Alla Biennale del Flamenco del 2008, ha tappezzato Siviglia con i ritratti, intensi e drammatici, rigorosamente in bianco e nero, delle cantaoras e delle bailaoras, fotografate come mai prima erano state. Adesso Ruven Afanador regala al Museo de Arte Moderno di Bogotà 80 ritratti in bianco e nero di celebrities e personalità che ha fotografato nella sua carriera ventennale. E' uno dei fotografi colombiani più apprezzati de mondo, è emigrato negli USA a 14 anni, al seguito dei genitori in cerca di un futuro migliore, davanti al suo obiettivo sono passati Oprah Winfrey, Al Pacino, Hillary Clinton, Beyoncé, Pedro Almodóvar, Gabriel García Márquez, Cate Blanchett e Ingrid Betancourt, ma non ha mai dimenticato le radici colombiane.
Così la sua prima mostra personale l'ha voluta a Bogotà, al Museo de Arte Moderno, si intitola Yo seré tu espejo, e offre gli 80 ritratti che rimarranno poi al Museo colombiano. L'inaugurazione è prevista per il 25 agosto e lui, mentre prepara gli ultimi dettagli, si confessa nervoso, come probabilmente non lo è mai stato davanti alle prove della sua carriera. I ritorni a casa e il giudizio della propria gente sono sempre più emozionanti e importanti di qualunque riconoscimento all'estero. "Fino alla scorsa settimana ho continuato ad aggiungere foto. L'ultima è stata quella di Martha Stewart, che non ho voluto rimanesse fuori. Ieri ho pensato di aggiungere quella di Charlene Wittstock, la moglie del principe Albert di Monaco, ma è impossibile far stare tutto" ha detto un po' sconsolato ai media, davanti a tutto quello che avrebbe voluto raccontare ai compatrioti e non è possibile.
I media colombiani non hanno lasciato passare inosservato questo evento culturale e Afanador è coccolato, vezzeggiato e intervistato come qualunque self-made-man che si afferma grazie ai propri sforzi e ai propri meriti, arrivando ai vertici della propria professione e dell'ammirazione, si meriterebbe. E' stato intervistato sia da El Tiempo, il quotidiano più importante del Paese, che da El Pais, quotidiano di Cali.
A entrambi ha spiegato perché ha voluto che la sua prima retrospettiva si intitolasse Yo seré tu espejo: "Mi affascina lo specchio. Quando stanno preparando la persona che fotograferò, parlo con lei mentre è davanti allo specchio, con le luci che la circondano. Il mio collegamento e le mie conversazioni sono sempre attraverso dello specchio. Quando iniziano a pettinarla, truccarla, inizio a vedere i gesti e le pose e, per come si comporta davanti allo specchio, so come si comporterà davanti alla macchina fotografica. Imparo molto da quel momento: il modo in cui si guarda. Perché tutti abbiamo un modo di guardarci nello specchio. Questo mi ha sempre causato curiosità sin da piccolo, ricordo che vedevo mia madre prepararsi e mi rendevo conto che lei si guardava in un certo modo solo davanti allo specchio. E' un dialogo che la persona crea e che dura per tutta la vita. Da lì è venuto il titolo e mi sembra sia molto reale circa il contesto del mio processo nei ritratti"
La selezione dei ritratti è stata laboriosa e si è molto evoluta in corso d'opera. Afanador aveva iniziato cercando soprattutto i suoi ritratti di celebrities, poi si è reso conto che in questo modo avrebbe falsato il suo lavoro sul ritratto: "Ho trovato foto di modelle e di moda che hanno molto a che vedere con la mia idea del ritratto e mi sono reso conto che se avessi selezionato solo le immagini delle celebrities non avrei dato in modo completo la mia visione del ritratto. Alla fine sono apparse anche foto che mi ero dimenticato di aver fatto, come una serie di ritratti di persone con animali. Era una storia basata sull'idea che le persone assomigliano ai loro animali, ma non cane o gatto, animali strani. Ho ritrovato il ritratto di un uomo con i suoi ragni, l'avevo scattata prima di trasferirmi a New York, ma l'avessi fatta oggi sarei contento allo stesso modo. Ho trovato anche quelle scattate ad Antonio Banderas appena trasferitosi negli USA e aveva ancora quest'aria di Pedro Almodóvar, como di un animale. Quella volta lui si è lasciato andare e trascinare e alla fine mi ha detto che non gli avevano mai fatto foto così audaci." Ma lo spagnolo non è stato l'unico che si è lasciato andare. Afanadores rivela che è stato facile anche lavorare con "Courtney Love, una delle più libere, Cate Blanchett, pure lei libera, Bjork, Diana Ross, Liza Minelli" (tutte donne, interessante, no?).
