Romeo Langlois, il 35enne giornalista francese squestrato dalle FARC un mese fa, è un uomo libero e niente affatto pentito della sua esperienza. Anzi, nonostante i suoi 30 giorni nella selva, difende la necessità di "coprire tutte le parti del conflitto". Langlois è stato liberato dalle FARC e consegnato a una missione umanitaria formata dall'ex senatrice Piedad Córdoba e da alcuni delegati della Croce Rossa Colombiana, durante un atto pubblico organizzato dalla guerriglia colombiana a San Isidro, un piccolissimo centro del Caquetá, nella Colombia centrale.
Nelle sue prime dichiarazioni da uomo libero, a Telesur, Langlois, che è apparso subito in buone condizioni di salute, ha detto di essere stato trattato bene: "Non sono mai stato incatenato, mi hanno sempre trattato come un invitato, mi hanno dato da mangiare bene e sono stati molto rispettosi. A parte il fatto di aver perso la libertà per 30 giorni, il resto è andato bene" ha spiegato. Ma, ha continuato ancora, "non si può tener sequestrato un giornalista" per fargli conoscere l'altro punto di vista della realtà, "io non avevo bisogno di quest'eserienza per conoscere il conflitto colombiano o la guerriglia. Mi occupavo di questo da tempo e sono convinto sia necessario continuare a coprire il conflitto".
Langlois, che è corrispondente per la tv France 24 e per il quotidiano Le Figaro, pensa che il conflitto colombiano sia "una guerra di poveri che uccidono poveri. E' estremamente tragico. Sono 40 anni che va avanti. Non ci sono buoni o cattivi. A volte la stampa e il governo sono riusciti a vendere un'immagine distorsionata, ma quando uno viene qui vede che la realtà è molto più complessa". La sua preoccupazione è come continuare a coprire il conflitto perché "è diventato invisibile". "Il Governo ha venduto l'idea che sia finito, ma non è vero" ha denunciato. Anche per questo ritiene che i giornalisti dovrebbero raccontare la guerra da tutti i punti di vista, compreso quello dei guerriglieri
Sul giorno del sequestro ha detto che "sono state raccontate molte cose inesatte"; lui si trovava embedded all'operazione dell'esercito colombiano perché "stava facendo un reportage" e il laboratorio di droga distrutto "era piccolo, modesto, come molti di quelli che si distruggono continuamente, era di un campesino che contava su questo per sopravvivere".
Poco dopo la liberazione, Langlois è stato portato a Florencia, la capitale del Dipartimento, da dove volerà poi a Bogotà e quindi in Francia. E da Parigi François Hollande ha espresso "la grande allegria" per la sua liberazione, mentre la madre Aline, intervistaata da France 24, ha detto: "Sono molto, molto felice. Abbiamo iniziato a sentire che le cose andavano nel senso giusto qualche giorno fa e adesso siamo semplicemente felici".
Su elespectador.com, una bella galleria di immagini della liberazione di Romeo Langlois