Il Governo spagnolo ha annunciato un piano che faciliterà il reinserimento dei condannati per reati di terrorismo e che permetterà l'avvicinamento degli etarras ai Paesi Baschi. E' un passo che sta suscitando reazioni contrastanti in Spagna: da una parte la società basca, che lo giudica ancora insufficiente, per arrivare a uno scenario di pace, dall'altra le associazioni delle vittime, che avrebbero voluto maggiore durezza dal Governo, nonostante il reinserimento dei carcerati e il loro avvicinamento alla loro terra siano previsti dalla Costituzione (attualmente sono sospesi per i terroristi dell'ETA dalla cosiddetta dottrina Parot, che inasprisce le loro pene).
Stamattina elconfidencial.com intervista Patxi López, il lehendakari socialista, che guida Euskadi grazie a un'alleanza, l'unica in Spagna, con il PP; è l'uomo impegnato in difficili equilibrismi tra la società basca in cerca di pace, le associazioni delle vittime in cerca di vendetta e il nuovo Governo di Madrid, in cerca di una politica antiterroristica che non tradisca le dure promesse fatte nella tappa all'opposizione e che sia all'altezza dello scenario aperto dalla rinuncia dell'ETA alla violenza. E' stato anche il primo leader politico a proporre una road map, non appena l'ETA ha annunciato la fine della lotta armata; questi sono gli ultimi mesi della sua legislatura (le elezioni regionali sono nel 2013) ed è probabile che i nazionalisti torneranno al Governo di Euskadi, rafforzati anche dal ritorno nelle istituzioni degli indipendentisti, dopo la legalizzazione delle loro formazioni. Anche per questo le sue parole sono interessanti.
L'intervista, in lingua originale, è qui.
- La crisi economica ha lasciato in secondo piano uno dei principali problemi di questo Paese, il terrorismo dell'ETA. Si compiono adesso sei mesi dall'annuncio della "fine definitiva" della violenza e c'è l'impressione che non si sia avanzati in niente.
Solo l'annuncio dell'ETA è un progresso impressionante. Tre anni fa, quando dicevo che avremmo lavorato perché questa fosse la legislatura della pace, nessuno ci credeva e adesso viviamo un tempo radicalmente diverso in Euskadi. Quando una banda terrorista ha assassinato per 40 anni, con copertura sociale, si generano fuochi d'odio e di rifiuto e dobbiamo lavorare affinché si disfino. Ci vorranno generazioni, non è cosa che si risolverà dalla notte alla mattina. Può sembrare che non avanziamo, ma lo facciamo, e molto. I partiti politici baschi non avevano raggiunto un accordo come quello della ponencia (in riferimento alla Ponencia para la Convivencia, incaricata di accordare misure per accelerare la fine della banda) dal tavolo di Ajuria Enea nel 1988.
- Lei è stato uno dei primi presidenti regionali ad incontrare il presidente Rajoy alla Moncloa e già allora ha chiesto gesti per consolidare "il tempo della libertà, della pace e della fine della violenza nei Paesi Baschi", tra questi, una nuova politica penitenziaria
Non voglio che ci fermiamo solo alla politica penitenziaria, che è competenza del Governo centrale, perché abbiamo parlato anche del decalogo che ho presentato al Parlamento basco. La legislazione spagnola è molto garantista e molto generosa sul reinserimento, che è obiettivo stabilito dalla Costituzione. Non bisogna intendere questo come una debolezza, ma come una forza dello Stato di Diritto, che ha battuto la banda terrorista e applica la legge per far sì che la politica aiuti a consolidare il tempo della libertà in questo Paese. Questo richiede una politica penitenziaria diversa, ma anche che il mondo di Batasuna smetta di ingannare i prigionieri e li lasci percorrere il cammino del reinserimento, perché sono stati più ostaggi dell'ETA che di altri.
- Le faccio domande concrete: libertà per i prigionieri gravemente malati?
Sì, lo dice la legge
-Avvicinamento dei prigionieri alle carceri dei Paesi Baschi?
