto quello che ci arriverà. Però sì, faremo domande e utilizzeremo tutto quello che è legittimo utilizzare per poterlo denunciare".
L'Islanda è finalmente vicina a chi l'ha avuta per modello e continua a ispirarsi alle sue soluzioni, per dimostrare che c'è un altro modo di uscire dalla crisi, al di là dei tagli dissennati alla spesa pubblica? Che sia più vicina, no, però che stia servendo da modello a una Spagna indignata e stanca di vedere che i banchieri e i politici non paghino il prezzo delle decisioni prese e degli abusi, non ci sono dubbi. "La gente vive nella paura per questa crisi e i responsabili no. La paura deve cambiare bando" dicono ancora da 15MpaRato.
































Ultimi commenti