A sorpresa (a sorpresa?) il protagonista di questi primi giorni di campagna elettorale spagnola è Felipe González. Alfredo Pérez Rubalcaba, che i sondaggi continuano a dare a 14-16 punti dal PP (nelle valutazioni dei candidati lui continua a battere Mariano Rajoy), lo ha voluto al suo fianco in questi primi comizi. E' il politico più carismatico dei socialisti e di Spagna, l'uomo a cui il Paese deve il primo Staato Sociale, le prime infrastrutture di standard europeo, la movida culturale, la prima sensazione di essere finalmente parte dell'Europa, dopo il buio della dittatura; era giovane, bello, carismatico e ottimista, come la Spagna sperava di essere. Per metà del Paese è Felipe, per l'altra metà è uno degli uomini più temuti e più odiati (lo ammette lui stesso con sguardo malizioso e divertito).
Negli ultimi tre giorni è stato a Barcellona, Siviglia e Valencia e ha parlato davanti a decine di migliaia di simpatizzanti. Si sta impegnando a fondo per una campagna elettorale che non è la sua, per aiutare il suo partito, che tutti i sondaggi vogliono ai minimi storici, per chiedere i voti non per se stesso, ma per un altro candidato. E questo, dice, gli dà molta più libertà (anche per dire quello che non sta bene dire, che gli altri leaders socialisti, a parte lui e Alfonso Guerra, non osano dire e che qualcuno dovrà pur rivendicare: che l'ETA l'ha battuta un governo socialista, dopo essere stato accusato per anni di negoziare in segreto e di svendere la democrazia).
Fortunatamente il PSOE sta facendo un buon uso della Rete e permette di seguire in diretta i comizi e gli incontri di Rubalcaba, sul sito www.rubalcaba.es. Si ascolta Felipe e ci si chiede dove sia finita l'eredità di quella generazione politica che negli anni 80 ha fatto sognare un'Europa solidale e unita, politicamente ed economicamente; cosa è stato dei Kohl, dei Mitterrand, del giovane Felipe e persino dell'euroscetticismo della Thatcher, e come abbiamo poi potuto votare per dirigenti così mediocri da tenere in scacco l'economia del continente per non saper risolvere i problemi di un piccolo Paese che vale il 3% del PIL dell'Unione?
elperiodico.com ha approfittato della presenza di Felipe González a Barcellona per intervistarlo. Ha avuto a disposizione solo 30 minuti per parlare di tantissime cose e qui potete leggere le risposte che mi sono sembrate più interessanti. L'intera intervista, in spagnolo, è a questo link.
- La campagna è appena iniziata e sembra che lei abbia un'agenda piuttosto intensa
Sì, ma non sono candidato a niente
- Non tornerebbe per niente al mondo?
Be', tanto come niente al mondo… Credo di fare quello che devo fare e lo faccio volentieri. Nel 96 pensavo che non sarei tornato e c'è stata una tentaione.
- La infastidisce o la inorgoglisce che il PSOE la usi per operare il miracolo?
Non lo fanno per questo. Lo fanno perché sanno che contano su di me dalla teoria, non voglio che si dimentichi, del vaso cinese in un ufficio piccolo. Questo è quello che siamo gli ex presidenti. Il nostro ruolo è non disturbare o cercare di disturbare il meno possibile. Io sono disponibile, ma non interferisco. Considerano, non so se con ragione, che posso portare chiarezza in certe cose.
- Se lei fosse al timone, quale sarebbe il seguente passo, dopo il comunicato dell'ETA?
Tranquillità. Molta calma, con il maggior consenso possibile. E una politica carceraria d'accordo con la legge, la Costituzione e i giudici
- L'Europa era questo?
No, non era questo. Poco più di 20 anni fa, ho firmato un trattato che si chiamava dell'Unione Economica e Monetaria. E adesso la crisi ci sorprende con un'unione monetaria, ma senza unione economica, e questo semplicemente non funziona. Avrei dovuto fare con lei un esercizio che mi avrebbe divertito…
- Ahi
Avrei dovuto portarmi un lavoro che ho pubblicato nel 1998, quando si decise di mettere in moto l'euro. Lì dicevo una frase chiarissima: se non c'è unione economica, alla prima crisi finanziaria, alla prima, si produrranno quelli che allora chiamavamo, in modo un po' ridicolo, ""choc asimmetrici per divergenze economiche nella zona euro". E' quello che stiamo vivendo adesso.
- Cioè, era prevedibile
I computer hanno il vantaggio che, quando scrivi qualcosa, la data rimane registrata. L'altro giorno ho recuperato quel lavoro, fatto nella Fondazione Delors. E cosa successe allora? Che al buon Delors quasi gli costò il ritiro dei finanziamenti
- L'euro può finire al diavolo?
Non lo credo… e non perché ci sia una volontà dei responsabili europei. C'è una cosa cosa chiara, solo una : il costo del non euro sarebbe infinitamente maggiore. Hanno tre opzioni: continuare a complicare la situazione, come stanno facendo finora, prendendo una misura qui e un'altra lì per cercare di tappare un buco. Hanno anche l'opzione di tirarsi indietro…
- Possono farlo?
Non lo faranno perché trascinerebbe il mercato interno e ci sarebbero svalutazioni terribili, molto competitive. La terza opzione è avanzare verso la federalizzazione della politica economica e fiscale. Questa è l'unica sensata. Si arriverà alla sensatezza, a un certo punto? Sì, quando saremo ancora più in fondo di quanto già siamo.
- Come definirebbe il suo ruolo nella storia di Spagna?
