Oltre a quello di Charlotte Casiraghi, uno dei più mediatici passaggi sul tappeto rosso del Festival di Cannes è stato quello di Paz Vega. Con uno spettacolare vestito in bianco e nero di Stéphane Rolland Couture, dotato di scollatura inaspettata e sensuale e un tocco flamenco, grazie alla gonna con coda di piume, l'attrice sivigliana si è presentata alla prima di Madagascar 3 e non è passata inosservata.
Non passa inosservata in questi giorni perché in Spagna sta per andare in onda Las dos Marias, la miniserie già vista a Pasqua in Italia, in cui interpreta la Maddalena, e perché debutta come produttrice, per "una commedia romantica, sofisticata, con happy end, bella e curata".
"Produrre è una cosa che mi è sempre interessato" spiega al settimanale Hoy Mujer, per cui ha realizzato anche una bella sessione di foto "a volte le storie non ti arrivano ed è nelle tue mani creare quello che vuoi raccontare. Per me è molto emozionante formare una squadra e metterla in azione. E' difficile, devi stare attenta al denaro e in questo momento ancora di più. Spero che possiamo realizzarlo". Le incertezze della professione le vive senza angoscia perché, dice, "non rimango a casa ad aspettare che suoni il telefono, sono sempre attiva; adesso un po' meno perché ho tre bambini piccoli, che richiedono molta energia e voglio stare con loro".
Con i suoi tre bambini, Orson jr di 5 anni, Ava di 3 e Lennon di 1, e il marito Orson Salazar, vive a Los Angeles, anche se considera gli anni americani solo temporanei, perché "non mi vedo lì da vecchia". Quando paragona la sua infanzia sivigliana a quella losangelina dei suoi figli, dice: "Io non ho viaggiato in aereo fino ai 18-20 anni; ai miei figli sto dando la possibilità di vivere in un'altra cultura, di averne due in casa, la spagnola e la venezuelana di mio marito, di imparare lingue… sono già bilingue. Sto dando loro conoscenze che non ho avuto. Ma essenzialmente mi piace che sappiano valutare, comprendere e assimilare modi diversi di vedere la vita. Che crescano nella pluralità, credo che in questo senso la mia famiglia sia un esempio".
Vive a Los Angeles da vari anni, ma non ha ancora avuto dal cinema americano le opportunità che hanno avuto altre attrici ispaniche, a cominciare dalla più famosa di tutte, Penélope Cruz, ma Paz non vive male gli inevitabili paragoni: "Il fatto che siamo nello stesso posto non significa che siamo uguali. Io mi considero un'attrice internazionale che lavora negli USA, in Italia, Francia… Hollywood è uno dei posti in cui mi offro come attrice e la mia carriera è diversa da quella che può avere Penélope, per esempio". A lei piacerebbe lavorare di più in Spagna e nella sua lista di registi ci sono "Rodrigo Cortés o Jaume Collel Serra, che rappresentano un tipo di cinema che mi interessa tantissimo. Mi piacerebbe moltissimo anche lavorare con Amenábar, che è un genio…"
Le chiedono dei suoi 36 anni e dell'eventuale paura di invecchiare, ma l'attrice taglia corto. Prima manifesta la sua ammirazione per "le carriere di attori già anziani, che hanno alle spalle 250 film; mi affascina perché non c'è data di pensionamento, tu metti l'età e puoi morire a metà di una scena". Chiaro che con questa premessa invecchiare non la spaventa, né nella vita personale che professionale. "Non mi vedo diversa dai miei inizi, forse sono un po' più tranquilla, più sicura, do maggiore valore alla qualità che alla quantità in tutto, godo delle piccole cose, delle delicatessen della via, prima non lo facevo per voler prendere il più possibile. Non tornerei ai 25, non mi cambio. Magari quando avrò 40 anni ti dirò che mi piacerebbe tornare indietro di 10 anni, ma adesso ho 6 anni e sono felice, sto bene con me stessa, mi capisco meglio che mai, realizzata come madre e con tanto da vivere. Magari fossi stata così a 18 anni! Ma a quell'età pensi ad altre cose, tutto ti infastidisce, non stai bene nella tua pelle. E, all'improvviso, compi 30 o 32 e la tua pelle ti sta come un guanto".
E come attrice sembra accettare il passaggio del tempo e voler rifiutare la chirurgia come soluzione per l'eterna gioventù: "Penso che succeda in tutte le professioni, non solo nel cinema; se la donna è insicura, non accetta i suoi anni, lavori dove lavori, si opererà, perché pensa che se sembra avere 20 anni in meno, otterrà il posto che vuole. A me fa un po' tristezza vedere queste donne, e questi uomini, perché ci sono anche loro, così ritoccati. Quando ti ritocchi il viso, stai ritoccando il tuo strumento di lavoro. In questa professione dipendi chiaramente dall'aspetto fisico, ma non necessariamente, perché puoi avere 80 anni, avere un viso pieno di rughe e continuare ad emozionare la gente. Per questo credo che bisogna saper fare è maturare e scegliere personaggi e copioni coerenti con la tua età. Io non sono una modella, sono un'attrice. Per esempio, l'altro giorno ho visto Amparo Baró, una donna che ammiro moltissimo, e mi sono emozionata tanto al vederla in un lavoro meraviglioso, mentre raccontava qualcosa di forte e difficile, salendo e scendendo con forza una scala… Per me lei ha smesso di compiere anni, non le vedo rughe o vecchiaia. Al contrario, penso che quando avrò rughe mi si aprirà una porta e avrò un ventaglio di personaggi a cui adesso non posso accedere. Ci sono personaggi anziani meravigliosi, bisogna solo saperlo accettare e goderseli".








































































Ho appena letto che al Festival del Cinema di Roma ha vinto il film argentino Un cuento chino, diretto da Sebastian Borensztein e interpretato da Ricardo Darín, Huang Sheng Huang e Muriel Santa Ana. Il film si è aggiudicato il Premio della critica e del pubblico, ha ottenuto, insomma, un vero e proprio trionfo, e uscirà in Italia in una data non ancora stabilita del 2012, con il titolo Cosa cade dal cielo? che fa perdere un po' il doppio senso del titolo spagnolo. Un cuento chino significa letteralmente Un racconto cinese, il che va benissimo, visto che uno dei protagonisti del film è cinese; in senso più figurato significa anche una storia fantastica, poco credibile, e anche questo va benissimo, dato che la storia raccontata, soprattutto nelle coincidenze, sa un po' di favola.








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