A proposito di Cate Blanchett, fotografata per la copertina di The New Yorker, rivela le frustrazioni che toccano anche a un fotografo apprezzato e quotato come lui: la fotografia scelta dalla rivista non è quella che avrebbe scelto lui e che ha inserito nella sua personale di Bogotà perché gli sembra "fantastica". "Le riviste non scelgono mai la foto che io considero la migliore. Io scelgo sempre le 10 con cui non mi sentirei male. Anche se so qual è la migliore, non la scelgono mai, anche se gliela segnalo. La selezione degli editori passa per altre ragioni, diverse da quelle estetiche. Loro si orientano più sui temi dell'articolo, il linguaggio della rivista e del suo pubblico. A me, invece, piace spingere un po' oltre questi limiti. So che è necessario dare loro qualcosa di sufficientemente sicuro, ma, allo stesso tempo, mi piace dare opzioni più rischiose. Ma alla fine le foto che escono sono una versione distillata dell'originale. All'inizio mi emozionavo molto aspettando la rivista, adesso neanche la guardo. Per me il momento più bello è quando la scatto".
L'intervista che Ruven Afanador ha rilasciato a El Pais è davvero appassionante e se capite lo spagnolo, leggetela tutta, perché ogni sua parola invita alla riflessione e perché è sempre bello vedere un uomo che parla con passione del proprio mestiere. Qui traduco le sue riflessioni sulla fotografia di moda e il suo futuro e su come l'11 settembre 2001 ha influito sulla sua evoluzione (ci avevate mai pensato?!).
"Controllare tante foto suppone un viaggio nel tempo. Ha notato per caso un Ruven Afanador di prima e uno di adesso? Non lo so, forse la cosa che mi ha impressionato di più è stato vedere la quantità di cose che ho fatto, senza rendermene mai conto. Uno vive sempre con un ritmo frenetico, che non permette di ricordare tutti i passi fatti per arrivare dove si è. Al vedere alcune immagini, ho sentito che ero molto innocente quando le ho fatto e ho sentito nostalgia per quei momenti, per tutto quello che ho dovuto fare per ottenere determinate immagini. Mi è successo con una foto di moda fatta nel Cile. Andavamo da una location all'altra, lontano da Santiago e dalla strada, che seguiva la costa, ho visto una barca ancorata e mi è sembrato un regalo, un momento che non avrei più trovato. Dietro di noi veniva il camion con tutto il necessario e abbiamo preparato una bella scenografia. La foto è stata fatta nel 1999 e oggi credo che sarebbbe impossibile, soprattutto dopo l'11 settembre, che ha cambiato completamente la dinamica delle riviste
Come l'ha colpita? Prima si viaggiava facilmente a qualunque parte del mondo. Dopo gli attentati tutte le riviste sono restie a farlo. Adesso si fa tutto a Los Angeles, Parigi e Londra. Quest'idea di sogno che la fotografia di moda dava non è più facile da ottenere. Me ne sono accorto durante la selezione delle foto.
E non c'è la possibilità che la foto di moda torni a essere quello che era? No, siamo all'inizio della fine delle riviste e dei quotidiani. Siamo già in un altro mondo, quello digitale, che è altrettanto bello, ma che sfortunatamente non ha lo stesso significato per una foto. Non sarà mai lo stesso vedere una fotografia stampata su carta che vederla su uno schermo. Non è lo stesso tenerla in mano e volerla conservare"."
Se selezionare le immagini è stata impresa faticosa e titanica, non così è stato per l'immagine che apre l'esposizione. "Ho scelto quella che mi rappresenta totalmente" ha detto Afanador a El Tiempo "E' quella di Ana Beatriz Barros con un frammento di un poema di Pablo Neruda scritto con la mia grafia. L'ho fatta per n progetto ispirato alla sua vita, perché ho sempre amato Neruda e l'ho fatta sulle spiagge del Cile, dove ha vissuto. Erano come 80 fotografie e in ognuna ho scritto alcuni frammenti delle sue poesie, ma questa foto è speciale. Non mi stanco di guardarla".
Queste immagini, dalla galleria fotografica di elpais.com.co




Ultimi commenti