Anche
- Deve farsi adesso?
Si può iniziare a fare
- E i prigionieri dlel'ETA che passi devono fare?
Quello che stabilisce la legge per il reinserimento. Non ci saranno amnistia né indulti collettivi. E' un percorso individuale di chi rifiuta la violenza, assume la responsabilità del proprio passato, riconosce il danno passato e inizia un cammino di integrazione nel sistema democratico
- In questo processo, il suo Governo ha favorito incontri tra vittime e carnefici nella prigione di Nanclares de Oa. Hanno dimostrato che è possibile una riconciliazione, ma è una via limitata
Sì, ma nessuno pensava che tutte le vittime avrebbero incontrato tutti i carnefici. A volte, quello di cui c'è bisogno è l'esempio che possa aprire un cammino. Ci sono state anche vittime che sono andate nelle scuole a raccontare la loro esperienza, non dall'odio, dal rancore o la voglia di vendetta, ma a spiegare cosa è successo, per generare valori. Abbiamo bisogno di installare nella società questa pedagogia democratica, questi valori di tolleranza e rispetto
- La dottrina Parot aiuta o mette in difficoltà il reinserimento dei carcerati etarras?
Ho sempre rispettato le decisioni della giustizia, ci piacciano o meno. Detto questo, spero che la dottrina PArot non sia un impedimento per continuare ad avanzare in quello che è necessario in Euskadi
- Il Parlamento basco ha appena analizzato un rapporto per accordare iniziative politiche che accelerino la dissoluzione dell'ETA, ma siamo a meno di un anno dalle elezioni regionali e questo limita il suo percorso
Ma può avere continuità nella prossima legislatura. Un rapporto di queste caratteristiche non deve nascere con il provvisorio come condizionante. E' una questione di volontà politica
- Le elezioni cambieranno sostanzialmente la composizione del Parlamento basco la prossima legislatura, con l'incorporazione della izquierda abertzale, adesso non presente nella Ponencia.
Perfetto. Ci sarà un'altra composizione, se la izquierda abertzale intende partecipare al processo, perché ha detto che non voleva farlo. Quello che dobbiamo farenoi partiti politici è essere permanentemente attenti all'agenda, alle urgenze e alle politiche di Batasuna. In questo Parlamento si è aspettato per 30 anni che questo mondo smettesse di dare copertura ai violenti, che la smettesse di giustificare e applaudire, a volte, gli assassinii di parlamentari baschi. Adesso cosa succede, che deve chiederci scusa per poter decidere politiche o misure? Questo lo rifiuto. Se vogliono partecipare in questo percorso democratico, siano i benvenuti, di più, devono farlo. Noi possiamo aiutare, ma loro devono fare ancora molto di più. Sembra che abbiano fatto tutto quello che devono e rifiuto l'idea che loro diano condizioni a noi. Non può essere che appaia come vittima chi ha dato copertura ai carnefici, non può essere.
- Ha nominato Jesús Loza commissario del lehendakari per la convivenza e la memoria. Quale lavoro gli ha principalmente assegnato?
Jesús Loza è una persona con un rapporto molto buono con i gruppi politici e con le vittime e che, inoltre, ha lavorato nella politica penitenziaria. La prima cosa che sta facendo è approfondire i contatti con tutti i collettivi per raccogliere le loro esigenze e critiche prima di presentare una road map per aiutare la dissoluzione dell'ETA
- L'ha ricevuto il Ministro degli Interni, che suppongo sia il suo interlocutore naturale nel Governo?
E' nell'agenda del commissario, come anche incontrare i gruppi parlamentari di Congresso e Senato. Vogliamo incontrare tutti.
- Insomma, non lo ha ricevuto
E' che non conosco l'agenda, ma sono sicuro che non sia per mancanza di volontà. Il commissario ha deciso che prima di tutto deve incontrare i collettivi delle vittime, dei partiti baschi e le istituzioni di Euskadi. Il Ministro non deve assolutamente mancare in questa agenda, lui o il responsabile delle Istituzioni Penitenziarie.