Quando Silvio Berlusconi dice che non promuoverà mai alcuna legge contro la morale cattolica divide i cittadini italiani in base al loro reddito. I cittadini più ricchi aggireranno le sue leggi illiberali e andranno in Paesi più aperti, tolleranti e liberali dell'Italia che lui sta disegnando, per poter avere liberamente figli in provetta, per poter divorziare più agilmente e per poter liberamente scegliere la propria fine della vita. I cittadini più poveri, che non hanno le risorse economiche per fuggire all'estero dovranno rinunciare ai metodi più moderni della fecondazione artificiale e alla morte degna.
Chi vota per un politico così illiberale e liberticida ha ovviamente tutte le responsabilità della creazione di una società disuguale, in cui è il denaro a garantire i diritti e non la legge uguale per tutti, ma non è tema di questo post.
Il tema di questo post è un progetto di legge approvato ieri dal Governo spagnolo e chiamato, senza bisogno di traduzione, Cuidados Paliativos y Muerte Digna. E' un progetto che testimonia, ancora una volta, tutta la distanza tra l'Italia retrograda e intollerante disegnata da Silvio Berlusconi e la Spagna aperta e comprensiva voluta da José Luis Rodriguez Zapatero, pure al tramonto della sua carriera politica, nel momento più basso della sua popolarità.
Il disegno di legge riconosce il diritto alla rinuncia dei trattamenti medici e alla sedazione terminale, anche se accelera la morte; i pazienti terminali vedono anche riconosciuto il diritto all'intimità loro e della loro famiglia, pertanto, anche solo per l'agonia, vengono trasferiti in una camera individuale, in cui morire alla sola presenza dei familiari e senza la vicinanza di altri malati; è riconosciuto, inoltre, il diritto di ricevere l'assistenza spirituale che si desidera, in base alle proprie credenze religiose.
Molti di questi diritti erano già presenti nella legge che tutela il paziente e che era stata approvata nel 2002 (sotto il governo conservatore di José Maria Aznar!), ma il caso di Inmaculada Echevarría, costretta ad aspettare sei mesi per avere l'autorizzazione ad essere staccata dal respiratore, ha spinto il Governo a misure più concrete. Malata di distrofia muscolare sin da ragazzina, Inmaculada era costretta al letto da vent'anni quando chiese di essere staccata dal respiratore che la teneva in vita e dovette superare vari ostacoli legali per riuscirci; negli ultimi 10 dei suoi 51 anni, visse in un ospedale religioso, il San Rafael di Granada, che accettò la sua decisione perché l'interruzione del trattamento rispetta "il principio di autonomia del malato e il documento della volontà anticipate, se così lo vuole e lo dice il paziente, dovutamente informato e avendo chiare le conseguenze della sua scelta".
Grazie a Inmaculada Echevarría, il 17 marzo 2010 l'Andalusia ha approvato una legge sul trattamento di fine vita considerata tra le più moderne d'Europa. E l'ha fatto con l'appoggio di tutti i gruppi nel Parlamento, compresi i conservatori del Partido Popular. La data dell'approvazione della legge andalusa non è casuale: è il giorno del terzo anniversario dalla morte di Inmaculada. E dalla sua entrata in vigore sono stati risolti numerosi casi in cui potevano considerarsi in conflitto i diritti del paziente a una morte degna e il dovere del medico di salvare una vita ed è stata risolta la confusione tra accanimento terapeutico e libertà di morire degnamente.
La legge andalusa ha ispirato il progetto approvato ieri dal Governo. Anche i suoi sostenitori ammettono che non porta grandi novità, ma che mette nero su bianco misure e pratiche già accettate, dando ai medici il necessario supporto legale, che li garantisca in caso di conflitto. Di fatto il 97% dei responsabili degli ordini professionali approva l'uso dei trattamenti medici per alleviare il dolore, anche se si accelera la morte, nei casi in cui non ci sia più alcuna speranza di cura e la morte sia inevitabile.
Intervistato da El Pais il direttore del Plan Andaluz de Cuidados Paliativos Rafael Cía sostiene che "l'ostinazione terapeutica è una cattiva pratica clinica, ma è sempre meglio avere un appoggio legale, nel caso sorgano discrepanze". E l'Andalusia in questo primo anno di vigore della legge può testimoniare tutta la sua efficacia: non solo ha risolto i conflitti tra familiari e medici che potevano crearsi, ma non ha registrato alcun caso di coscienza da parte dei medici per non applicare la legge.
Inmaculada Echevarría ed Eluana Englaro. Due simboli di conflitti tra finale di vita e doveri medici, due evoluzioni diverse per i loro Paesi. La Spagna socialista di José Luis Rodriguez Zapatero non ha avuto paura di regolare le cure palliative e il diritto di essere staccati dalle macchine, l'Italia retrograda di Silvio Berlusconi vuole tenere in vita artificialmente i propri cittadini, anche contro la loro volontà.