Non chieda a nessuno che sia stato nella sala dei bottoni come valuta quello che ha fatto, perché sicuramente la risposta sarà ditirambica
- Nel bene o nel male, Felipe è stato molto solido
Sono consapevole di aver avuto una grande fortuna dal punto di vista storico. E le dirò il perché: sono arrivato al Governo con 4500 dollari di reddito pro capite in questo Paese; adesso siamo a 31500 e tutti si stanno flagellando… I progetti di cambio e modernizazione che abbiamo guidato, e che ha fatto la società nel suo insieme, sono stati capiti e anche appoggiati da molta più gente di quella che mi votava. Questo sì che è avere fortuna! La cosa importante è che la gente che non mi votava, né mi avrebbe mai votato, era d'accordo con gli elementi sostanziali del progetto. Non dico con tutto, eh!
- Mi immagino
Non a tutti piaceva il sistema sanitario pubblico che abbiamo fatto con Ernest Lluch. Non a tutti piaceva che ci fosse un'istruzione universale e gratuita. Ricordo ancora alcune delle cose che si dicevano nella mia terra: "Se tutti hanno studiato, chi coltiverà i campi?" Ma è vero che ci fu una corrente molto favorevole per fare uno sforzo, molto duro, per la riconversione industriale e per la modernizzazione
- Suppongo che il prezzo che si paga per il potere sia molto alto
Sì, lo è, non immagina quanto
- Nella sua ultima tappa di governo è uscito il marciume dalle cloache
Sono stato in Argentina un mese fa... Se si pensa all'Argentina, nel periodo di cui tanto si parla, ci sono stati 30mila morti… Qui non c'è stato quello che si chiama terrorismo di Stato, mai, in nessun momento. E' una bugia
- L'hanno ferita i casi di corruzione?
Mi hanno accusato molte volte di essere corrotto… E questo, oltre a ferirmi, mi ha prodotto una certa cecità per rendermi conto che sì, alcune persone erano cadute nella tentazione e si erano lasciate corrompere. Ma anche in quella situazione, e visto in prospettiva, la verità è che quello che è successo sembra insignificante davanti a quello che abbiamo visto con la gürtelización della politica (si riferisce al caso Gürtel, la trama di corruzione che coinvolge numerosi dirigenti del PP NdRSO)
- Si pente di qualcosa?
Sicuramente sì, ma le cose di cui uno si pente, le tiene per sé
- E nella vita personale
Non lo so, non sono sicuro. Ho sempre fatto politica istituzionale con un piede sulla porta. Voglio dire, sono sempre stato disposto ad andarmene. E questo, secondo alcuni compagni, mi dava molto potere. Se non sono d'accordo, me ne vado. Mi sono sempre sentito con un'autonomia personale significativa. Lo riassumo con una sola frase che non voglio sia malinterpretata: Non ho avuto bisogno di vivere di politica, per questo ho vissuto per la politica.
- La soddisfa il bilancio della sua vita?
Sì, ho fatto quello che ho creduto con grande impegno, annche quando non ho mai avuto una grande passione per il potere, però sì per la politica. Questo diminuisce un po' il grado di soddisfazione. Non godevo del potere, ne soffrivo. Ma mi appassionava, e mi appassiona, la politica e credo si continui a vedere.
- Questa frase è sua, gliela leggo: "La maggior parte dello sforzo conduce alla malinconia"
Questo l'ho detto perché il Consiglio Europeo del dicembre 2007 mi ha incarico di presiedere un gruppo di lavoro per definire il futuo dell'Unione Euopea nell'orizzonte 2020-2030. A maggio 2009 ho presentato il rapporto, circa 38 fogli che si potevano leggere con tranquillità. E ho la sensazione che nessuno li ha letti, nessuna delle persone a cui erano diretti. E' stato uno sforzo enorme, anche appassionante, che ha implicato andare come minimo una volta al mese a Bruxelles, riunirsi con 12 persone, elaborare rapporti tecnici… Uno sforzo che, per quello che si vede, conduce alla malinconia. Se lei lo leggesse, vedrebbe che stiamo parlando oggi, al G-20, di quello che il rapporto diceva che era da fare a maggio 2009. Com'è possibile? Chiaro, una cosa è vedere le cose da dentro il potere e un'altra da fuori. Ho l'inconveniente di essere stato dentro e fuori
- Anche quest'altra frase è sua: "Essere mio figlio dev'essere una puttanata sanguinante"
Sì, è vero, sì
- Il costo del potere
Suppongo che qualche vantaggio ci dev'essere. Quando ci sono queste circostanze, i figli, per essere chi sono i genitori, si vedono moltiplicate le opportunità, oltre i loro meriti. Nel caso dei miei figli non è successo.
- Ha un buon rapporto con loro tre?
Oh sì, fantastico. Molto buono. Inoltre sto benissimo con loro: nessuno si dedica alla politica.
- La infastidisce che critichino la sua amicizia con Carlos Slim?
No, per niente, anche se a volte lo fanno con insinuazioni. Dicono sia l'uomo più ricco del mondo, cosa che lui non nega mai, ma è una bugia. Conosco persone che non appaiono su Forbes e sono più ricche di lui. Però non importa, a lui denaro non manca
- Che libro ha in valigia?
Uno appena pubblicato in Colombia, interessantissio e terribile, sulla lotta del cartel di Cali con quello di Medellín, che include la lotta tra Escobar e i Rodríguez Orejuela. Mi riporta a momenti che ho vissuto… Uno dei fratelli lo arrestammo durante il mio Governo e volevamo estraditarlo negli USA. Alla fine, per un conflitto di competenze, finì in Colombia e una settimana dopo era libero